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Procedura di mobilità esterna - giurisdizione del G.O.
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. III, 3 luglio 2008 / 9 settembre 2008, n. 10060 (Pres. De Maio, est. Maddalena)

 

Rientra pertanto nella giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto l'istituto della mobilità esterna (trasferimento di un pubblico dipendente tra enti del medesimo comparto o tra enti di comparti diversi) che si configura come cessione del contratto di lavoro, si verifica nel corso del rapporto, e non appartiene a quelle vicende che l'art. 63 comma 4, d. lgs. n. 165 del 2001 attribuisce alla giurisdizione amministrativa. (T.A.R. Piemonte Torino, sez. II, 3 aprile 2007, n. 1549). Il procedimento di mobilità volontaria esterna tra pubbliche amministrazioni infatti è un atto di gestione del rapporto e per tale ragione il relativo contenzioso rientra attualmente nella giurisdizione del giudice del lavoro (T.A.R. Veneto Venezia, sez. III, 24 gennaio 2007, n. 192).

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Autorizzazione commerciale - rilascio - conformità della destinazione d'uso - necessita
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. III, 3 luglio 2008 / 9 settembre 2008, n. 10058 (Pres. De Maio, est. Storto)

 

Quanto alla allegata non interferenza dei piani commerciale ed urbanistico, osserva in contrario il Collegio che, in realtà, alla stregua dell’art. 3 comma 7, l. 25 agosto 1991 n. 287, in sede di rilascio di autorizzazioni commerciali e per l'apertura di esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, l'autorità preposta al rilascio deve verificare la sussistenza anche degli ulteriori parametri indicati dalla legge quali, in particolare, la conformità della destinazione d'uso dell'immobile da destinare all'attività commerciale e il rispetto delle norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia e urbanistica. Infatti, il Comune non può autorizzare, mediante una licenza di commercio, una situazione che poi dovrebbe per altri versi reprimere – come avvenuto nel caso di specie – sul piano edilizio senza con ciò pervenire ad un risultato in aperto contrasto con il principio di buona amministrazione, e ciò soprattutto se si tiene conto che le materie commerciale e urbanistica sono coordinate ex lege per cui è legittimo il diniego della voltura e trasferimento di licenza per un locale con riguardo al quale sono stati già emanati provvedimenti di ripristino dello stato dei luoghi per violazioni edilizie o urbanistiche.

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Atto amministrativo - motivazione - voto numerico - insufficienza
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR NApoli, Sez. V, 17 luglio 2008 / 2 settembre 2008, 9991 (Pres. Onorato, est. Carpentieri)

E’ proprio la impalpabilità dei giudizi puramente numerici e la non riscontrabilità degli stessi con qualsivoglia base documentale che avrebbe invece imposto una predeterminazione dei criteri di giudizio e, soprattutto, un’analitica motivazione sulla qualità delle risposte fornite dai singoli candidati nella prova orale, ancor più ampia di quella che, per lo meno, era stata inserita e sviluppata nel verbale relativo alla correzione delle prove scritte, tenuto anche del fatto, già sopra richiamato, che la valutazione della prova orale, costruita nel bando con l’introduzione di un soglia minima di idoneità, assumeva oggettivamente un rilievo particolarmente importante e delicato nella definizione dell’esito della procedura.

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Sulla responsabilità da lesione dell'interesse legittimo e da contatto qualificato
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. III, 3 luglio 2008 / 17 luglio 2008, n. 8922 (Pres. De Maio, est. Maddalena)

 

Con diverse pronunce, infatti, il Consiglio di Stato (v. sez. VI, sent. 15 aprile 2003, n. 1945, sulla responsabilità da contatto e da ultimo sez. IV, sent. 29 gennaio 2008 n. 248 , sul danno da ritardo)  ha affermato la radicale diversità tra la responsabilità della p.a. per lesione dell’interesse legittimo di natura sostanziale e quella per la violazione di regole procedimentali e di affidamento del privato, volta a tutelare il diverso interesse di natura procedimentale alla correttezza del comportamento della p.a.. Coerentemente con tali premesse, il Consiglio di Stato ha pertanto affermato che il principio della domanda impedisce al giudice, al quale sia stato chiesto di pronunciarsi sul danno per mancato conseguimento del bene della vita richiesto, di pronunciarsi sul mero danno che può subirsi per  effetto di una illegittimità procedimentale, occorrendo per la liquidazione di un tale danno un’apposita domanda di parte. Se è vero infatti che il danno subito dal privato possa consistere anche nelle perdite economiche subite in conseguenza della scorrettezza del comportamento tenuto dalla amministrazione a prescindere dalla spettanza del bene della vita,  è altresì vero che spetta al privato scegliere, nella domanda, come impostare la controversia e decidere cioè se chiedere, oltre o in alternativa al ristoro del pregiudizio derivante dalla perdita del bene finale, anche i danni derivanti dal comportamento scorretto.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 21 luglio 2008 )
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Parere pro veritate a supporto della illogicità del provvedimento - condizioni
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. V, 3 luglio 2008 / 14 luglio 2008, n. 8750 (Pres. Onorato, est. Nunziata)

 

Circa, poi, la possibilità di esibire pareri pro-veritate, nella fattispecie depositati dalla controinteressata, al fine di dedurre la logicità ovvero l’insufficienza motivazionale delle valutazioni operate dalla Commissione, la Sezione ha ben noto che il Tribunale in qualche circostanza (VIII, 20.2.2008, n.867 ) ha ritenuto che anche pareri resi da qualificati esperti della materia potessero contribuire a persuadere circa la illogicità metodologica del giudizio formulato dalla Commissione; in ogni caso, per tacere dell’orientamento giurisprudenziale (Cons. Stato, n.2781 del 2007, cit.) secondo il quale in tal modo si rischierebbe di sovrapporre alle determinazioni rese dalla Commissione quelle di un soggetto terzo, ossia l’esperto, violando un ambito riservato alla esclusiva competenza dell’Amministrazione, resta il punto fermo secondo il quale il giudice amministrativo può accertare l’illegittimità della valutazione solo in presenza di una irragionevolezza manifesta così evidente da essere percepibile da un soggetto terzo, quale appunto il giudice di legittimità, senza che si debba reiterare il processo decisionale già espletato dall’Amministrazione.       

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