iusna.net su twitter
Segui iusna.net su Follow iusna on Twitter
 
 
Home
Sentenze TAR Campania
Recensioni
La rivista
Contattaci
Dicono di noi
Collaborazioni
Newsletter
Logo & banner
 
Libri & Diritto
 
 
Diritto pubblico on line
La giustizia amministrativa
Lexitalia
Giustamm
 
Notizie: 816
Collegamenti web: 10
Visitatori: 5155574
 
 


DIA - legittimazione attiva - poteri istruttori della P.A. - limiti PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. II, 26 luglio 2007 / 19 ottobre 2007, n. 9747 (Pres. D'Alessandro, est. Russo) 

Similmente a quanto disposto per il permesso di costruire, l’art.23, primo comma, del T.U. in materia edilizia individua il soggetto legittimato a presentare la denuncia di inizio attività nel proprietario dell’immobile o in chi vi abbia titolo e al sesto comma stabilisce che: “Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, ove entro il termine indicato al comma 1 sia riscontrata l’assenza di una o più delle condizioni stabilite, notifica all’interessato l’ordine di non effettuare il previsto intervento (…)”.
A sua volta l’art.2 del regolamento per l’attuazione della legge regionale della Campania 28 novembre 2001, n.19, approvato con deliberazione di G.R. 31 ottobre 2002, n.5261, rubricato Corredo documentale della denuncia di inizio attività, prevede, tra gli atti da allegare a pena di improcedibilità, “a) dichiarazione comprovante la disponibilità dell’immobile ai fini della realizzazione degli interventi indicati nella denuncia (…)”.
Tanto premesso, il Collegio rileva che, sulla base della normativa richiamata, l'Amministrazione comunale, cui è rimessa sul piano istruttorio la delibazione di conformità urbanistica di ogni progetto edilizio, deve verificare, tra l’altro, che esista un idoneo titolo per eseguire le opere, che assurge a presupposto di legittimità sia degli interventi che implicano il rilascio del permesso di costruire sia di quelli soggetti al regime semplificato della d.i.a.
La giurisprudenza amministrativa esclude, tuttavia, l’esistenza di un obbligo del Comune di effettuare complessi accertamenti diretti a ricostruire tutte le vicende riguardanti l'immobile, considerato che il titolo si forma facendo salvi i diritti dei terzi, senza che la mancata considerazione di tali diritti possa in qualche modo incidere sulla legittimità dell'atto. In proposito, ha pertanto chiarito, da un lato, che non è seriamente contestabile che nel procedimento di rilascio della concessione edilizia l'amministrazione abbia il potere ed il dovere di verificare l'esistenza, in capo al richiedente, di un idoneo titolo di godimento sull'immobile, interessato dal progetto di trasformazione urbanistica, dall’altro, che l’attività istruttoria non può essere diretta, in via principale, a risolvere i conflitti di interesse tra le parti private in ordine all'assetto proprietario degli immobili interessati (cfr., per tutte, Consiglio di Stato, Sezione V, 2 ottobre 2002, n.5165 e 7 luglio 2005, n.3730).

 

REPUBBLICA ITALIANA                    

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE    

PER LA CAMPANIA  

SEDE DI NAPOLI SECONDA SEZIONE  

composto dai Magistrati:

- dr. Carlo              d’Alessandro                Presidente

- dr. Anna               Pappalardo                  Consigliere

- dr. Pierluigi          Russo        P. Referendario, estensore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n.3597/2006, proposto dai sigg. Giuliano GAGLIARDO, Anna GAGLIARDO e Maria Antonia TARTARONE, rappresentati e difesi dall’avv. Antonio Tommaso Ventre, con il quale sono elettivamente domiciliati in Napoli, al viale Augusto, n.9 (c/o avv. Stefania Laperchia); 

CONTRO

il Comune di Giugliano in Campania, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Cimmino, con domicilio eletto in Napoli, al viale Gramsci, n.19 (c/o avv. Luciano Pennacchio – studio avv. Emanuele D’Alterio) ;

E NEI CONFRONTI

del sig. Achille Aucelli, rappresentato e difeso avv. Luciano Pennacchio, con domicilio eletto in Napoli, al viale Gramsci, n.19 (c/o avv. Emanuele D’Alterio) ;

PER OTTENERE

- con l’atto introduttivo del giudizio, la declaratoria dell’illegittimità del silenzio rifiuto serbato dal Comune di Giugliano in Campania sull’atto notificato in data 10.11.2005, diretto a sollecitare l’esercizio dei poteri sanzionatori per l’attività edilizia posta in essere dal sig. Achille Aucelli;

- con ricorso per motivi aggiunti, l’annullamento dell’atto prot. n.26924 del 14.6.2006, con il quale il dirigente del Settore assetto del territorio dello stesso Comune ha respinto l’istanza, rappresentando che i lavori sono stati assentiti con d.i.a. ; 

Visto il ricorso coi relativi allegati ;

Visti gli atti di costituzione del Comune di Giugliano in Campania e del controinteressato Achille Aucelli ;

Visti gli atti tutti della causa ;

Uditi i difensori delle parti, presenti come da verbale, alla pubblica udienza del 12 luglio 2007, relatore il p. ref. P. Russo ;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

F A T T O

Con l’atto introduttivo del giudizio, notificato in data 23 maggio 2006 e depositato il 25 seguente, i ricorrenti, dopo aver premesso di essere proprietari di unità immobiliari ubicate in Giugliano in Campania, alla via S. Anna n.37, aventi accesso dal cortile di loro esclusiva proprietà, hanno esposto che il sig. Achille Aucelli avrebbe realizzato, senza averne titolo, la trasformazione di un vano finestra in vano porta, con conseguente accesso dal suindicato cortile. Essi hanno, dunque, notificato al Comune, in data 10.11.2005, un atto diretto a sollecitarne l’esercizio dei poteri sanzionatori per la repressione del suddetto intervento edilizio. Non avendo ottenuto risposta, hanno agito in giudizio per ottenere la declaratoria dell’illegittimità del silenzio-rifiuto serbato dal Comune. A sostegno della domanda deducevano i seguenti motivi: Violazione degli artt.42 e 97 Cost., artt.2 e ss. L. n.241/1990, artt.22, 23, 27, 31, 33, 37, 38 e 47 D.P.R. n.380/2001 – Eccesso di potere.

Si costituiva il soggetto controinteressato evocato in giudizio, che preliminarmente eccepiva l’inammissibilità del ricorso sotto diversi profili, concludendo comunque con richiesta di reiezione nel merito.

Con motivi aggiunti notificati in data 14 luglio 2006 e depositati il 24 seguente, gli stessi ricorrenti impugnavano l’atto prot. n.26924 del 14.6.2006, con il quale il dirigente del Settore assetto del territorio dello stesso Comune ha rappresentato che i lavori sono stati regolarmente assentiti con d.i.a. A sostegno della domanda di annullamento del suddetto atto, hanno proposto le seguenti censure: Violazione degli artt.42 e 97 Cost., art.3 L. n.241/1990, artt.3, 22, 23, 27, 31, 33, 37, 38 e 47 D.P.R. n.380/2001 – Eccesso di potere per difetto di motivazione – Difetto di istruttoria – Errore e difetto dei presupposti – Sviamento. 

Resisteva in giudizio l’intimato Comune.

Le parti hanno depositato memorie difensive.

Alla pubblica udienza del 12 luglio 2007, la causa è stata trattenuta  per la decisione, come da verbale.

D I R I T T O

Preliminarmente va dichiarato improcedibile, per sopravvenuto difetto d’interesse, il ricorso introduttivo del giudizio sul silenzio-rifiuto tenuto dal Comune di Giugliano in Campania sulla diffida notificata dai ricorrenti – intesa a sollecitare l’esercizio dei poteri sanzionatori per l’attività edilizia posta in essere dall’odierno controinteressato sig. Aucelli – considerato che, in corso di causa, il competente dirigente comunale ha emanato un atto espresso di rigetto dell’istanza, rilevando che i lavori oggetto di contestazione risultano assistiti da regolare denuncia di inizio attività.

 La materia del contendere si concentra, dunque, sul giudizio impugnatorio, introdotto coi motivi aggiunti successivamente proposti dagli stessi ricorrenti.

Essi contestano l’ammissibilità dell’intervento eseguito – con specifico riferimento alla trasformazione di un vano finestra in vano porta, con conseguente possibilità di accesso su un cortile di cui assumono la proprietà esclusiva – in quanto l’Amministrazione, senza congrua motivazione ed adeguata istruttoria, avrebbe omesso di rilevare il difetto di legittimazione in capo al soggetto proponente la d.i.a.

Il Collegio ritiene di poter prescindere dall’esame delle eccezioni di inammissibilità, sollevate dal controinteressato sotto diversi profili, atteso che la domanda è infondata.

Similmente a quanto disposto per il permesso di costruire, l’art.23, primo comma, del T.U. in materia edilizia individua il soggetto legittimato a presentare la denuncia di inizio attività nel proprietario dell’immobile o in chi vi abbia titolo e al sesto comma stabilisce che: “Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, ove entro il termine indicato al comma 1 sia riscontrata l’assenza di una o più delle condizioni stabilite, notifica all’interessato l’ordine di non effettuare il previsto intervento (…)”.

A sua volta l’art.2 del regolamento per l’attuazione della legge regionale della Campania 28 novembre 2001, n.19, approvato con deliberazione di G.R. 31 ottobre 2002, n.5261, rubricato Corredo documentale della denuncia di inizio attività, prevede, tra gli atti da allegare a pena di improcedibilità, “a) dichiarazione comprovante la disponibilità dell’immobile ai fini della realizzazione degli interventi indicati nella denuncia (…)”.

Tanto premesso, il Collegio rileva che, sulla base della normativa richiamata, l'Amministrazione comunale, cui è rimessa sul piano istruttorio la delibazione di conformità urbanistica di ogni progetto edilizio, deve verificare, tra l’altro, che esista un idoneo titolo per eseguire le opere, che assurge a presupposto di legittimità sia degli interventi che implicano il rilascio del permesso di costruire sia di quelli soggetti al regime semplificato della d.i.a.

          La giurisprudenza amministrativa esclude, tuttavia, l’esistenza di un obbligo del Comune di effettuare complessi accertamenti diretti a ricostruire tutte le vicende riguardanti l'immobile, considerato che il titolo si forma facendo salvi i diritti dei terzi, senza che la mancata considerazione di tali diritti possa in qualche modo incidere sulla legittimità dell'atto. In proposito, ha pertanto chiarito, da un lato, che non è seriamente contestabile che nel procedimento di rilascio della concessione edilizia l'amministrazione abbia il potere ed il dovere di verificare l'esistenza, in capo al richiedente, di un idoneo titolo di godimento sull'immobile, interessato dal progetto di trasformazione urbanistica, dall’altro, che l’attività istruttoria non può essere diretta, in via principale, a risolvere i conflitti di interesse tra le parti private in ordine all'assetto proprietario degli immobili interessati (cfr., per tutte, Consiglio di Stato, Sezione V, 2 ottobre 2002, n.5165 e 7 luglio 2005, n.3730).

          Facendo applicazione dei suesposti principi alla vicenda in esame, il Collegio ritiene che legittimamente il dirigente comunale ha esercitato la potestà di controllo preventivo rimessa alle sue cure, atteso che la denuncia di inizio attività risulta completa della documentazione richiesta, ivi compresa la copia del titolo di proprietà dell’immobile sul quale realizzare l’intervento. Non era esigibile, invece, alla stregua dei principi sopra evocati, che l’autorità amministrativa compisse complesse verifiche anche in ordine al regime proprietario del cortile ovvero dell’esistenza o meno di un diritto di passaggio in capo al richiedente, il cui accertamento, controverso tra le parti, va rimesso alla competente sede giurisdizionale civile.

In conclusione, alla stregua di tutte le considerazioni fin qui svolte, ferma restando l’improcedibilità della domanda avverso il silenzio, va disposta la reiezione del ricorso.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania - Sezione Seconda – definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe R.G. n. 3597/2006, in parte lo dichiara improcedibile ed in parte lo respinge, nei termini di cui in motivazione.

        Condanna il ricorrente a rimborsare al Comune di Giugliano in Campania ed al sig. Aucelli le spese del presente giudizio, che si liquidano in 1.000,00(mille/00) euro per parte, per complessivi 2.000,00 (duemila/00) euro; il contributo unificato resta a carico della parte soccombente.

                    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.

        Così deciso in Napoli, nelle camere di consiglio del 12 e del 26 luglio 2007.

L’ESTENSORE                                                      IL PRESIDENTE

 
< Prec.   Pros. >