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Nomina dei revisori dei conti e diritti della minoranza PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   
TAR Napoli, Sez. I, 26.1.2011/10.3.2011, n. 1428 (Pres. Guida, est. Dell'Olio)
 
La tesi attorea deve essere disattesa alla luce dell’orientamento già espresso in materia dalla Sezione e condiviso dal Collegio, che di seguito si riporta testualmente: “Nel merito, va premesso che l’art. 234 TUEL (norma che riproduce le disposizioni di cui all’art. 57 l. n. 142/90 …), prevede un sistema di voto “limitato” a due dei tre membri di cui il Collegio si compone. Tale sistema di voto è finalizzato a consentire alla minoranza la possibilità di essere rappresentata nel collegio; ma, come è stato messo in evidenza dal Consiglio di Stato, Sez. V, 06/03/2002, n. 1378, “il concreto funzionamento di questo sistema di voto è condizionato da diversi fattori, quali il grado di coesione della maggioranza e della minoranza e la possibilità che su determinati candidati possano confluire le preferenze di elettori di schieramenti eterogenei. Se il dato letterale offerto dalla richiamata disposizione di legge non può, pertanto, non interpretarsi che nel senso suddetto, e quindi dell’intento del legislatore di offrire alla minoranza la possibilità di eleggere un componente dell’organo collegiale di revisione contabile, va detto però che quest’ultimo non è un risultato minimo assicurato, potendo dipendere l’esito finale delle elezioni, come accennato, dai non sempre prevedibili e sindacabili percorsi politici perseguiti dalle varie componenti di maggioranza e di minoranza nell’ambito dell’organo consiliare”. (…). In queste condizioni (situazione di parità di voto tra candidati, ndr.) ritiene il Tribunale che occorra prima verificare se sia possibile ricorrere a criteri diversi, ed in particolare a quello dell’anzianità. Va premesso al riguardo che tale criterio non può ritenersi abrogato con riferimento agli organi degli enti locali, come sostiene l’Amministrazione, secondo la quale l’art. 4 comma 10 della legge n. 127/97 avrebbe abrogato il criterio dell’anzianità; tale norma (oggi abrogata) si riferiva a tutt’altra ipotesi. Al contrario, l’art. 72 del D.L.vo n. 267/2000 lo prevede espressamente, per l’elezione dei consiglieri comunali nei comuni con più di 15.000 abitanti. Si può ricordare, inoltre, che in giurisprudenza il criterio dell’anzianità è stato già applicato in un caso del tutto analogo a quello in esame: “Nel procedimento (di natura elettorale) di nomina dei revisori dei conti ai sensi dell’art. 57 l. 8 giugno 1990 n. 142, allorché si verifica l’ipotesi di parità di voti tra due candidati deve ritenersi consentito, in difetto di specifica previsione al riguardo, il ricorso al criterio dell’anzianità, in analogia con le situazioni che si verificano nelle procedure concorsuali e nelle elezioni dei comuni con sistema maggioritario (cfr. art. 5 d.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 e 65 d.P.R. 16 maggio 1970 n. 570). (T.A.R. Lazio Latina, 29 giugno 1992, n. 635).” (così TAR Campania Napoli, Sez. I, 27 dicembre 2004 n. 19696).

N. 01428/2011 REG.PROV.COLL.

N. 04570/2010 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 74 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 4570 del 2010, proposto da:
DAVIDE D’ANIELLO, rappresentato e difeso dall’Avv. Renato Labriola, con il quale è elettivamente domiciliato in Napoli alla Via Depretis n. 78;

contro

COMUNE DI SANT’ANTONIO ABATE, rappresentato e difeso dall’Avv. Gennaro Perillo, e domiciliato per legge presso la Segreteria di questo Tribunale in mancanza di domicilio eletto in Napoli;

nei confronti di

ANDREA SICIGNANO, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Luigi Rispoli e Francesca D’Isa, con i quali è elettivamente domiciliato in Napoli alla Piazza Trieste e Trento n. 48;

per l'annullamento

della delibera di Consiglio Comunale n. 49 del 25 giugno 2010 con i relativi allegati, avente ad oggetto la nomina del collegio dei revisori dei conti del Comune di Sant’Antonio Abate, nella parte in cui è stato nominato il Sig. Andrea Sicignano a componente del predetto collegio a scapito del ricorrente, nonché per la declaratoria di nomina del ricorrente a revisore dei conti del Comune di Sant’Antonio Abate.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’amministrazione resistente;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del controinteressato;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 gennaio 2011 il dott. Carlo Dell'Olio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;


Ritenuto che il presente gravame si presta ad essere definito con sentenza in forma semplificata, attesa la sua manifesta infondatezza, che esime il Collegio dal procedere al vaglio delle eccezioni di rito formulate dalle difese del comune resistente e del soggetto controinteressato;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

1. Parte ricorrente impugna la delibera in epigrafe emarginata lamentando l’illegittimità della nomina al suo posto di. Andrea Sicignano quale componente del collegio dei revisori dei conti del Comune di Sant’Antonio Abate, per una serie di ragioni attinenti alla violazione dell’art. 97 della Costituzione e dei principi di buon andamento, trasparenza ed imparzialità della pubblica amministrazione, alla violazione dell’art. 234 del d.lgs. n. 267/2000 e delle prerogative della minoranza consiliare, alla violazione del principio di gerarchia delle fonti, nonché al’eccesso di potere sotto svariati profili.

1.1 Il Collegio precisa, in punto di fatto, che il Consiglio Comunale, prima di procedere all’elezione del collegio dei revisori, deliberava in ordine alle modalità di votazione e, tra i criteri fissati, individuava quello della preferenza della maggiore anzianità di età in caso di parità di voti tra i candidati. Eseguite le operazioni di voto, venivano eletti componenti del collegio due soggetti, che riportavano ognuno nove voti, ed il candidato. Andrea Sicignano con otto voti, mentre non veniva eletto il ricorrente il quale, pur avendo conseguito otto voti, era meno anziano del Sicignano.

Inoltre, è pacifico (e risulta confermato dal verbale della seduta consiliare del 25 giugno 2010) che il ricorrente rivestiva il ruolo di candidato dalla minoranza consiliare, mentre i tre membri prescelti erano espressione della compagine di maggioranza.

2. Ciò premesso, con una prima censura il ricorrente denuncia che le modalità di votazione effettuate non sono state rispettose della corretta interpretazione dell’art. 234 del d.lgs. n. 267/2000, che richiedeva, in armonia con le esigenze di tutela delle minoranze consiliari, ed ancor prima di tutela dell’imparzialità ed indipendenza dello stesso organismo di controllo contabile, che ogni consigliere comunale avrebbe avuto diritto ad eleggere un solo componente del collegio dei revisori.

L’argomento è smentito dallo stesso tenore testuale della citata disposizione, che prevede, al comma 1, che “I consigli comunali, provinciali e delle città metropolitane eleggono con voto limitato a due componenti, un collegio dei revisori composto da tre membri”, con la conseguenza che ogni consigliere comunale può esprimere un massimo di due preferenze, e non una come diversamente opinato.

3. Con altra più articolata censura, parte ricorrente stigmatizza che le operazioni di voto non hanno tenuto conto che, ai sensi dell’art. 234 cit., alla minoranza doveva essere comunque riservata l’elezione di uno dei membri del collegio e che, in ogni caso, il criterio prescelto della maggiore anzianità a parità di voto è sintomo di sviamento ed arbitrarietà della funzione, risultando traditi la lettera e la ratio della disposizione in parola.

La tesi attorea deve essere disattesa alla luce dell’orientamento già espresso in materia dalla Sezione e condiviso dal Collegio, che di seguito si riporta testualmente: “Nel merito, va premesso che l’art. 234 TUEL (norma che riproduce le disposizioni di cui all’art. 57 l. n. 142/90 …), prevede un sistema di voto “limitato” a due dei tre membri di cui il Collegio si compone. Tale sistema di voto è finalizzato a consentire alla minoranza la possibilità di essere rappresentata nel collegio; ma, come è stato messo in evidenza dal Consiglio di Stato, Sez. V, 06/03/2002, n. 1378, “il concreto funzionamento di questo sistema di voto è condizionato da diversi fattori, quali il grado di coesione della maggioranza e della minoranza e la possibilità che su determinati candidati possano confluire le preferenze di elettori di schieramenti eterogenei. Se il dato letterale offerto dalla richiamata disposizione di legge non può, pertanto, non interpretarsi che nel senso suddetto, e quindi dell’intento del legislatore di offrire alla minoranza la possibilità di eleggere un componente dell’organo collegiale di revisione contabile, va detto però che quest’ultimo non è un risultato minimo assicurato, potendo dipendere l’esito finale delle elezioni, come accennato, dai non sempre prevedibili e sindacabili percorsi politici perseguiti dalle varie componenti di maggioranza e di minoranza nell’ambito dell’organo consiliare”. (…). In queste condizioni (situazione di parità di voto tra candidati, ndr.) ritiene il Tribunale che occorra prima verificare se sia possibile ricorrere a criteri diversi, ed in particolare a quello dell’anzianità. Va premesso al riguardo che tale criterio non può ritenersi abrogato con riferimento agli organi degli enti locali, come sostiene l’Amministrazione, secondo la quale l’art. 4 comma 10 della legge n. 127/97 avrebbe abrogato il criterio dell’anzianità; tale norma (oggi abrogata) si riferiva a tutt’altra ipotesi. Al contrario, l’art. 72 del D.L.vo n. 267/2000 lo prevede espressamente, per l’elezione dei consiglieri comunali nei comuni con più di 15.000 abitanti. Si può ricordare, inoltre, che in giurisprudenza il criterio dell’anzianità è stato già applicato in un caso del tutto analogo a quello in esame: “Nel procedimento (di natura elettorale) di nomina dei revisori dei conti ai sensi dell’art. 57 l. 8 giugno 1990 n. 142, allorché si verifica l’ipotesi di parità di voti tra due candidati deve ritenersi consentito, in difetto di specifica previsione al riguardo, il ricorso al criterio dell’anzianità, in analogia con le situazioni che si verificano nelle procedure concorsuali e nelle elezioni dei comuni con sistema maggioritario (cfr. art. 5 d.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 e 65 d.P.R. 16 maggio 1970 n. 570). (T.A.R. Lazio Latina, 29 giugno 1992, n. 635).” (così TAR Campania Napoli, Sez. I, 27 dicembre 2004 n. 19696).

Ne discende che le lagnanze del ricorrente, tese in sostanza ad accreditare in capo alla minoranza consiliare una sorta di votazione riservata ad almeno un componente del collegio dei revisori dei conti, non riescono a trovare appiglio nella norma invocata, non essendo da questa garantito il risultato dell’elezione del rappresentante delle forze di minoranza. In tal senso deve essere letto il precedente giurisprudenziale citato dal ricorrente (Consiglio di Stato, Sez. V, 16 novembre 2005 n. 6407), il quale, in una controversia peraltro non assimilabile a quella di specie, ha ribadito la cogenza del sistema del voto limitato (e non di quello separato) per l’elezione dei componenti dell’organo di revisione.

Quanto al criterio prescelto della maggiore anzianità a parità di voto, non è superfluo aggiungere che la sua plausibilità trova conferma nello stesso regolamento sul funzionamento del Consiglio Comunale (approvato con delibera consiliare n. 11 del 29 marzo 1999), il cui art. 6, comma 2, nel definire la figura del consigliere anziano collegandola alla cifra elettorale più alta ottenuta, statuisce che “in caso di parità di voti, è consigliere anziano il più anziano di età”.

4. Con un’ultima censura, parte ricorrente insiste sulla tesi che il criterio della maggiore anzianità mortificherebbe il principio di tutela delle minoranze canonizzato nell’art. 234 cit., atteso che “a parità di voti, eleggere il componente più anziano potrebbe valere solo all’interno della classe omogenea, cioè solo per i componenti appartenenti alla classe della Maggioranza o della Minoranza, giammai tra le diverse classi”.

Anche tale doglianza non ha pregio, se solo si osserva che essa trova il suo presupposto argomentativo nella tesi, sopra sconfessata, del voto riservato alle singole compagini consiliari di maggioranza ed opposizione.

5. In conclusione, resistendo il provvedimento impugnato a tutte le censure prospettate, il ricorso deve essere respinto per infondatezza.

Sussistono nondimeno giusti e particolari motivi, in virtù della peculiarità degli interessi coinvolti, per disporre l’integrale compensazione tra le parti delle spese e degli onorari di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 26 gennaio 2011 con l'intervento dei magistrati:

Antonio Guida, Presidente

Fabio Donadono, Consigliere

Carlo Dell'Olio, Primo Referendario, Estensore

   
   
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
   
   
   
   
   

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 10/03/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



 
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