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Le modifiche d’ufficio al p.r.g.: un rimedio al sovradimensionamento del fabbisogno abitativo
Scritto da La redazione iusna.net   

Le modifiche d’ufficio al p.r.g.: un rimedio al sovradimensionamento del fabbisogno abitativo
(a cura della dott.ssa Paola Moscatelli De Cesare)

Con la sentenza in commento, il TAR Campania, sez. II, ha affrontato l’interessante questione delle modifiche d’ufficio apportate al piano regolatore generale idonee, nello specifico, a porre rimedio al sovradimensionamento del fabbisogno abitativo effettuato in sede di adozione  dello strumento urbanistico.

Mediante due distinti gravami, il ricorrente, in qualità di proprietario di aree del Comune di Tufino oggetto di riqualificazione, impugnava sia la deliberazione della Giunta della Provincia di Napoli, con cui era stato approvato il PRG del Comune di Tufino, sia il decreto del Presidente della Giunta Regionale, con cui era stato esercitato il controllo di conformità sul predetto strumento urbanistico, ai sensi della L.R. 20 marzo 1982, n. 14 (Tit. II, Par. 5).

Nella sostanza, il ricorrente lamentava che l’amministrazione provinciale, nell’operare lo stralcio delle zone omogenee di espansione territoriale C, riclassificandole come zone agricole normali E1, avrebbe inciso sulla complessiva organicità del piano, stravolgendolo ed esorbitandolo dalle attribuzioni rimesse alle sue cure in sede di pianificazione urbanistica.

Disposta la riunione dei due ricorsi, il Collegio, con esaustiva motivazione, dichiarava il primo improcedibile, a causa del sopravvenuto spostamento dell’interesse processuale sull’atto finale di approvazione del piano regolatore, e respingeva il secondo, stante l’infondatezza delle doglianze prospettate da parte ricorrente.

 Dalla disamina dei motivi posti a base della sentenza, emergono sia l’estrema linearità dell’impianto teorico che la sostiene, sia l’intima coerenza dell’impostazione logico giuridica. Risulta pertanto interessante ripercorrere l’iter attraverso cui il Collegio è pervenuto alla sua decisione.

E’ opportuno innanzi tutto sottolineare che il fondamento della determinazione assunta in ordine allo stralcio delle zone C consiste nella rilevata erroneità della stima sull’andamento demografico effettuata dal Comune in sede di adozione del piano, con conseguente macroscopico sovradimensionamento del fabbisogno abitativo.

Tanto premesso, il Collegio adito ha richiamato, in motivazione, i presupposti e le condizioni atte a giustificare l’intervento di modifica d’ufficio, ponendo a base del ragionamento di diritto l’art. 4, titolo II, della legge regionale della Campania n. 14 del 1982, nonché l’art. 10, II comma, della legge urbanistica n. 1150 del 1942.

Entrambe le norme individuano le tipologie di modifiche d’ufficio che possono essere apportate  dal Presidente della Regione con il decreto di approvazione del piano.

 In una prima categoria rientrano sia le modifiche che non comportano sostanziali innovazioni al p.r.g., ovvero non ne mutano le caratteristiche essenziali ed i criteri di impostazione, sia le modifiche conseguenti all’accoglimento di osservazioni presentate al piano ed accettate dal Consiglio comunale .

Trattasi, in entrambe le ipotesi, di modifiche “facoltative”, anche se più significativamente potrebbero essere qualificate come “discrezionali”, posto che, in materia, la Regione ha il solo vincolo rappresentato dal perseguimento dell’interesse pubblico alla corretta tutela del territorio e del rispetto delle linee di impostazione e di indirizzo proprie del p.r.g. adottato.

In una seconda categoria rientrano, invece, ipotesi di modifiche che si suole definire  “tassative”, in quanto indispensabili a garantire il rispetto del piano territoriale e di coordinamento, la razionale sistemazione di opere ed impianti di interesse dello Stato, la tutela del paesaggio e dei complessi storici, artistici ed ambientali, nonché l’osservanza degli standard urbanistici ecc.

Dal tenore letterale delle norme emerge inequivocabilmente come, nel caso di specie, la modifica apportata in sede di approvazione dello strumento urbanistico fosse soluzione obbligata: la riconduzione del fabbisogno abitativo alla sua esatta dimensione, infatti, influisce certamente ed indirettamente sulla corretta definizione degli standard urbanistici in quanto rivolta ad assicurare la razionale ed omogenea rispondenza del piano ai parametri determinati dal d.m. n. 1444 del 1969.

Parimenti rispettato appare poi il limite, imposto oltre che dalla normativa testè richiamata anche dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale con sentenza del 12 febbraio 1996, n. 26,  di ammissione di quelle sole modifiche che non comportino sostanziali innovazioni e che non mutino le caratteristiche essenziali ed i criteri di impostazione del piano. Il Collegio ha infatti evidenziato come lo stralcio operato non abbia in alcun modo stravolto l’impostazione originaria dell’atto pianificatorio.

Giova inoltre rammentare come l’Organo Giudicante, nel dichiarare infondata  anche la censura con cui il ricorrente si duole della mancanza di motivazione in ordine alle modifiche apportate in sede  di approvazione del piano regolatore, si ponga perfettamente in linea con il principio, già espresso da un risalente e consolidato orientamento  giurisprudenziale, secondo cui le scelte urbanistiche costituiscono apprezzamento di merito sottratto al sindacato di legittimità, salvo che non siano inficiate da errori di fatto, da travisamento, o da abnormi illogicità e contraddittorietà.

Conseguentemente, le scelte urbanistiche che l'Amministrazione compie per la disciplina del territorio comunale non comportano, in linea generale, la necessità di una specifica motivazione che tenga conto delle aspirazioni dei privati.

La sentenza in rassegna merita adesione in quanto ha il pregio di chiarire, attraverso un’attenta e corretta disamina del dato normativo, la portata della disciplina delle modifiche che possono essere disposte  d’ufficio in sede di approvazione dello strumento urbanistico. Essa infatti, privilegiando soluzioni sostanzialistiche a discapito di scelte avulse dalla realtà territoriale di riferimento, evita la rischiosa cristallizzazione di erronee valutazioni urbanistiche di partenza e si dimostra pertanto idonea a garantire il perseguimento effettivo dell’interesse pubblico.

 

 

N. 01058/2009 REG.SEN.

N. 06160/1991 REG.RIC.

N. 06127/1990 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6160 del 1991, proposto da:

D'Arienzo Francesco, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giovanni Leone ed Ernesto Procaccini, con domicilio eletto in Napoli, al Corso Umberto I, n.22;

contro

- Comune di Tufino, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Vittorio Foglia, con il quale è domiciliato in Napoli, presso la Segreteria del T.A.R.;

- Amministrazione Provinciale di Napoli, in persona del legale rappresentante p.t., non costituita;

 

e sul ricorso numero di registro generale 6127 del 1990, proposto da:

D'Arienzo Francesco, rappresentato e difeso dall'avv. Ernesto Procaccini, con domicilio eletto in Napoli, al Corso Vittorio Emanuele, n.670;

contro

Comune di Tufino e Amministrazione Provinciale di Napoli, in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., non costituiti;

per l'annullamento

previa sospensione dell'efficacia,

- quanto al ricorso n. 6160 del 1991:

decreto del Presidente della Giunta Regionale del 3 maggio 1991, recante controllo di conformità del P.R.G. del Comune di Tufino;

- quanto al ricorso n. 6127 del 1990:

deliberazione dell’Amministrazione della Provincia di Napoli n.2401 del 5 giugno 1990, recante approvazione del P.R.G. del Comune di Tufino;

 

Visti i ricorsi coi relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione del Comune di Tufino (quanto al ricorso n.6190/1991) ;

Viste le memorie difensive;

Vista l’ordinanza collegiale n.785/2008 e la documentazione depositata dal Comune di Tufino;

Visti tutti gli atti della causa;

Uditi per le parti i difensori presenti all'udienza pubblica del giorno 29/01/2009, come da verbale, relatore il cons. Pierluigi Russo;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

 

FATTO

Con il primo gravame in trattazione, iscritto al n.6127/1990 di R.G., il sig. Francesco D’Arienzo, premesso di essere proprietario, nel territorio del Comune di Tufino, delle aree riportate in catasto al foglio 1, particella n.90, ed al foglio 3, particella n.284, ha impugnato la deliberazione della Giunta della Provincia di Napoli n.2401 del 5 giugno 1990, con cui è stato approvato il P.R.G. del Comune di Tufino. A sostegno dell’azione ha dedotto le seguenti censure: Violazione e falsa applicazione dell’art.5 della L.R. Campania 20.3.1982 n.14, degli artt.7 e ss. della L. 17.8.1942 n.1150, come successivamente modificati ed integrati, nonché delle norme e dei principi generali in materia – Erroneità ed illegittimità dei presupposti – Omessa ed erronea motivazione – Eccesso e sviamento di potere – Ingiustizia manifesta – Falso scopo e falsa causa – Contraddittorietà – Errore in fatto ed in diritto – Illegittimità derivata – Perplessità – Incompetenza.

Con il secondo ricorso n.6160/1991 di R.G., lo stesso soggetto ha esteso la domanda giudiziale di annullamento al successivo decreto del Presidente della Giunta Regionale del 3 maggio 1991 – recante il controllo di conformità sul predetto strumento urbanistico esercitato ai sensi della L.R. 20 marzo 1982 n.14 (Tit. II, Par.5) – pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania n.21 del 20 maggio 1991, formulando i seguenti motivi di diritto: 1) Violazione e falsa applicazione dell’art.10 della L. 17.8.1942 n.1150 e della L.R. Campania 20.3.1982 n.14 – Eccesso di potere – Incompetenza; 2) Violazione e falsa applicazione dell’art.7 della L. 17.8.1942 n.1150 – Eccesso di potere per contraddittorietà ed omessa motivazione – Travisamento dei fatti – Carenza di istruttoria; 3) Stessi vizi di cui al precedente motivo, sotto altro profilo; 4) Eccesso di potere per istruttoria carente e per travisamento dei fatti – Sviamento di potere; 5) Violazione dell’art.7, secondo comma, nn.3 e 4, L. n.1150/1942 – Eccesso di potere; 6) Violazione e falsa applicazione dei principi in tema di pianificazione urbanistica – Eccesso di potere; 7) Violazione dell’art.32 L. 8.6.1990 n.142 – Incompetenza; 8) Eccesso di potere per illogicità e carenza di istruttoria e di motivazione; 9) Eccesso di potere per omessa comparazione di interessi contrapposti e per difetto di motivazione.

Il Comune di Tufino, costituitosi solo nel secondo giudizio, ha difeso la legittimità degli atti impugnati, concludendo con richiesta di reiezione del ricorso.

Con ordinanza collegiale n.785/2008, pronunciata sul ricorso n.6127/1990, sono stati disposti incombenti istruttori a carico dell’amministrazione comunale resistente, che vi ha ottemperato depositando la documentazione richiesta.

Il ricorrente ha prodotto memorie difensive, insistendo nella domanda di caducazione degli atti impugnati.

Alla pubblica udienza del 29 gennaio 2009 le cause sono state chiamate e trattenute per la decisione.

DIRITTO

1. In via preliminare deve disporsi la riunione dei due ricorsi in epigrafe, stante la stretta connessione oggettiva e soggettiva, atteso che con gli stessi il sig. Francesco D’Arienzo ha impugnato, rispettivamente, la deliberazione della Giunta della Provincia di Napoli n.2401 del 5 giugno 1990, con cui è stato approvato il P.R.G. del Comune di Tufino, ed il decreto del Presidente della Giunta Regionale del 3 maggio 1991, con cui è stato esercitato il controllo di conformità sul predetto strumento urbanistico, ai sensi della L.R. Campania 20 marzo 1982, n.14 (Tit. II, Par.5).

2. Il primo ricorso n.6127/1990 va dichiarato improcedibile, atteso che, a seguito della sopravvenuta approvazione del piano regolatore, l’interesse processuale si concentra sull’atto finale della sequenza procedimentale, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania n.21 del 20 maggio 1991, impugnato con il secondo gravame n.6160/1991, con cui sono state peraltro reiterate ed ampliate anche le censure già formulate on la domanda iniziale.

3. Così delimitata la materia del contendere, va premesso che il ricorrente agisce in giudizio quale proprietario delle aree riportate in catasto al foglio 1, particella n.90, ed al foglio 3, particella n.284, le quali, mentre nel P.R.G. adottato erano state classificate come zone edificabili di espansione C (la n.90 non completamente, in quanto destinata in parte ad infrastrutture), invece, nello strumento approvato, a seguito dello “stralcio” di tutte le zone C, venivano riclassificate come zone agricole normali E1. Giova precisare sul punto che, in esito all’incombente istruttorio disposto dalla Sezione, il Comune di Tufino (cfr. con la nota prot. n.8931 del 15.12.2008 ed i relativi allegati, in particolare il certificato datato 26.11.2008) ha chiarito che nel corso del giudizio la suddetta particella n.90 è stata frazionata (in data 19.3.1993) in quattro nuove particelle, designate coi nn.989, 990, 991 e 992, e che, a sua volta, la summenzionata particella n.989 è stata divisa (in data 24.5.1996) in ulteriori tre nuove particelle, individuate coi nn.1023, 1024 e 1025, ciascuna con la destinazione urbanistica specificata nel richiamato certificato.

4. Ciò posto, va disattesa, con priorità logica, la censura (rubricata al n.7) con cui è dedotta la violazione dell’art.32 della L. 8.6.1990 n.142, venendo in rilievo atti (delibera della Giunta municipale n.200 del 28.6.1988, recante controdeduzioni a seguito dei rilievi formulati, e delibera della Giunta provinciale n.2401 del 5.6.1990, recante approvazione dello strumento urbanistico) emessi prima dell’entrata in vigore della richiamata norma dell’ordinamento degli enti locali, che come è noto ha disciplinato innovativamente la ripartizione di competenze tra il consiglio e la giunta. Va peraltro aggiunto che il Comune di Tufino, nel costituirsi in giudizio, ha prodotto copia della deliberazione del Consiglio comunale n.165 del 19.9.1988, con la quale è stata ratificata, all’unanimità, la citata deliberazione emessa in via d’urgenza dall’organo esecutivo.

5. Con il primo motivo, il ricorrente deduce violazione e/o falsa applicazione dell'art. 10 l. 1150/1942 e della L.R. n. 14/1982, in quanto l'amministrazione provinciale, nell'operare lo stralcio delle zone omogenee C di espansione territoriale, avrebbe inciso sulla complessiva organicità del piano, stravolgendolo ed esorbitando così dalle attribuzioni rimesse alle sue cure in sede di pianificazione urbanistica.

La censura è infondata.

Invero, la legge regionale della Campania 20 marzo 1982, n. 14, recante gli indirizzi programmatici e le direttive fondamentali relative all’esercizio delle funzioni delegate in materia di urbanistica, al titolo secondo, prevede tre ipotesi di possibili conclusioni nell’iter di approvazione degli strumenti urbanistici: la prima, di “approvazione” dello strumento; la seconda di “approvazione con modifiche apportate d’ufficio”, la terza di “restituzione” ai comuni per la rielaborazione.

L’ipotesi di approvazione con modifiche di ufficio – che qui ricorre – è specificamente disciplinata dai primi tre capoversi dell’art. 4 del titolo secondo, che ne prescrivono l’iter procedimentale ed individuano le tipologie di modifiche che possono essere apportate d’ufficio, ossia senza “restituire” lo strumento urbanistico adottato al Comune, che potrà solo controdedurre nei termini assegnati. Le tipologie di modifiche d’ufficio, possibili ove “non mutino le caratteristiche essenziali, quantitative e strutturali del piano ed i suoi criteri di impostazione”, hanno in comune la caratteristica di adeguare le previsioni di piano a norme di legge (osservanza degli standard urbanistici e delle prescrizioni della legge regionale) o ad interessi di natura sovraordinata (di coordinamento e di tutela del paesaggio e dei complessi storici, etc.). La norma regionale sostanzialmente riproduce il contenuto della previsione statale, di cui all'art. 10 della legge urbanistica n.1150 del 1942, che consente un'approvazione con modifiche che non comportino sostanziali innovazioni, tali cioè da mutare le caratteristiche essenziali del piano stesso ed i suoi criteri di impostazione, nonché (con modifiche) indispensabili a garantire il rispetto delle previsioni del piano territoriale di coordinamento, la coordinata sistemazione delle opere di interesse statale e la tutela del paesaggio.

Tanto premesso, ad avviso del Collegio, nel caso di specie, la modifica apportata in sede di approvazione provinciale, siccome diretta a porre rimedio al sovradimensionamento del fabbisogno abitativo indicato dal piano (nei sensi di cui si dirà in avanti effettivamente esistente), non esorbita dall'ambito proprio dell'atto approvativo con modifiche di ufficio. Lo stralcio operato, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, realizzando una mera sottrazione che non immuta l'impostazione fondamentale dell'atto pianificatorio, non è tale da stravolgere l'impostazione generale disegnata dal Comune con la deliberazione di adozione nei suoi criteri ispiratori e non costituisce di per sé sostanziale innovazione inibita all'organo deputato all'approvazione dello strumento (in termini, cfr. T.A.R. Campania, Sezione II, 25 settembre 2008, n.890; Sezione I, 11 marzo 2004, n.2834).

Al riguardo va aggiunto che la riconduzione del fabbisogno abitativo alla sua esatta dimensione influisce indirettamente sulla corretta definizione degli standard urbanistici in quanto rivolta ad assicurare la razionale ed omogenea rispondenza delle scelte di piano ai parametri imposti dal d.m. n. 1444 del 1968.

6. Ad avviso del Collegio non meritano accoglimento neanche le ulteriori doglianze – che possono essere trattate unitariamente – dirette a censurare presunti vizi logici delle scelte operate in sede di approvazione dello strumento urbanistico, con specifico riguardo alla decisione di eliminare le zone C di espansione.

6.1. Al riguardo, giova rammentare anzitutto che la giurisprudenza ha costantemente affermato – anche dopo l’entrata in vigore dell’art.3 della l. 7 agosto 1990 n.241, che non richiede la motivazione per gli atti a contenuto generale, come il piano regolatore – che le scelte urbanistiche costituiscono apprezzamenti di merito sottratti al sindacato di legittimità, salvo che non siano inficiati da errori di fatto o da abnormi illogicità. In particolare, si ritiene che le scelte discrezionali circa la destinazione delle singole aree non necessitano di apposita motivazione oltre a quella che si può evincere dai criteri generali seguiti nell’impostazione del piano, risultanti dalla relazione illustrativa (cfr. ex plurimis, T.A.R. Campania, Sezione I, 7 giugno 2001, n.2632 e 4 dicembre 2000, n.4471; Consiglio di Stato, Ad. Pl., 22 dicembre 1999 n.24; Sezione IV, 1 settembre 1999, n.1388 e 20 marzo 2001, n.1679), fatti salvi i casi - insussistenti nella fattispecie all’esame – in cui si reputa necessaria una puntuale motivazione, come ad esempio quando la nuova destinazione di piano incida su aspettative che derivino da un atto formalmente assunto dall’amministrazione, quale un piano di lottizzazione debitamente approvato e convenzionato (cfr. Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 22 dicembre 1999, n.24).

6.2. Venendo al caso di specie, il punto di partenza dell’iter logico posto a fondamento della determinazione assunta, in ordine allo stralcio delle zone C, consiste nella rilevata erroneità della stima sull’andamento demografico effettuata dal comune in sede di adozione del piano, che ha comportato di conseguenza un sovradimensionamento del fabbisogno abitativo, come può evincersi nelle considerazioni svolte negli atti preparatori richiamati nel decreto finale di approvazione (cfr. il parere del Comitato tecnico regionale – Sezione prov. di Napoli n.2325 del 20.3.1987, la deliberazione di Giunta provinciale n.5688 del 10.12.1987, la deliberazione comunale n.200 del 28.6.1988 e l’ulteriore parere espresso dal C.T.R. in data 19.4.1989), ove si dà ampiamente conto delle reali esigenze abitative e delle decurtazioni da apportarsi al numero di vani residenziali. In particolare, viene evidenziato che la previsione di crescita della popolazione da 3.060 abitanti (al 31.11.1984) a 7.000, basata unicamente “sulla potenzialità dei fenomeni di immigrazione determinati dalle grosse concentrazioni industriali in atto nell’area metropolitana ed in quella nolana” (pag.4 della relazione istruttoria allegata al parere del C.T.R. adottato nella seduta del 19.4.1989) non risulta suffragata “da ipotesi attendibili e realistiche”, alla stregua dei criteri contenuti nella L.R. Campania 20 marzo 1982 n.14 (al Titolo II, p.1.3.). Va peraltro aggiunto che il macroscopico sovradimensionamento del piano operato in sede di adozione dello strumento urbanistico è stato confermato, anche a posteriori, dalla stessa amministrazione comunale, che ha rilevato (nella nota prot. n.8931 del 15.12.2008, depositata in ottemperanza all’ordinanza collegiale n.785/2008) che “dagli anni ottanta ad oggi l’andamento demografico della popolazione di Tufino non ha mai superato il picco delle 4.000 unità” e che la popolazione residente al 30.11.2008 era di 3.744 abitanti (cfr. l’allegato attestato dall’Ufficiale d’anagrafe rilasciato l’11.12.2008).

6.3. Sulla base delle correzioni apportate alla valutazione dell’incremento demografico, non appare illogica la scelta della Provincia di Napoli di attuare le conseguenti decurtazioni sulla previsione di edilizia residenziale, riconducendola a quella effettivamente necessaria, attraverso lo stralcio di tutte le zone C (sulle quali era stata prevista una popolazione di 2.670 abitanti) e la loro riclassificazione come E1. Non vale opporre in contrario che le suddette aree, per la vicinanza con le zone di completamento B, avrebbero per ciò solo vocazione edificatoria, né che sarebbe illogico far gravare il peso dei nuovi insediamenti abitativi nelle zone A e B. Invero, posto che non è contestata la sostanziale integrità naturalistica delle aree stralciate, la scelta operata appare improntata ad un razionale disegno di tutela del territorio, considerato che la destinazione agricola possiede anche una valenza conservativa dei valori ambientali ed assolve pure ad una funzione di riequilibrio nel rapporto tra aree edificate e spazi liberi e, quindi, delle condizioni di vivibilità della popolazione (cfr. Consiglio di Stato, Sezione IV, 11 febbraio 2004 n.548).

6.4. Le considerazioni fin qui svolte consentono di superare anche le residue argomentazioni svolte dal ricorrente.

Invero, ferma la sufficienza della motivazione delle determinazioni adottate, di cui si è innanzi dato conto, alcun altra più specifica comparazione di interessi andava fatta.

Inoltre, contrariamente a quanto dedotto, le modifiche apportate non appaiono in contrasto con l’obiettivo individuato nella relazione allegata al P.R.G. (alle pagine 6-7) – di “superare la frammentarietà tra la realtà di Tufino e quella delle frazioni mediante un connettivo di residenze e, insieme, di spazi pubblici, intesi proprio come poli catalizzatori di certe aggregazioni sociali” – atteso che la suddetta finalità va coniugata con un ordinato ed armonico assetto del territorio, che non può prescindere, da un lato, dall’esattezza delle previsioni di sviluppo e, dall’altro, dall’esigenza di contenere l’espansione dell’aggregato urbano, salvaguardando la conservazione degli spazi verdi.

6.5. Non può poi trovare ingresso il motivo con cui si assume l’erroneità della valutazione riferita alle aree classificate come B, che non avrebbero i requisiti per essere considerate come “totalmente o parzialmente edificate”, atteso che la censura è formulata in modo del tutto generico e senza alcun riscontro documentale.

6.6. La residua doglianza, in cui si lamenta la necessità di rideterminare le aree destinate ad attrezzature collettive, per effetto della disposta riduzione del fabbisogno abitativo, è smentita dalla documentazione allegata al P.R.G. Invero, l’approvazione del piano è avvenuta recependo tutte le raccomandazioni e prescrizioni espresse nel richiamato parere del C.T.R. del 19.4.1989, ivi compresa quella riportata al punto 11 dell’allegata relazione, ove testualmente si osserva “che occorre verificare gli standard urbanistici in rapporto al ridimensionamento del Piano secondo le precedenti osservazioni”.

7. In conclusione, alla stregua di tutte le considerazioni fin qui svolte, il ricorso n.6127/1990 va dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse, mentre il ricorso n.6160/1991 va respinto siccome infondato.

Le spese e gli onorari di causa seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania - Sezione Seconda – definitivamente pronunciando, previa riunione, sui ricorsi in epigrafe R.G. n.6127/1990 e n.6190/1991, dichiara improcedibile il primo e respinge il secondo.

Condanna il ricorrente a rimborsare al Comune di Tufino le spese del presente giudizio, che liquida complessivamente in € 2.000,00 (euro duemila/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 29/01/2009 con l'intervento dei Magistrati:

Carlo d'Alessandro, Presidente

Pierluigi Russo, Consigliere, Estensore

Umberto Maiello, Primo Referendario

                       

                       

L'ESTENSORE                      IL PRESIDENTE

                       

                       

                       

                       

                       

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 25/02/2009

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL SEGRETARIO

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 09 marzo 2009 )