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L.R. Camoania n. 15/2010 e recupero dei sottotetti PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   
TAR Napoli, Sez. VII, 9.2.2011 / 22.3.2011, n. 1625 (Pres. Amodio, est. Pagano)
 
Punto decisorio centrale è l’analisi della legge regionale della Campania n. 15/2000.

Tale articolato legislativo risulta ispirato “dall’obiettivo di limitare l’utilizzazione edilizia del territorio attraverso la razionalizzazione dei volumi esistenti” e, in particolare, “mira a promuovere il recupero abitativo di sottotetti, esistenti alla data della sua entrata in vigore.”
Per il perseguimento di questa finalità, il legislatore regionale ha prescritto una serie di regole limitative (ad es., art. 1, c. 2: “Il Consiglio Comunale può disporre l’esclusione di parti del territorio comunale dall’applicazione della presente legge.”) e, soprattutto, all’art. 3, ha dettagliato le “condizioni per il recupero”. In particolare: “1. Il recupero abitativo dei sottotetti esistenti, alla data di entrata in vigore della presente legge, è ammesso qualora concorrano le seguenti condizioni:
a) l’edificio in cui è situato il sottotetto deve essere destinato, o è da destinarsi, in tutto o in parte alla residenza;
b) l’edificio in cui è ubicato il sottotetto deve essere stato realizzato legittimamente ovvero, ancorché realizzato abusivamente, deve essere stato preventivamente sanato ai sensi della Legge 28 febbraio 1985 n. 47 e della Legge 23 dicembre 1994, n. 724
;”.
A chiusura del testo legislativo, è stato formulato un articolo (art. 6) ove, in esplicazione del regime sanante che “ispira” la presente normativa, si è stabilita la “Deroga a normative”.
Afferma la norma: “1. Ferme restando le condizioni di cui al precedente articolo 4, il recupero abitativo dei sottotetti, esistenti alla data del 17 ottobre 2000, può essere realizzato anche in deroga alle prescrizioni delle leggi regionali 20 marzo 1982 n. 14, 20 marzo 1982 n. 17 e 27 giugno 1987 n. 35, dei piani territoriali urbanistici e paesistici, dei provvedimenti regionali in materia di parchi, con esclusione della zona A di cui all’articolo 22 della legge regionale 1 settembre 1993 n. 33, nonché degli strumenti urbanistici comunali vigenti o in itinere e dei Regolamenti Edilizi vigenti.”.
Posto che la difesa della amministrazione ha sottolineato, in adesione con la motivazione del diniego, che la mutazione d’uso non può avvenire in regime di sanatoria, il Tribunale ritiene necessario soffermarsi sul combinato disposto dell’art. 3 lett. b) e dell’art. 6, ricostruendo la trama normativa nel senso che la legge regionale differenzia i presupposti per l’abitabilità, richiedendo che “l’edificio” in cui è “ubicato il sottotetto” sia legittimo sul piano edilizio–urbanistico (o perché originariamente così edificato, ovvero perché sanato), mentre per la modifica del destinazione d’uso in contestazione ammette la deroga alla pianificazione, come il testo dell’art. 6 lascia chiaramente intendere.
Ne consegue che, se è vero che l’edificio (di per sé) non può essere sanato in occasione del richiesto cambio di destinazione (del sottotetto), nessun profilo legislativo della legge indicata vieta alla parte di richiedere il cambio d’uso del sottotetto, tramite sanatoria, posto che (ripetesi) a tale parte dell’edificio specificamente individuata si deve intendere riferita la disposizione dell’art. 6 contenente l’ampia deroga ivi prevista che, come sopra indicato, ha la sua ratio nella ottimizzazione, attraverso un’operazione di recupero degli spazi abitativi.
La motivazione adottata dall’amministrazione è dunque carente perché valorizza due profili dequotati dalla legge regionale n. 15 cit., posto –vale ribadirlo– che non sussiste il divieto di chiedere il mutamento di destinazione tramite sanatoria e poiché la contrarietà alla normazione edilizio–urbanistica (generale ovvero espressa nel singolo provvedimento di concessione edilizia) è, per legge, non ostativa al richiesto mutamento di destinazione del sottotetto.

N. 01625/2011 REG.PROV.COLL.

N. 00488/2010 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Ottava)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 488 del 2010, integrato da motivi aggiunti, proposto da: Pasquale Abbate, rappresentato e difeso dall'avv. Francesco Maria Caianiello, con domicilio eletto presso Francesco Maria Caianiello in Napoli, v.le Gramsci,19;

contro

Il Comune di Casagiove in persona del sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Salvatore Menditto, con domicilio eletto presso Luigi Abate in Napoli, piazza Cavour, 168;

per l'annullamento

della nota n. 17203/2009 del 6.11.2009 denegativa del titolo abilitativo finalizzato alla variazione della destinazione d’uso del sottotetto da deposito ad abitazione presso l’unità immobiliare sita alla P.zzetta Crocco – coop. Helios di Casagiove;

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Casagiove in persona del sindaco p.t.; Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 febbraio 2011 il cons. Alessandro Pagano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1.- La parte ricorrente si duole del provvedimento di diniego della richiesta variazione (con opere interne) della destinazione d’uso da sottotetto ad abitazione presso l’unità immobiliare sita in Casagiove p.zzetta Crocco– Coop. Helios ai sensi della L.R. 15/2000.

Ha pertanto articolato sette motivi con cui ha dedotto la violazione di legge (art. 97 Cost.; L. 241/1990; L.R. 15/2000) e l’eccesso di potere, sotto molteplici profili. Ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

1.1.- Con successivi motivi aggiunti ha impugnato la disposta demolizione delle opere edilizie relative al predetto cambio di destinazione.

2.- Resiste l’amministrazione. Conclude per il rigetto.

3.- All’udienza indicata, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

4.- Il ricorso è fondato.

4.1.- La parte istante ha inoltrato alla amministrazione comunale di Casagiove (Caserta) una richiesta di permesso in sanatoria per opere eseguite in assenza di titolo abilitativo finalizzate alla variazione della destinazione d’uso (tramite opere interne) da sottotetto ad abitazione presso l’unità immobiliare sita alla Piazzetta Crocco – Coop. Helios.

L’amministrazione ha rigettato tale richiesta così motivando: l’istanza non ha avuto esito favorevole perché la legge regionale n. 15 del 28.11.2000 non può essere applicata in regime di sanatoria e dalla verifica con la strumentazione urbanistica vigente l’intervento non è conforme agli indici planovolumetrici del PRG. Inoltre è emerso che il sottotetto è stato realizzato in difformità dalla concessione edilizia di variante n. 45 del 30.7.1989 in quanto le altezze interne sono state aumentate eliminando la controsoffittatura prescritta dalla concessione edilizia.

L’amministrazione ha, in sintesi, respinto la richiesta sulla base di due considerazioni:

–la legge n. 15 non è invocabile in regime di sanatoria;

–la contrarietà della disciplina urbanistica osta parimenti alla sua applicazione.

4.2.- Punto decisorio centrale è l’analisi della legge regionale della Campania n. 15/2000.

Tale articolato legislativo risulta ispirato “dall’obiettivo di limitare l’utilizzazione edilizia del territorio attraverso la razionalizzazione dei volumi esistenti” e, in particolare, “mira a promuovere il recupero abitativo di sottotetti, esistenti alla data della sua entrata in vigore.”

Per il perseguimento di questa finalità, il legislatore regionale ha prescritto una serie di regole limitative (ad es., art. 1, c. 2: “Il Consiglio Comunale può disporre l’esclusione di parti del territorio comunale dall’applicazione della presente legge.”) e, soprattutto, all’art. 3, ha dettagliato le “condizioni per il recupero”. In particolare: “1. Il recupero abitativo dei sottotetti esistenti, alla data di entrata in vigore della presente legge, è ammesso qualora concorrano le seguenti condizioni:

a) l’edificio in cui è situato il sottotetto deve essere destinato, o è da destinarsi, in tutto o in parte alla residenza;

b) l’edificio in cui è ubicato il sottotetto deve essere stato realizzato legittimamente ovvero, ancorché realizzato abusivamente, deve essere stato preventivamente sanato ai sensi della Legge 28 febbraio 1985 n. 47 e della Legge 23 dicembre 1994, n. 724;”.

A chiusura del testo legislativo, è stato formulato un articolo (art. 6) ove, in esplicazione del regime sanante che “ispira” la presente normativa, si è stabilita la “Deroga a normative”.

Afferma la norma: “1. Ferme restando le condizioni di cui al precedente articolo 4, il recupero abitativo dei sottotetti, esistenti alla data del 17 ottobre 2000, può essere realizzato anche in deroga alle prescrizioni delle leggi regionali 20 marzo 1982 n. 14, 20 marzo 1982 n. 17 e 27 giugno 1987 n. 35, dei piani territoriali urbanistici e paesistici, dei provvedimenti regionali in materia di parchi, con esclusione della zona A di cui all’articolo 22 della legge regionale 1 settembre 1993 n. 33, nonché degli strumenti urbanistici comunali vigenti o in itinere e dei Regolamenti Edilizi vigenti.”.

Posto che la difesa della amministrazione ha sottolineato, in adesione con la motivazione del diniego, che la mutazione d’uso non può avvenire in regime di sanatoria, il Tribunale ritiene necessario soffermarsi sul combinato disposto dell’art. 3 lett. b) e dell’art. 6, ricostruendo la trama normativa nel senso che la legge regionale differenzia i presupposti per l’abitabilità, richiedendo che “l’edificio” in cui è “ubicato il sottotetto” sia legittimo sul piano edilizio–urbanistico (o perché originariamente così edificato, ovvero perché sanato), mentre per la modifica del destinazione d’uso in contestazione ammette la deroga alla pianificazione, come il testo dell’art. 6 lascia chiaramente intendere.

Ne consegue che, se è vero che l’edificio (di per sé) non può essere sanato in occasione del richiesto cambio di destinazione (del sottotetto), nessun profilo legislativo della legge indicata vieta alla parte di richiedere il cambio d’uso del sottotetto, tramite sanatoria, posto che (ripetesi) a tale parte dell’edificio specificamente individuata si deve intendere riferita la disposizione dell’art. 6 contenente l’ampia deroga ivi prevista che, come sopra indicato, ha la sua ratio nella ottimizzazione, attraverso un’operazione di recupero degli spazi abitativi.

La motivazione adottata dall’amministrazione è dunque carente perché valorizza due profili dequotati dalla legge regionale n. 15 cit., posto –vale ribadirlo– che non sussiste il divieto di chiedere il mutamento di destinazione tramite sanatoria e poiché la contrarietà alla normazione edilizio–urbanistica (generale ovvero espressa nel singolo provvedimento di concessione edilizia) è, per legge, non ostativa al richiesto mutamento di destinazione del sottotetto.

In accoglimento del terzo motivo, relativo alla erronea applicazione della L.R. n. 15 cit., gli atti impugnati vanno pertanto annullati.

5.- Le spese di causa possono interamente compensarsi, stante la particolarità della questione.

P.Q.M.

accoglie il ricorso in epigrafe indicato e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati.

Compensa integralmente fra le parti le spese di causa.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 9 febbraio 2011 con l'intervento dei magistrati:

Antonino Savo Amodio, Presidente

Alessandro Pagano, Consigliere, Estensore

Renata Emma Ianigro, Consigliere

   
   
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
   
   
   
   
   

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 22/03/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



 
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