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Motivazione - voto numerico - sufficienza - condizioni PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. II, 12 luglio 2007 / 19 ottobre 2007, n. 9760 (Pres. D'Alessandro, est. Maiello) 

Secondo l’orientamento tradizionale, seguito in prevalenza dal giudice d’appello (cfr., tra le tante, anche di recente, Consiglio di Stato, IV Sezione, 18 ottobre 2006, n.6196; 6 settembre 2006, nn.4529-4530; 26 aprile 2006, n.2335; V Sezione, 15 dicembre 2005, n.7136), l’onere della motivazione dei giudizi inerenti alle prove scritte è sufficientemente adempiuto con l’attribuzione di un punteggio numerico, configurandosi quest’ultimo come formula sintetica, ma non per questo non eloquente, di esternazione della valutazione tecnica compiuta dalla commissione esaminatrice, anche nell’ottica di non compromettere la celerità dell’azione amministrativa in procedure selettive caratterizzate da un elevato numero di candidati.
Il contrario indirizzo, seguito da parte della giurisprudenza amministrativa di primo grado (cfr., per tutte, T.A.R. Sicilia, Catania, IV Sezione, 14 settembre 2006, n.1446; T.A.R. Veneto, 4 agosto 2006, n.2307), ritiene invece necessaria un’apposita motivazione per la valutazione negativa delle prove di concorso, stante l’inadeguatezza del solo voto numerico ad esternare congruamente le ragioni del giudizio sfavorevole e ad assicurare, in tal modo, il rispetto dei principi costituzionali di buon andamento, imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa (art.97 Cost.) nonché di tutela del diritto di difesa (art.24 Cost.).
Tra i due versanti opposti, si è andato gradualmente delineando un orientamento intermedio, talvolta condiviso anche dal Consiglio di Stato (a partire, dalla decisione della Sezione VI, 30 aprile 2003, n.2331; cfr., della stessa Sezione, sentenze del 2 marzo 2004, n.974 e 13 febbraio 2004, n.558), cui il Collegio ritiene di dover aderire per la soluzione della controversia in esame, in base al quale la questione va risolta non già in astratto ma in concreto.
In tale prospettiva, occorre avere riguardo ad una molteplicità di aspetti, tra i quali, in primo luogo, la tipologia dei criteri di massima fissati dalla commissione, risultando sufficiente il punteggio soltanto ove i criteri siano predeterminati rigidamente ed insufficiente nel caso in cui essi si risolvano in espressioni generiche. In particolare, si è ritenuto che, laddove sia stabilita una “griglia di valutazione” che comprenda una serie di “indicatori”, concernenti vari aspetti della prova, con previsione di un punteggio compreso tra un minimo ed un massimo per ciascun, dettagliato elemento, l’onere motivazionale è soddisfatto anche mediante il punteggio numerico, reso scomponibile con riferimento ai singoli criteri descritti nella griglia di valutazione (cfr. T.A.R. Emilia Romagna, Parma, 22 marzo 2007, n.193).
Orbene, avuto riguardo al caso in esame, deve rilevarsi come l’Amministrazione resistente abbia mostrato un’apprezzabile sensibilità per il rispetto di quei principi di rango costituzionale (imparzialità e trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione, sanciti nell’art.97, comma 1, Cost., nonché dal principio di effettività della tutela giurisdizionale, di cui agli artt.24, 103 e 113 ) a presidio dei quali si pone l’obbligo di motivazione, sposando l’opzione ermeneutica più rigorosa, di guisa che il punteggio assegnato al ricorrente risulta integrato da un giudizio sintetico idoneo a disvelare l’iter logico argomentativo seguito nel corso della valutazione.


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale

della Campania

Sezione Seconda

composto dai Signori Magistrati:

dr. CARLO d’ALESSANDRO                      Presidente

dr.ssa ANNA PAPPALARDO                       Consigliere

dr. UMBERTO MAIELLO                 Primo Ref., relatore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

A) sul ricorso n. 350/2007  proposto da MATRONE IPPOLITO, rappresentato e difeso dall’Avv. CRISTINA SERAFINO, domiciliato d’ufficio, in assenza di elezione di domicilio nel Comune di Napoli,  presso la SEGRETERIA T.A.R.

contro

l’UNIVERSITA’ degli STUDI di NAPOLI”FEDERICO II°, in persona del legale rappresentante pro – tempore,  rappresentata e difesa dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, presso i cui uffici – alla via A. Diaz n°11 – ope legis domicilia;

 il MINISTERO dell’ISTRUZIONE, UNIVERSITA' e RICERCA in persona del Ministro pro – tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, presso i cui uffici – alla via A. Diaz n°11 – ope legis domicilia;

e nei confronti di

LATORRE Rossella, rappresentata e difesa dall’Avv. Francesco Migliarotti, presso il quale elettivamente domicilia in Napoli alla Via dei Mille n.16;

DE FEO Tiziana, rappresentata e difesa dall’Avv. Giovanni Carini, presso il quale elettivamente domicilia in Napoli alla via Toledo n. 348;

MARSICANO Marianna, rappresentata e difesa dall’Avv. Debora Chiaviello, con la quale elettivamente domicilia in Napoli alla via Loggia Pisani n°13;

MARENA GAETANA; NISI MARIA ANTONIETTA n.c. 

per l'annullamento, previa sospensione dell'esecuzione,

-          della graduatoria  relativa agli ammessi alla prova orale relativamente al concorso per l’ammissione al corso di dottorato di ricerca (n°4 posti) XXII ciclo in “La programmazione negoziale per lo sviluppo e la tutela del territorio”;

-          della graduatoria di merito del 22 novembre 2006;

-          dei verbali redatti dalla commissione esaminatrice e di ogni atto, anche endoprocedimentale, consequenziale, connesso, preordinato e presupposto.

B) sui motivi aggiunti depositati dal ricorrente in data 14.6.2007

Visto il ricorso con i relativi allegati, come integrato dai motivi aggiunti;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata e delle parti controinteressate Marianna Marsicano, Latorre Rossella, De Feo Tiziana;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla pubblica udienza del 12.7.2007 il dott. Umberto Maiello;

Uditi altresì gli avvocati come da verbale d’udienza.

Ritenuto in fatto ed in diritto quanto segue:

FATTO

Il dr. Matrone ha partecipato al concorso per l’ammissione al corso di dottorato di ricerca (n°4 posti) XXII ciclo in “La programmazione negoziale per lo sviluppo e la tutela del territorio”.

Dalla suddetta procedura selettiva il predetto ricorrente veniva escluso all’esito dello svolgimento della prova scritta ( che verteva su “il patto territoriale: natura, funzioni, questioni applicative”), in quanto la sua prova veniva valutata 24/40, mentre la sufficienza era stata fissata in 26/40.

Avverso i suddetti atti, con il gravame sub A), il ricorrente ha articolato le seguenti censure:

1) sarebbe insufficiente la motivazione consistente nell’attribuzione di un punteggio numerico;

2) La commissione non avrebbe in alcun modo indicato i presunti errori, lacune od omissioni nei quali sarebbe incorso il ricorrente.

3)L’Amministrazione avrebbe violato la normativa in tema di reclutamento dei professori universitari quanto alla tempestiva ostensione dei criteri di valutazione.

4) le valutazioni della commissione esaminatrice sarebbero illogiche ed irragionevoli, non essendo rilevabili errori ovvero omissioni nell’elaborato del ricorrente.

Con atto recante motivi aggiunti, spedito dopo che la P.A., su sollecitazione del Collegio, aveva depositato gli atti della procedura concorsuale, il ricorrente ha impugnato anche il verbale recante il giudizio sintetico espresso dall’Amministrazione, deducendo:

1)         la violazione dell’art. 116 del c.p.c., perché la P.A. avrebbe depositato in ritardo gli atti richiesti;

2)         che la motivazione sarebbe comunque generica anche in ragione della evanescenza dei criteri di valutazione predisposti;

3)         sarebbe illogico il giudizio di insufficienza, atteso che le argomentazioni spese rifletterebbero la piena sufficienza della prova sostenuta dal ricorrente;

4)         la motivazione sarebbe slegata dai criteri precedentemente predisposti;

Con ordinanza assunta all’udienza del 24.5.2007, il Tribunale ha disposto l’integrazione del contraddittorio, nonché incombenti istruttori e le parti, all’uopo onerate, hanno curato l’adempimento dei suddetti oneri.

Resistono in giudizio le Amministrazioni intimate e le parti controinteressate LATORRE Rossella, DE FEO Tiziana, MARSICANO Marianna.

All’udienza del 12.7.2007 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è infondato e, pertanto, va respinto.

Manifestamente prive di pregio appaiono, anzitutto, le censure articolate avverso le modalità di svolgimento della procedura selettiva e, segnatamente, le doglianze concernenti la mancata cura degli adempimenti richiesti dal d.p.r. 117/2000 in ordine alla ( forma ed ai termini di ) tempestiva ostensione dei criteri di valutazione.

Sul punto, deve ritenersi che il dato normativo ( d.p.r. 117/2000) sul quale si regge l’intero costrutto giuridico attoreo sia stato impropriamente richiamato, in quanto la sua area operativa resta dichiaratamente circoscritta alle sole procedure di reclutamento dei professori universitari.

Di contro, e giusta quanto anticipato nella premessa in fatto, la selezione in argomento è stata bandita in vista della partecipazione al corso di dottorato di ricerca.

La disciplina di tali diverse procedure concorsuali, in virtù dell’espressa investitura rinveniente dall’art. 4 della legge 210/1998, deve essere mutuata dall’apposito regolamento che ciascun Ateneo è chiamato ad adottare; per l’Università degli Studi di Napoli il testo normativo di riferimento, applicabile ratione temporis alla procedura in esame, è stato adottato con decreto rettorale n°1323 del 4.4.2006.

In definitiva, le dedotte violazioni al d.p.r. 117/2000 - che non è applicabile a selezioni per l’ammissione ai corsi di dottorato di ricerca - si rivelano manifestamente inconferenti.

Del pari, appaiono decisamente superate dalle acquisizioni processuali le osservazioni censoree esposte nel ricorso originario, con le quali la parte ricorrente lamentava l’insufficienza della motivazione, affidata - a suo dire - esclusivamente ad un punteggio numerico.

E’, invero, un dato acquisito che la commissione, nella seduta del 7.11.2006 ( verbale n°3) ha proceduto alla correzione degli elaborati, assegnando a ciascuno di essi un punteggio numerico, corredato altresì da un giudizio sintetico.

Segnatamente, la prova scritta del ricorrente è stata valutata 24/40, con il seguente giudizio “ l’elaborato si presenta molto esteso, specie ed eccessivamente nelle premesse. Dimostra una sufficiente informazione ma anche difficoltà a cogliere i punti salienti. Le conclusioni appaiono poco approfondite e discutibili.”

Non è poi possibile revocare in dubbio la piena utilizzabilità di tale documento ( verbale della commissione esaminatrice n°3), depositato in giudizio dall’Amministrazione resistente in ottemperanza ad uno specifico ordine istruttorio formulato dal Collegio.

Contrariamente a quanto dedotto, alcuna decadenza è rinvenibile nel sistema processuale che imponga di non tener conto dell’adempimento istruttorio, comunque, eseguito dall’Amministrazione, ancorchè in ritardo.

È stato da tempo precisato, infatti, che il termine stabilito in una decisione interlocutoria o in una ordinanza istruttoria ha carattere meramente ordinatorio, in quanto rivolto non già a sancire preclusioni, come nelle norme aventi forza di legge introducenti termini perentori, ma solo ad evitare, da un lato, che la scelta dell'epoca di adempimento dell'ordine istruttorio sia rimesso alla semplice volontà del destinatario dell'ordine stesso e, dall'altro, ad impedire che l'udienza di discussione venga fissata in una data troppo ravvicinata rispetto al tempo occorrente per lo svolgimento dell'attività richiesta dal giudice. Pertanto, l'inosservanza di tale termine non dà luogo a decadenza né rende inutilizzabili quali fonti di cognizione gli elementi comunque acquisiti al giudizio prima della decisione (T.A.R. Piemonte Torino, sez. II, 23 dicembre 2005 , n. 4453; TAR Abruzzo-Aq., 9.2.85, n. 71 e 15.5.81, n. 236; TAR Toscana, 13.7.84, n. 607; TAR Trentino Alto Adige, 14.4.90, n. 177).

Né appare possibile imputare all’Amministrazione resistente la mancata ostensione del suddetto verbale, prodotto in giudizio, ma non consegnato al ricorrente in sede di accesso agli atti.

A tal riguardo, mette conto evidenziare che il ricorrente, con la propria domanda di accesso del 9.11.2006, aveva perimetrato l’ambito del suddetto procedimento cognitivo, circoscrivendolo ad alcuni ben individuati atti della procedura concorsuale (“copia conforme della graduatoria all’esito della prova scritta, copia dell’elaborato svolto dal sottoscritto, breve esposizione dei criteri adoperati per la valutazione degli scritti”), tra i quali non erano giustappunto ricompresi i verbali della commissione.

Infine, vanno disattese le censure – integrate con i motivi aggiunti - che investono la sufficienza ovvero la coerenza logica della motivazione posta a fondamento dell’avversato provvedimento espulsivo.

Com’è noto, in relazione alla controversa questione dell’ampiezza della motivazione resa nella valutazione di prove concorsuali si sono formati due contrapposti indirizzi giurisprudenziali.

Secondo l’orientamento tradizionale, seguito in prevalenza dal giudice d’appello (cfr., tra le tante, anche di recente, Consiglio di Stato, IV Sezione, 18 ottobre 2006, n.6196; 6 settembre 2006, nn.4529-4530; 26 aprile 2006, n.2335; V Sezione, 15 dicembre 2005, n.7136), l’onere della motivazione dei giudizi inerenti alle prove scritte è sufficientemente adempiuto con l’attribuzione di un punteggio numerico, configurandosi quest’ultimo come formula sintetica, ma non per questo non eloquente, di esternazione della valutazione tecnica compiuta dalla commissione esaminatrice, anche nell’ottica di non compromettere la celerità dell’azione amministrativa in procedure selettive caratterizzate da un elevato numero di candidati.

Il contrario indirizzo, seguito da parte della giurisprudenza amministrativa di primo grado (cfr., per tutte, T.A.R. Sicilia, Catania, IV Sezione, 14 settembre 2006, n.1446; T.A.R. Veneto, 4 agosto 2006, n.2307), ritiene invece necessaria un’apposita motivazione per la valutazione negativa delle prove di concorso, stante l’inadeguatezza del solo voto numerico ad esternare congruamente le ragioni del giudizio sfavorevole e ad assicurare, in tal modo, il rispetto dei principi costituzionali di buon andamento, imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa (art.97 Cost.) nonché di tutela del diritto di difesa (art.24 Cost.).

Tra i due versanti opposti, si è andato gradualmente delineando un orientamento intermedio, talvolta condiviso anche dal Consiglio di Stato (a partire, dalla decisione della Sezione VI, 30 aprile 2003, n.2331; cfr., della stessa Sezione, sentenze del 2 marzo 2004, n.974 e 13 febbraio 2004, n.558), cui il Collegio ritiene di dover aderire per la soluzione della controversia in esame, in base al quale la questione va risolta non già in astratto ma in concreto.

In tale prospettiva, occorre avere riguardo ad una molteplicità di aspetti, tra i quali, in primo luogo, la tipologia dei criteri di massima fissati dalla commissione, risultando sufficiente il punteggio soltanto ove i criteri siano predeterminati rigidamente ed insufficiente nel caso in cui essi si risolvano in espressioni generiche. In particolare, si è ritenuto che, laddove sia stabilita una “griglia di valutazione” che comprenda una serie di “indicatori”, concernenti vari aspetti della prova, con previsione di un punteggio compreso tra un minimo ed un massimo per ciascun, dettagliato elemento, l’onere motivazionale è soddisfatto anche mediante il punteggio numerico, reso scomponibile con riferimento ai singoli criteri descritti nella griglia di valutazione (cfr. T.A.R. Emilia Romagna, Parma, 22 marzo 2007, n.193).

Orbene, avuto riguardo al caso in esame, deve rilevarsi come l’Amministrazione resistente abbia mostrato un’apprezzabile sensibilità per il rispetto di quei principi di rango costituzionale (imparzialità e trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione, sanciti nell’art.97, comma 1, Cost., nonché dal principio di effettività della tutela giurisdizionale, di cui agli artt.24, 103 e 113 ) a presidio dei quali si pone l’obbligo di motivazione, sposando l’opzione ermeneutica più rigorosa, di guisa che il punteggio assegnato al ricorrente risulta integrato da un giudizio sintetico idoneo a disvelare l’iter logico argomentativo seguito nel corso della valutazione.

La procedura selettiva de qua, retta dal bando di concorso emanato con D.R. n.2945, prevedeva due prove d’esame, un elaborato scritto ed un colloquio, volte ad accertare l’attitudine del ricorrente alla ricerca scientifica.

La commissione esaminatrice, ai sensi dell’art. 6 del bando, disponeva, per la valutazione di ciascun candidato, complessivamente di 100 punti per le due prove, di cui max 40 per la prova scritta e max 60 per la prova orale, con la precisazione che per l’ammissione alla prova orale occorreva aver riportato nella prova scritta una votazione non inferiore a 26/40 punti.

Nell’adunanza preliminare del 6.11.2006, la commissione fissava poi i criteri di valutazione della prova scritta: ampiezza delle conoscenze degli argomenti nel loro complesso, adeguatezza dell’analisi delle problematiche anche alla luce dell’evoluzione dottrinale, grado di preparazione culturale del candidato, capacità del candidato sotto il profilo del ragionamento logico sistematico ed attitudine all’interpretazione ed alla comprensione dei testi”.

Orbene, a giudizio del Collegio la suddetta elencazione già si risolve, di per se stessa, in valide ed articolate coordinate di riferimento, utili ad orientare il giudizio della commissione esaminatrice sì da rendere, per ciascun candidato, omogenei i relativi parametri di valutazione.

Contrariamente a quanto dedotto, le sopra richiamate espressioni, lungi dal costituire delle vacue locuzioni,  riflettono infatti appropriate categorie di giudizio idonee a governare procedure selettive ed a reggere valutazioni di meritevolezza.

Peraltro, come già sopra anticipato, la prova scritta del ricorrente veniva valutata con  il punteggio di 24/40, integrato dal seguente giudizio sintetico “ l’elaborato si presenta molto esteso, specie ed eccessivamente nelle premesse. Dimostra una sufficiente informazione ma anche difficoltà a cogliere i punti salienti. Le conclusioni appaiono poco approfondite e discutibili”.

Orbene, deve, anzitutto, rilevarsi come nel sistema di scelta concorsuale esista un ampio margine di discrezionalità censurabile unicamente sul piano della legittimità, per evidente superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, emergente dalla stessa documentazione, tale da configurare un evidente eccesso di potere, senza con ciò entrare nel merito della valutazione della commissione.

Nel caso in esame sono state sufficientemente rappresentate le ragioni che hanno indotto il predetto organo di valutazione ad escludere il ricorrente dalle ulteriori fasi del concorso.

Gli indicatori all’uopo utilizzati, in uno alle argomentazioni spese nel giudizio sintetico, appaiono, in definitiva, sufficientemente esplicativi delle carenze riscontrate nella prova del ricorrente, la cui rilevanza appare vieppiù significativa in ragione degli standard di conoscenze richiesti dalla procedura in argomento.

In definitiva, la valorizzazione di specifici profili di insufficienza quanto all’ampiezza ed al livello di conoscenze palesati dal ricorrente, piuttosto che riflettere un esame claudicante della sua attitudine scientifica, assumono, nell’ambito del giudizio complessivo di non idoneità,  indubbio rilievo in quanto valgono a reggere la valutazione negativa espressa dalla commissione.

Per le stesse ragioni, non è dato cogliere le prospettate carenze in termini di ragionevolezza e proporzionalità.

Il giudizio di insufficienza si pone, infatti, in rapporto di evidente armonia con i precedenti snodi valutativi affidati a proposizioni che, sebbene sintetiche, riflettono - secondo un giudizio che non appare manifestamente illogico - rilevanti profili di criticità, ritenuti incompatibili con il livello ( elevato ) di preparazione e di attitudine alla ricerca.

Conclusivamente, ribadite le svolte considerazioni, il ricorso va respinto siccome infondato.

Sussistono giustificati motivi per disporre l’integrale compensazione, tra le parti, delle spese di giudizio,  ponendo tuttavia definitivamente a carico del ricorrente gli oneri connessi al contributo unificato. 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe lo respinge.

Spese compensate.

Contributo unificato a carico del ricorrente.

Ordina che la presente decisione venga eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella Camera di Consiglio del 12 Luglio 2007.

Il Primo Ref. Estensore

Il Presidente

 
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