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Sulla natura della DIA (SCIA) e sull'azione a tutela del terzo
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR napoli, Sez. V, 20.1.2011 / 3.3.2011, n. 1299 (Pres. est. Cernese)

Relativamente alla natura della D.I.A. ed alle controversie in tema di dichiarazioni di inizio di attività (con particolare riguardo all’azione a tutela del terzo leso) che - come rilevato - ai sensi il D.L. vo 2 luglio 2010, n. 104 (cod. proc. amm.), all’art. 133 lett. a, n. 3), sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, in una recente pronuncia il Consiglio di Stato, Sezione VI, intervenendo in un annoso dibattito giurisprudenziale, ha affermato che la D.I.A. costituisce un atto di un soggetto privato e non di una P.A., che di tale atto è destinataria e, quindi, non riveste profili pubblicistici. Al terzo controinteressato - per l’effetto - sono attribuiti poteri di tutela giurisdizionale anche nel caso in cui l’intervento edilizio trovi il proprio fondamento nella D.I.A., atto privato, anzicché nel provvedimento: stante la natura privatistica della D.I.A. al terzo deve essere assicurata tutela. L’azione di accertamento è sottoposta al termine di decadenza di sessanta giorni previsto per l’azione di annullamento che il terzo avrebbe potuto esperire se l’Amministrazione avesse adottato un permesso di costruire (Cfr. C. di S., sez. VI, 9 febbraio 2009, n. 717).
Ancor più di recente il Consiglio di Stato, Sezione VI, con la sentenza n. 2139 del 15 aprile 2010 ha affermato che: << La D.I.A. non ha natura provvedimentale, trattandosi, al contrario di un atto del privato, come tale non immediatamente impugnabile innanzi al T.A.R. L’azione a tutela del terzo che si ritenga leso dall’attività svolta sulla base della D.I.A. non è, quindi, l’azione di annullamento, ma l’azione di accertamento dell’inesistenza dei presupposti della D.I.A. Tale azione (che sebbene non espressamente prevista trova il suo fondamento nel principio dell’effettività della tutela giurisdizionale sancito dall’art. 24 Cost.) va proposta nei confronti del soggetto pubblico che ha il compito di vigilare sulla D.I.A. (verso il quale si produrranno poi gli effetti conformativi derivanti dall’eventuale sentenza di accoglimento), in contraddittorio con il denunciante che assume la veste di soggetto controinteressato (perché l’eventuale accoglimento della domanda di accertamento andrebbe ad incidere negativamente sulla sua sfera giuridica).
E’ appena il caso di precisare che la sentenza che accerta l’inesistenza dei presupposti della D.I.A. ha effetti conformativi nei confronti dell’Amministrazione, in quanto le impone di porre rimedio alla situazione nel frattempo venutasi a creare sulla base della D.I.A., segnatamente di ordinare l’interruzione dell’attività e l’eventuale riduzione in pristino di quanto nel frattempo realizzato.
Tale potere, in quanto volto a dare esecuzione al comando implicitamente contenuto nella sentenza di accertamento, deve essere esercitato a prescindere sia dalla scadenza del termine perentorio previsto dall’art. 19 L. n. 241/1990 per l’adozione dei provvedimenti inibitori-repressivi, sia dalla sussistenza dei presupposti dell’autotutela decisoria richiamati sempre dall’art. 19.
Non si tratta, infatti, né di un potere di autotutela propriamente e quindi non richiede alcuna valutazione sull’esistenza dell’interesse pubblico attuale e concreto prevalente sull’interesse del privato, né del potere inibitorio tipizzato dall’art. 19 L. n. 241/1990 (per il quale è previsto il termine perentorio) .
Si tratta, al contrario, di un potere che ha una diversa natura e che trova il suo fondamento nell’effetto conformativo del giudicato amministrativo, da cui discende appunto il dovere dell’Amministrazione di determinarsi tenendo conto delle prescrizioni impartite dal giudice nella motivazione della sentenza.

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Sulla comunicazione di avvio del procedimento di annullamento dell'autorizzazione paesaggistica
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. III, 27.1.2011 / 1.3.2011, n. 1245/2011 (Pres. Romano, est. Pisano)

è da reputarsi illegittimo il provvedimento di annullamento dell’autorizzazione paesaggistica adottato in assenza di preventiva comunicazione all'interessato dell'avvio del procedimento con esso definito (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. VI, 2 maggio 2007, n. 1906; TAR Campania, Napoli, 30 aprile 2009, n. 2241; 15 giugno 2009, n. 3280; 3 luglio 2009, n. 3698; sez. VIII, 8 luglio 2009, n. 3820). Detta comunicazione, infatti, non solo era propedeutica all'esercizio del potere di annullamento previsto dal comma 3 del citato art. 159, nell'ambito di un procedimento di secondo grado a sé stante, da parte di un'autorità diversa da quella promanante il provvedimento autorizzativo sottoposto a riesame (Corte cost., 25 ottobre 2000, n. 437; Cons. Stato, sez. VI, 7 gennaio 2008, n. 30; TAR Lombardia, Milano, sez. I, 4 agosto 2008, n. 847), ma era altresì prevista in funzione dell'arricchimento che deriva all'azione amministrativa, sul piano del merito e della legittimità, dal coinvolgimento del destinatario del provvedimento (TAR Campania, Napoli, sez. III, 15 giugno 2009, n. 3280; TAR Campania, Napoli, sez. III, 6 novembre 2009, n. 6993).

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Intervento edilizio di tipo produttivo in zona bianca - limiti
Scritto da La redazione iusna.net   
TAR Napoli, Sez. II, 16 dicembre 2010 / 7 gennaio 2011, n. 21 (Pres. D'Alessandro, est. Pappalardo)
 
E' legittimo il diniego di permesso di costruire qualora l’intervento edilizio a scopi produttivi ricadente in zona bianca non rispetti sia il limite della densità fondiaria massima di 0,03 mc su metro quadrato, sia il limite di un decimo della superficie coperta rispetto all’area di proprietà del richiedente il titolo edilizio (Consiglio Stato, IV, 19.6.2006, n.3658 e Consiglio Stato, IV, 22 giugno 2006, n.3872).
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Opera abusiva: sottotetto
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. II, 2 dicembre 2010 / 7 gennaio 2011 n. 16 (Pres. D'Alessandro, est. Pappalardo)

In materia, si è evidenziato (per tutte: T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 17 giugno 2002, n. 3597; T.A.R. Puglia Lecce, sez. III, 15 gennaio 2005, n. 143 Tar Puglia - Bari sent. 2843/2004), con un orientamento del tutto condivisibile, che i sottotetti quando sono di altezza tale da poter essere suscettibili d'abitazione o di assolvere a funzioni complementari, quale quella ad esempio di deposito di materiali, devono essere computati ad ogni effetto sia ai fini della cubatura autorizzabile sia ai fini del calcolo dell'altezza e delle distanze ragguagliate all'altezza, non potendo essere annoverati tra i volumi tecnici.In definitiva,la tipologia costruttiva e le dimensioni del manufatto realizzato in difformità rispetto al precedente titolo autorizzatorio, consistente nell’innalzamento del tetto e nella realizzazione di servizi riflette con assoluta evidenza la sussistenza del contestato abuso che, in ragione della innegabile trasformazione edilizia ed urbanistica del territorio che ad esso si riconnette, imponeva il previo rilascio di uno specifico permesso di costruire ad uso abitativo, che valesse ad autorizzarne l’esecuzione.Peraltro, la stessa elencazione delle opere abusive riflette, con immediatezza, l’evidente attitudine di tali modifiche a determinare, sul piano oggettivo, un mutamento di categoria edilizia tra l’intervento autorizzato (sottotetto non abitabile) ed il manufatto realizzato, che si presta, proprio in ragione delle difformità in contestazione, ad essere utilizzato come abitazione.Ed, invero, le divisate innovazioni costruttive e la potenziale autonomia funzionale del “nuovo” manufatto accreditano, senza ombra di dubbio, la oggettiva abitabilità dei locali.Alla stregua della descritta situazione, appare fuorviante quanto dedotto in ordine al fatto che si tratterebbe di difformità lievi rispetto al progetto assentito: è invece l’univoco complesso degli elementi che connotano i divisati profili costruttivi del manufatto che inducono ad escludere, alla stregua del dato normativo di riferimento, la natura tecnica del volume realizzato, con la conseguenza che la volumetria conseguita andava computata ai fini del vaglio circa la sua assentibilità.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 10 gennaio 2011 )
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Giudizio di ottemperanza nei confronti del "terzo" - ammissibilità
Scritto da La redazione iusna.net   
TAR Napoli, Sez. II, 25 novembre 2010 / 7 gennaio 2011, n. 13 (Pres. D'Alessandro, est. Pappalardo)
 
Il ricorso per ottemperanza può essere esperito anche nei confronti di un soggetto pubblico che sia stato estraneo al giudizio di merito, quando tale soggetto venga chiamato a porre in essere un'attività vincolata o adempitiva in fase di esecuzione del giudicato, avuto riguardo al carattere peculiare del rimedio, che è quello di essere preordinato a garantire la completa attuazione del contenuto decisorio della sentenza (C. Stato, Sez.VI, 6.5.1997, n.690).
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