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Processo amministrativo - intervento - condizioni
Scritto da La redazione iusna.net   

 TAR NAPOLI, Sez. IV, 22 febbraio 2006 / 28 marzo 2006, n. 3246

Sulla base di siffatta normativa, e della interpretazione datane dalla giurisprudenza, si ritiene, in linea di massima, non ammissibile nel giudizio amministrativo l’intervento principale e  litisconsortile (o adesivo autonomo)  che, ai sensi dell’art. 105 comma 1 c.p.c.., ha luogo qualora il terzo intenda far valere nel giudizio una posizione soggettiva propria ed autonoma nei confronti di tutte le parti del giudizio, oppure una posizione eguale e parallela nei confronti di alcuna delle parti in causa. La incompatibilità di tale forma di intervento con il giudizio amministrativo risiede nella considerazione per cui, qualora venga fatta valere una posizione autonoma nel giudizio amministrativo, essa deve restare comunque assoggettata ai termini di decadenza prescritti dalla legge per la impugnazione degli atti amministrativi. Sicchè lo strumento dell’intervento adesivo autonomo non può in nessun caso essere utilizzato al fine di eludere i termini perentori di impugnazione degli atti amministrativi, ma può aver luogo, ed essere ritenuto ammissibile solo qualora il terzo intervenga entro il termine di decadenza prescritto per il ricorso principale.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 20 aprile 2006 )
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Concorso - stato di disoccupazione - non necessita
Scritto da La redazione iusna.net   

 TAR NAPOLI, Sez. II, 2 marzo 2006 / 28 marzo 2006, n. 3219

Con l’entrata in vigore dell'art. 16, comma 2, della l. n. 68 del 13.3.1999 (che ha esplicitamente ed integralmente abrogato le disposizioni di cui alla l. 2.4.1968, n. 482), ai fini delle assunzioni di disabili nelle pubbliche Amministrazioni attraverso procedure concorsuali, lo stato di disoccupazione non è più richiesto, né al momento dell’assunzione e neppure in quello anteriore della presentazione della domanda.

(cfr.sul punto: TAR NA, Sez. II, n. 48/2006; TAR NA, Sez. II, n. 3339/2006) 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 20 aprile 2006 )
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Acquisizione al patrimonio comunale - proprietario dell'area diverso dal titolare dell'abuso
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR NAPOLI, Sez. IV, 22 febbraio 2006 / 27 marzo 2006, n. 3211

Per giurisprudenza oramai costante, l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale (che consegue alla inottemperanza all'ordine di demolizione) non può operare nei confronti del proprietario dell'area rimasto del tutto estraneo alla commissione dell'abuso quando lo stesso non sia rimasto inattivo ma si sia invece adoperato per l'eliminazione dell'abuso con i mezzi offertigli dall'ordinamento, appena venuto a conoscenza della sua esistenza (fra le più recenti: TAR Lazio, Sez. II, n. 1132 del 5 febbraio 2004).

Si veda anche: TAR Napoli, Sez. VI, 05 giugno 2006 / 05 luglio 2006, n. 7301 (Pres. Perrelli, est. Abbruzzese) 

 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 luglio 2006 )
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D.I.A. - lesione del terzo controinteressato - tutela
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR NAPOLI, Sez. IV, 22 febbraio 2006 / 27 marzo 2006, n. 3200

Secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale del Giudice d’Appello (Cons. Stato, Sez. IV, 22 luglio 2005, n. 3916), formatosi alla luce della disciplina speciale dell’istituto dettata dal testo unico in materia edilizia e di quella generale vigente prima delle modifiche apportate all’art. 19 della legge n. 241/1990 dall’art. 3 del decreto legge n. 35/2005, una corretta impostazione di tale questione non è condizionata dal complesso dibattito sviluppatosi intorno alla natura della D.I.A., perché ciò che conta è distinguere tra due autonomi rapporti: quello tra il denunciante e l’Amministrazione e quello tra l’Amministrazione ed il controinteressato.

Nei rapporti tra denunciante e amministrazione, la denuncia di inizio attività si pone come atto di parte, che consente al privato di realizzare un determinato intervento edilizio a seguito dell’inutile decorso di un termine di trenta giorni, cui è legato, a pena di decadenza, il potere dell’Amministrazione di verificare l’esistenza dei presupposti per il ricorso alla D.I.A. ed il connesso potere di inibire l’esecuzione di tale intervento. Sul piano normativo della qualificazione degli interessi, solo il denunciante deve ritenersi legittimato a contestare l’eventuale esercizio del potere inibitorio, vuoi per motivi formali (decadenza dal termine), vuoi sul piano sostanziale (sussistenza dei presupposti), mentre sul piano pratico poco rileva se la fattispecie dia luogo, con la scadenza del predetto termine, ad un titolo abilitativo tacito ovvero al consolidarsi degli effetti di un semplice atto di iniziativa di parte.

All’esercizio del potere inibitorio resta invece estraneo il terzo che si oppone alla esecuzione dell’intervento, perché la norma sulla denuncia di inizio attività non prende formalmente in considerazione la sua posizione per qualificarla in senso legittimante. Tuttavia, una volta decorso il termine di trenta giorni senza l’esercizio del potere inibitorio, il terzo deve ritenersi legittimato a chiedere al Comune di porre in essere i provvedimenti sanzionatori degli abusi edilizi previsti dal testo unico in materia edilizia, così come accade nel caso di interventi eseguiti sine titulo (Cons. Stato, Sez. VI, 4 giugno 2004, n. 3485), perché l’art. 27, comma 1, del D.P.R. n. 380/2001 configura l’esercizio del generale potere di controllo delle attività edilizie come doveroso. Ne consegue che in caso di inerzia dell’Amministrazione, la tutela del terzo passa necessariamente attraverso la procedura disciplinata dall’art. 21 bis della legge n. 1034/1971, fermo restando che tale procedura non può avere come riferimento l’esercizio del potere inibitorio dell’Amministrazione perché il giudice non può evidentemente costringere l’Amministrazione a esercitare un potere da cui è decaduta, bensì il generale potere repressivo degli abusi edilizi che non soggiace ad alcun termine di decadenza.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 20 aprile 2006 )
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Stranieri - permesso di soggiorno - diniego - pericolosità sociale - condizioni
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR NAPOLI, Sez. IV, 22 febbraio 2006 / 27 marzo 2006, n. 3196 

Pur dovendosi riconoscere all’Amministrazione un’ampia discrezionalità nel valutare i presupposti di pericolosità  per la sicurezza pubblica che possono essere posti a fondamento del  diniego di rinnovo del permesso di soggiorno (Cons. Stato, Sez. IV, 26 luglio 2004, n. 5305),  tuttavia secondo la prevalente giurisprudenza  (Consiglio Stato, Sez. IV, 14 dicembre 2004, n. 7979), anche di questa sezione (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 16 maggio 2005, n. 6178) tale giudizio di pericolosità sociale, da un lato non postula necessariamente l’esistenza di una sentenza irrevocabile di condanna e, dall’altro richiede l’accertamento di una serie di indizi e di fatti da cui si possa ragionevolmente desumere l’inclinazione del soggetto a delinquere, ossia che il comportamento delittuoso rilevato non presenti il carattere della episodicità.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 20 aprile 2006 )
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