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Ordinanza di demolizione - accertamento di conformità - conseguenze PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. II, 27 settembre 2007 / 19 ottobre 2007, n. 9757 (Pres. D'Alessandro, est. Maiello) 

Pur non ignorando l’esistenza di un indirizzo ermeneutico di segno contrario, la Sezione condivide, infatti, l’orientamento giurisprudenziale – già ripetutamente applicato ( cfr. Tar Campania Sez. II n. 8345/2007, n.10128/2004, n.816/2005 ) – secondo cui la validità ovvero l’efficacia dell’ordine di demolizione non risultano pregiudicate, con la pretesa automaticità, dalla presentazione dell’istanza di accertamento di conformità ex art. 36 del d.p.r. 380/2001.
Sul punto, mette conto evidenziare che nel sistema non è rinvenibile una previsione dalla quale possa desumersi un tale effetto, sicchè, se, da un lato, la presentazione dell’istanza ex art. 36 D.P.R. 380/2001 determina inevitabilmente un arresto dell’efficacia dell’ordine di demolizione, all’evidente fine di evitare, in caso di accoglimento dell’istanza, la demolizione di un’opera che, pur realizzata in assenza o difformità dal permesso di costruire, è conforme alla strumentazione urbanistica vigente, dall’altro, occorre ritenere che l’efficacia dell’atto sanzionatorio sia soltanto sospesa, cioè che l’atto sia posto in uno stato di temporanea quiescenza.
All’esito del procedimento di sanatoria, in caso di accoglimento dell’istanza, l’ordine di demolizione rimarrà privo di effetti in ragione dell’accertata conformità dell’intervento alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso sia al momento della presentazione della domanda, con conseguente venir meno dell’originario carattere abusivo dell’opera realizzata.
Di contro, in caso di rigetto dell’istanza, l’ordine di demolizione a suo tempo adottato riacquista la sua efficacia, che non era definitivamente cessata, bensì era rimasta solo sospesa in attesa della conclusione del nuovo iter procedimentale, con la sola precisazione che il termine concesso per l’esecuzione spontanea della demolizione deve decorrere dal momento in cui il diniego di sanatoria perviene a conoscenza dell’interessato, che non può rimanere pregiudicato dall’avere esercitato una facoltà di legge, quale quella di chiedere l’accertamento di conformità urbanistica, e deve pertanto poter fruire dell’intero termine a lui assegnato per adeguarsi all’ordine, evitando così le conseguenze negative connesse alla mancata esecuzione dello stesso.
In sostanza, considerato che il procedimento di verifica della compatibilità urbanistica dell’opera avviato ad istanza di parte è un procedimento del tutto autonomo e differente dal precedente procedimento sanzionatorio avviato d’ufficio e conclusosi con l’ordinanza di demolizione dell’opera eseguita in assenza o difformità del titolo abilitativo, il Collegio ritiene che non sussista motivo per imporre all’amministrazione comunale il riesercizio del potere sanzionatorio a seguito dell’esito negativo del procedimento di accertamento di conformità urbanistica, atteso che il provvedimento di demolizione costituisce un atto vincolato a suo tempo adottato in esito ad un procedimento amministrativo sul quale non interferisce l’eventuale conclusione negativa del procedimento ad istanza di parte ex art. 36 D.P.R. 380/2001.
Un nuovo procedimento sanzionatorio, infatti, si rivelerebbe, in assenza di un’espressa previsione legislativa, un’inutile ed antieconomica duplicazione dell’agere amministrativo ( cfr. anche Tar Campania, Sezione III, n. 10369/06).


REPUBBLICA  ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

PER LA CAMPANIA

NAPOLI

SECONDA SEZIONE

composto dai Signori Magistrati:

dr. Carlo d’Alessandro                        Presidente

dr. Pierluigi Russo                                Primo Referedario

dr. Umberto Maiello                            Primo Ref. , relatore

ha pronunciato la seguente

DECISIONE IN FORMA SEMPLIFICATA

A) sul ricorso n°4113/2007,  proposto da Virginia VITALE, rappresentata e difesa dagli Avv. Maurizio Maiello e Gaetano Giordano e, con essi, elettivamente domiciliata in Napoli al c.so Umberto I, 237;

contro

il   COMUNE di CASALNUOVO, in persona del Sindaco pro – tempore, rappresentato e difeso dagli Avv. Claudio Orabona e Luigi Manna ed elettivamente domiciliato presso il primo difensore alla via Mergellina n.45;

la REGIONE CAMPANIA, in persona del Presidente della Giunta Regionale, rappresentata e difesa dall’Avv. Massimo Lacatena dell’Avvocatura Regionale ed elettivamente domiciliata alla via S. Lucia n. 81;

per l’annullamento previa sospensione dell’esecuzione

dell’ordine di demolizione n.20 del 5.4.2007

B) sui motivi aggiunti proposti con atto depositato il 30.8.2007,

per l’annullamento previa sospensione dell’esecuzione

del verbale di accertamento dell’inottemperanza prot.llo n. 1450 del 14.7.2007;

Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso, come integrato dai motivi aggiunti;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata;

Udito il relatore Primo Referendario UMBERTO MAIELLO all’udienza camerale del 27.9.2007;

Uditi altresì per le parti gli avvocati come da verbale di udienza;

Visto l'articolo 21 nono comma della legge 6 dicembre 1971, n.1034, nel testo sostituito dall'art. 3, primo comma, della Legge 21 luglio 2000 n. 205, che facoltizza, in sede di decisione della domanda cautelare, il Tribunale Amministrativo Regionale, accertata la completezza del contraddittorio e dell'istruttoria, a definire il giudizio nel merito a norma dell'articolo 26 della legge della legge 6 dicembre 1971, n.1034,.

Rilevato che, nella specie, il presente giudizio può essere definito con decisione in forma semplificata ai sensi dell'articolo 26 della legge della legge 6 dicembre 1971, n.1034, come modificato dall'art. 9 della Legge 21 luglio 2000 n. 205, stante la completezza del contraddittorio e della documentazione di causa, oltre che la manifesta infondatezza del ricorso, come integrato dai motivi aggiunti;

Sentiti sul punto i difensori delle parti costituite, come da verbale d'udienza;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto;

FATTO

Con il gravame su sub A), la ricorrente impugna l’ordine di demolizione, n.20 del 5.4.2007, spedito dal Comune di Casalnuovo a fronte dell’abusiva realizzazione alla via Carafa di una struttura in c.a., composta da un locale seminterrato e tre piani fuori terra.

Deduce il difetto di motivazione e la violazione della normativa sul condono.

L’azione impugnatoria è stata poi estesa, mediante i motivi aggiunti rubricati sub B), al verbale di accertamento dell’inottemperanza prot.llo n. 1450 del 14.7.2007.

Segnatamente, osserva, anzitutto, che l’Amministrazione resistente avrebbe violato le garanzie di partecipazione al procedimento di cui agli artt. 7 e ss. della legge 241/1990.

Rileva, inoltre, che, in data 2.7.2007, ha depositato presso il Comune di Casalnuovo l’istanza di accertamento di conformità ex art. 36 del d.p.r. n. 380/2001, cui si riconnetterebbe – alla stregua della normativa di settore e fino alla scadenza del termine di 60 gg – un effetto preclusivo rispetto allo sviluppo del procedimento sanzionatorio avviato dal Comune.

Nel procedimento delibativo che questo Tribunale è chiamato a svolgere, vanno anzitutto disattese le censure formulate nel ricorso originario avverso l’ordine di demolizione.

Ed invero, quanto alla pretesa insufficienza del corredo motivazionale dell’atto impugnato, non può essere revocata in dubbio la completezza dei riferimenti ivi esposti.

A tal riguardo, mette conto evidenziare che la tipologia costruttiva e le dimensioni del manufatto realizzato, consistente in una struttura in c.a. composta da un locale seminterrato e ben tre piani fuori terra, riflettono con assoluta evidenza la sussistenza del contestato abuso che, in ragione della innegabile trasformazione edilizia ed urbanistica del territorio che ad esso si riconnette, imponeva il previo rilascio di uno specifico permesso di costruire che valesse ad autorizzarne l’esecuzione.

Il suddetto rilievo rende manifestamente inconferenti le ulteriore deduzioni attoree, atteso che la realizzazione dell’opera in contestazione, in mancanza del suddetto titolo abilitativo, di per se stessa, fondava la reazione repressiva dell’organo di vigilanza, che, nell’ambito della disciplina di settore, assurge ad atto dovuto.

In altri termini, nello schema giuridico delineato dall’art. 31 del d.p.r. 380/2001 non vi è spazio per apprezzamenti discrezionali, atteso che l’esercizio del potere repressivo di un abuso edilizio consistente nell’esecuzione di un’opera in assenza del titolo abilitativo costituisce atto dovuto, per il quale è "in re ipsa" l'interesse pubblico alla sua rimozione ( cfr. T.A.R. Campania, Sez. IV, 24 settembre 2002, n. 5556; 4 luglio 2001, n. 3071;  Consiglio Stato, sez. IV, 27 aprile 2004, n. 2529).

Tant’è che, accertata l'esecuzione di opere in assenza di concessione ovvero in difformità totale dal titolo abilitativo, non costituisce onere del Comune verificare la sanabilità delle opere in sede di vigilanza sull'attività edilizia (T.A.R. Campania, Sez. IV, 24 settembre 2002, n. 5556; T.A.R. Lazio, sez. II ter, 21 giugno 1999, n. 1540).

In definitiva, l’atto può ritenersi sufficientemente motivato per effetto della stessa descrizione dell’abuso accertato, presupposto giustificativo necessario e sufficiente a fondare la spedizione della misura sanzionatoria.

Anche l’ulteriore censura proposta avverso l’ordine di demolizione appare priva di pregio.

Giova, infatti, osservare che, contrariamente a quanto dedotto, il valido esercizio del potere di repressione dell’abuso in argomento non era impedito dalle condizioni ostative indicate nel gravame.

Segnatamente, la parte ricorrente – sulla quale pur gravava il relativo onere ai sensi dell’art. 2697 c.c. – non ha fornito alcun elemento di riscontro all’asserzione secondo cui tuttora penderebbe presso il Comune di Casalnuovo una domanda di condono.

Né, peraltro, si è peritata di fornirne gli estremi identificativi ( numero di protocollo e data di presentazione) di tale istanza; senza contare che tale circostanza ( id est della pendenza di una domanda di condono) risulta espressamente smentita nella memoria difensiva dell’Amministrazione resistente.

Ferma restando l’accertata validità dell’ordine di demolizione n.21 del 5.4.2007, il Collegio ritiene che anche l’efficacia del precitato titolo ingiuntivo non possa essere scalfita dalla presentazione, in data 2.7.2007, di un’istanza di accertamento di conformità ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 36 del d.p.r. 380/2001.

Pur non ignorando l’esistenza di un indirizzo ermeneutico di segno contrario, la Sezione condivide, infatti, l’orientamento giurisprudenziale – già ripetutamente applicato ( cfr. Tar Campania Sez. II n. 8345/2007, n.10128/2004, n.816/2005 ) – secondo cui la validità ovvero l’efficacia dell’ordine di demolizione non risultano pregiudicate, con la pretesa automaticità, dalla presentazione dell’istanza di accertamento di conformità ex art. 36 del d.p.r. 380/2001.

Sul punto, mette conto evidenziare che nel sistema non è rinvenibile una previsione dalla quale possa desumersi un tale effetto, sicchè, se, da un lato, la presentazione dell’istanza ex art. 36 D.P.R. 380/2001 determina inevitabilmente un arresto dell’efficacia dell’ordine di demolizione, all’evidente fine di evitare, in caso di accoglimento dell’istanza, la demolizione di un’opera che, pur realizzata in assenza o difformità dal permesso di costruire, è conforme alla strumentazione urbanistica vigente, dall’altro, occorre ritenere che l’efficacia dell’atto sanzionatorio sia soltanto sospesa, cioè che l’atto sia posto in uno stato di temporanea quiescenza.

All’esito del procedimento di sanatoria, in caso di accoglimento dell’istanza, l’ordine di demolizione rimarrà privo di effetti in ragione dell’accertata conformità dell’intervento alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso sia al momento della presentazione della domanda, con conseguente venir meno dell’originario carattere abusivo dell’opera realizzata.

Di contro, in caso di rigetto dell’istanza, l’ordine di demolizione a suo tempo adottato riacquista la sua efficacia, che non era definitivamente cessata, bensì era rimasta solo sospesa in attesa della conclusione del nuovo iter procedimentale, con la sola precisazione che il termine concesso per l’esecuzione spontanea della demolizione deve decorrere dal momento in cui il diniego di sanatoria perviene a conoscenza dell’interessato, che non può rimanere pregiudicato dall’avere esercitato una facoltà di legge, quale quella di chiedere l’accertamento di conformità urbanistica, e deve pertanto poter fruire dell’intero termine a lui assegnato per adeguarsi all’ordine, evitando così le conseguenze negative connesse alla mancata esecuzione dello stesso.

In sostanza, considerato che il procedimento di verifica della compatibilità urbanistica dell’opera avviato ad istanza di parte è un procedimento del tutto autonomo e differente dal precedente procedimento sanzionatorio avviato d’ufficio e conclusosi con l’ordinanza di demolizione dell’opera eseguita in assenza o difformità del titolo abilitativo, il Collegio ritiene che non sussista motivo per imporre all’amministrazione comunale il riesercizio del potere sanzionatorio a seguito dell’esito negativo del procedimento di accertamento di conformità urbanistica, atteso che il provvedimento di demolizione costituisce un atto vincolato a suo tempo adottato in esito ad un procedimento amministrativo sul quale non interferisce l’eventuale conclusione negativa del procedimento ad istanza di parte ex art. 36 D.P.R. 380/2001.

Un nuovo procedimento sanzionatorio, infatti, si rivelerebbe, in assenza di un’espressa previsione legislativa, un’inutile ed antieconomica duplicazione dell’agere amministrativo ( cfr. anche Tar Campania, Sezione III, n. 10369/06).

Va poi dichiarata inammissibile, per carenza di interesse, l’azione impugnatoria spiegata, mediante motivi aggiunti, avverso il verbale elevato dal locale Comando di Polizia Municipale e relativo all’accertamento di inottemperanza all’ingiunzione di demolizione n.21 del 5.4.2007.

Invero, l’atto impugnato, limitandosi a rappresentare l’attuale stato dei luoghi rispetto all’ingiunzione precedentemente spedita, costituisce un mero atto procedimentale avente contenuto di accertamento ed esplicante una funzione meramente preparatoria e strumentale in vista delle successive determinazioni dell’Ente, sicchè, di per se stesso, è manifestamente inidoneo a ledere situazioni giuridiche ( cfr. ex multis Tar Campania, sez. II, n. 526/2005).

Conclusivamente, ribadite le svolte considerazioni il ricorso, come integrato dai motivi aggiunti, va respinto.

Le spese, che vanno complessivamente liquidate in € 2.000 ( duemila), seguono la soccombenza e, per l’effetto, i ricorrenti vanno condannati, in solido, al pagamento della somma di 1.000 (mille) € in favore del Comune di Casalnuovo e di 1.000 (mille ) € in favore della Regione Campania.

Gli oneri connessi al contributo unificato restano definitivamente a carico del ricorrente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge.

Spese come da motivazione.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del 27.9.2007

Il Primo Ref. Estensore                            Il Presidente

 
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