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D.I.A. - natura e poteri del terzo danneggiato
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. II, 13 marzo 2008 / 30 aprile 2008, n. 2573 (Pres. D'Alessandro, est. Pappalardo)

Secondo il più recente orientamento, che il Collegio condivide , la d.i.a. non è uno strumento di liberalizzazione dell’attività privata, bensì una semplificazione procedimentale che consente al privato di conseguire un titolo abilitativo a seguito del decorso di un termine dalla presentazione della denuncia. Col decorso del termine dalla presentazione della denuncia di inizio attività si forma una autorizzazione implicita di natura provvedimentale, che può essere contestata dal terzo entro l’ordinario termine di decadenza, decorrente dalla comunicazione del perfezionamento della d.i.a. o dall’avvenuta conoscenza del consenso implicito all’intervento oggetto di d.i.a. A sostegno di tale configurazione vale osservare che la legeg 80/2005 ha espressamente previsto in relazione alla d.i.a. il potere dell’amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies: se è ammesso l’annullamento d’ufficio, a maggior ragione deve essere consentita l’azione di annullamento davanti al giudice amministrativo; la natura provvedimentale della d.i.a., ancor prima delle modifiche legislative del 2005, poteva desumersi, altresì, dalle norme contenute nel testo unico sull’edilizia), le quali estendono agli interventi assoggettati a d.i.a. le conseguenze legate all’annullamento del permesso di costruire;anche la previsione dell’ultimo comma dell’art. 19 legge 241/90 circa la giurisdizione esclusiva del G.A. nelle controversie in materia di d.i.a. è sintomatica della volontà legislativa di sottoporre tale atto alla piena sindacabilità giurisdizionale;la tutela del terzo controinteressato rispetto ad una d.i.a. non può essere costretta negli angusti limiti dell’eventuale esercizio del potere di autotutela da parte della P.A. Secondo l’opposta tesi che nega natura provvedimentale alla d.i.a., infatti, al terzo danneggiato non resterebbe altra via di tutela che sollecitare l’amministrazione a esercitare i poteri inibitori o l’autotutela.Queste osservazioni, valide in via generale per ogni denuncia di inizio attività, ancor di più sono riferibili alla d.i.a. edilizia, dal momento che il T.U. edilizia D.p.R. 380/2001 (in particolare l’art. 22) tratta il permesso di costruire e la denuncia di inizio attività come titoli abilitativi di natura analoga, diversi solo per il procedimento da seguire: sarebbe irragionevole e lesivo dell’effettività della tutela giurisdizionale ritenere che il terzo controinteressato incontri limiti diversi a seconda del tipo di titolo abilitativo, peraltro rimesso alla scelta della parte o ad una diversa normativa regionale. ( cfr. CdS sez. VI 5.4.2007 n. 1550).

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Oblazione ed oneri concessori - termini di prescrizione
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. II, 28 febbraio 2008 / 4 aprile 2008, n. 1874 (Pres. D'Alessandro, est. Maiello) 

A norma dell’art. 35 della legge 47/1985, il versamento dell'oblazione non esime il soggetto che chiede di avvalersi del condono edilizio dall’obbligo di versare al Comune gli oneri concessori, ove dovuti.
Le suddette pretese pecuniarie (oblazione ed oneri concessori) restano soggette – in ragione della diversa causale che le connota - ad un regime giuridico diverso anche in ordine ai tempi di prescrizione: invero, per il pagamento dei contributi concessori vige il termine ordinario di prescrizione decennale, mentre per il versamento dell’oblazione il diverso termine di trentasei mesi fissato dall'art. 35, comma 18 ( cfr. Tar Campania – Salerno n°1896 dell’8.10.2004).

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Sul trasferimento ex lege 104/92 - condizioni
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. VI, 5 marzo 2008 / 3 aprile 2008, n. 1825 (Pres. Giamportone, est. Raiola) 

Alla stregua del consolidato indirizzo giurisprudenziale “l'art. 33 comma 5, l. n. 104 del 1992 - avvalendosi di una discrezionalità legislativa conforme alla Costituzione - accorda il beneficio del trasferimento dallo stesso previsto a chi già assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado disabile, e non a chi inoltri la domanda di trasferimento per futuri fini di assistenza” (ex multis cfr. T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 02 maggio 2007 , n. 3798).
In definitiva, il ricorrente non può vantare a proprio favore la sussistenza di tutti i requisiti richiesti dalla norma e dalla corrente interpretazione giurisprudenziale ai fini dell’attribuzione del beneficio di cui alla Legge n.104/1992: l’essere l’opera assistenziale nei confronti del soggetto portatore di handicap grave a) attuale, b) continuativa, e soprattutto, c) esclusiva (in tal senso i precedenti di questa Sezione, cfr. T.A.R. Campania, Napoli, sez. VI, 5 maggio 2005, n.5488).

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Sul risarcimento del danno da perdita di chance
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. I, 19 marzo 2008 / 2 aprile 2008, n. 1807 (Pres. Guida, est. Dell'Olio) 

Nel caso di aggiudicazione da determinarsi mediante il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, affidato all’apprezzamento tecnico-discrezionale della commissione, non può procedersi ad alcuna dimostrazione della sicura spettanza di un appalto all’impresa illegittimamente esclusa, come, invece, normalmente avviene nell’ipotesi di aggiudicazione con criteri automatici di carattere aritmetico (ad es. massimo ribasso).
Infatti, in tale evenienza, il giudizio prognostico compiuto dal giudice amministrativo non potrebbe anticipare le valutazioni della commissione di gara, le quali, essendo connotate da più o meno ampia discrezionalità (seppure di carattere tecnico), si sottraggono ad ogni previsione in ordine alla bontà dell’offerta presentata dalla ditta esclusa, a meno che particolari circostanze di fatto non inducano a far ritenere comunque scontato che la preferenza cada su quest’ultima (come nel caso in cui sia già avvenuta la ponderazione delle offerte tecniche).
Orbene, non essendo state dedotte in questa sede tali particolari circostanze, il Collegio non può riconoscere alla ricorrente alcuna voce di danno collegata alla (indimostrabile) spettanza dell’appalto, fermo restando che la richiesta risarcitoria potrebbe trovare accoglimento nella più limitata prospettiva della perdita di chance.
Come è stato sottolineato dalla giurisprudenza, tale tipologia di danno si presta ad essere l’unica configurabile nelle ipotesi di non agevole rinnovabilità delle operazioni di gara (ad es. appalti ad aggiudicazione non automatica), atteso che con il termine chance si intende attribuire rilevanza ad un bene patrimoniale giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione, concretantesi nella situazione teleologicamente orientata al conseguimento di un’utilità o di un vantaggio e caratterizzata da una consistente possibilità di successo (cfr. Consiglio di Stato, Sez.VI, 14 settembre 2006 n. 5323 e 7 febbraio 2002 n. 686).
Tuttavia, anche sotto tale diversa angolatura, la pretesa di parte ricorrente non può trovare accoglimento.
Soccorre il recente orientamento del giudice amministrativo, che ha avuto modo di precisare, con argomentazioni largamente condivisibili ed estensibili al caso di specie, quanto segue: “spetta (…) al ricorrente dare puntuale dimostrazione almeno dell’esistenza del danno patrimoniale e del nesso eziologico con i provvedimenti illegittimi annullati; e ciò conformemente al tradizionale assunto secondo cui il principio dispositivo opera sempre incondizionatamente qualora si tratti di materiale probatorio la cui produzione in giudizio rientri nella piena disponibilità della parte interessata (T.A.R. Campania, V, 8.2.2002, n. 762). Tale principio opera anche con riferimento al danno così detto da perdita di chance, nel senso che, ai fini del risarcimento della chance, il ricorrente ha l’onere di provare gli elementi atti a dimostrare, pur se solo in modo presuntivo e basato sul calcolo delle probabilità, la possibilità che egli avrebbe avuto di conseguire il risultato sperato, atteso che la valutazione equitativa del danno, ai sensi dell’art. 1226 c.c., presuppone che risulti comprovata l’esistenza di un danno risarcibile (T.A.R. Lazio, I, 27.7.2006, n. 6583). Più in particolare, in materia di illegittima aggiudicazione di una gara o di un concorso pubblici, allorchè sia domandato il risarcimento del danno in relazione alla perdita di chance, la lesione della possibilità concreta di ottenere un risultato favorevole presuppone che sussista una probabilità di successo (nella specie, di vedersi aggiudicato l’appalto o di vincere il concorso) almeno superiore al 50 per cento, poiché, diversamente, diventerebbero risarcibili anche mere possibilità di successo, statisticamente non significative (T.A.R. Veneto, I, 26.6.2006, n. 1910; nello stesso senso cfr. Cons. di St., VI, 7.2.2002, n. 686; T.A.R. Lazio, I, 29.4.2005, n. 3218; T.A.R. Basilicata, 10.5.2005, n. 297).” (così T.A.R. Liguria, Sez. II, 13 marzo 2007 n. 483).             
Nella fattispecie, in adesione alle puntuali eccezioni della difesa della Circumvesuviana, si osserva che parte ricorrente non ha articolato alcun elemento di prova da cui poter inferire l’esistenza di una significativa chance di successo, in termini di probabilità di aggiudicazione della gara nella misura superiore al 50 per cento.

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Rifiuti - ordinanze contingibili ed urgenti - competenza del Sindaco - quando sussiste
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. I, 19 marzo 2008 / 2 aprile 2008, n. 1805 (Pres. Guida, est. Buonauro) 

L’art. 5 del d.l. 263/06, conv. in l. 269/06, si occupa della gestione delle aree da destinare a siti di stoccaggio, delle discariche, dei siti per i termovalorizzatori e, più in generale, di tutte le misure necessarie per “lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani o speciali non pericolosi provenienti dalle attività di selezione, trattamento e raccolta dei rifiuti solidi urbani”. 
Nell’ambito di tale cornice normativa l’esautoramento degli organi ordinari (sindaco e prefetto) dai poteri contingibili ed urgenti deve ritenersi circoscritto alla fase relativa allo smaltimento dei rifiuti in senso stretto, laddove permane l’attribuzione ordinaria nella fase (distinta ed antecedente) della raccolta dei rifiuti solidi urbani, rispetto alla quale la competenza del sindaco (come vertice dell’ente locale e come  ufficiale di Governo) rimane intatta.
Alla luce di tale direttrice ermeneutica non appare pertinente il richiamo ad un precedente di questo Tribunale (sent. 1876/2007), il quale, per converso, ha ad oggetto un’ordinanza sindacale volta alla localizzazione di aree di stoccaggio, onde l’esercizio del potere contestato si inserisce nella fase (successiva) dello smaltimento dei rifiuti, riservata alla competenza straordinaria del Commissario.

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