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Revoca del contributo pubblico - giurisdizione del G.O. - quando sussiste PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. III, 27 settembre 2007 / 12 ottobre 2007, n. 9468 (Pres. Scafuri, est. Cernese) 

Come ripetutamente affermato dal Consiglio di Stato (cfr., ex plurimis, Cons. St., VI Sez., 25 giugno 2002, n. 3470 e 23 marzo 2004, n. 1345; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VI, 29.11.2004, n. 17686), una volta deliberato e liquidato un contributo economico, si instaura tra concedente e concessionario un rapporto paritetico, connotato da diritti ed obblighi, consistenti, per quel che riguarda il beneficiario, nel diritto alla corresponsione del contributo/finanziamento e nell'obbligo di porre in essere le attività per le quali il finanziamento è stato erogato.
A sua volta l'Ente finanziatore, dopo la deliberazione e liquidazione del contributo, non ha più alcun potere discrezionale, ma solo il potere di controllare l'esatto adempimento degli obblighi del beneficiario.
L'inosservanza di tali obblighi si connota come inadempimento, a cui consegue la revoca del contributo, quale forma di risoluzione unilaterale del rapporto, di natura privatistica e priva di connotati di discrezionalità, non essendo ricollegabile a poteri pubblici di autotutela.
Ne consegue la giurisdizione del giudice ordinario, come ha finora affermato più volte la Corte di Cassazione a sezioni unite (cfr. Cass. Civ. sez.un., 7 luglio 1988, n. 4480), dalle cui statuizioni non c'è motivo di discostarsi nel caso di specie.


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania

- Terza Sezione -

composto dai Magistrati

dr. ANGELO SCAFURI                                Presidente

dr. VINCENZO CERNESE                          Consigliere Estensore

dott. ssa MARIA LAURA MADDALENA    Referendario 

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 2462/2000 R.G. proposto dalla Società:

“VILLAGGIO STELLA MARIS S.r.l.”, in persona del legale rappresentante, Di Bernardo Giuseppa, rappresentata e difesa dall’Avv. Francesco Romaniello, presso lo studio del quale elettivamente domicilia in Napoli, al C. so Vittorio Emanuele167;

 contro

-  la REGIONE CAMPANIA, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentanta e difesa dall’Avv. Maria Luigia Schiano di Colella Lavina ed elettivamente domiciliata in Napoli, alla Via S. Lucia, n. 81;

per l’annullamento

-  del decreto dirigenziale n. 260/AGC n. 12 del 14.6.2007, notificato in data 17.6.2007, avente ad oggetto “Legge n. 21571992. Azioni positive per l’imprenditoria femminile IV bando - Revoca delle agevolazioni concesse a n. 7 ditte e recupero degli importi già erogati”;

-  di ogni altro atto presupposto, conseguente e/o, comunque, connesso.

VISTO il ricorso con i relativi allegati;

VISTO l’atto di costituzione in giudizio dell’intimata Regione;

VISTI gli atti tutti della causa;

VISTO l’art. 28 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, come da ultimo formulato dall’art. 9 della legge  21 luglio 200, n. 205;

VISTA la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato;

UDITA alla Camera di Consiglio del 27 settembre 2007 la relazione del cons. Cernese;

RITENUTO che nella specie sussistono i presupposti per l'immediata definizione del giudizio nel merito con motivazione in forma abbreviata e sentiti sul punto gli avvocati delle parti costituite presenti all’udienza, come da relativo verbale;

RITENUTO in fatto e CONISIDERATO in diritto:

FATTO

Con ricorso notificato il 6.8.2007 e depositato il 5.9.2007, la Società “Villaggio Stella Maris S.r.l.”, in persona del legale rappresentante, Di Bernardi Giuseppa, ha impugnato, innanzi a questo Tribunale il decreto in epigrafe con cui

L’intimata Amministrazione regionale si è costituita in giudizio, preliminarmente eccependo l’inammissibilità del ricorso, e, nel merito, sostenendone l’infondatezza 

Alla pubblica udienza del 27 settembre 2007 la causa è passata in decisione.

DIRITTO

I. Con il ricorso in epigrafe questo Tribunale è stato adito per l’accertamento del diritto del

III. Ritiene pregiudizialmente il Collegio - per tal guisa condividendo l’eccezione sul punto sollevata dalla resistente Regione - che difetta nella specie la giurisdizione del Giudice adito.

La giurisprudenza ha avuto modo di affrontare più volte il problema degli aiuti alle imprese, rappresentati dalla concessione di contributi o altri incentivi economici, e della giurisdizione sulle relative controversie.

Come ripetutamente affermato dal Consiglio di Stato (cfr., ex plurimis, Cons. St., VI Sez., 25 giugno 2002, n. 3470 e 23 marzo 2004, n. 1345; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VI, 29.11.2004, n. 17686), una volta deliberato e liquidato un contributo economico, si instaura tra concedente e concessionario un rapporto paritetico, connotato da diritti ed obblighi, consistenti, per quel che riguarda il beneficiario, nel diritto alla corresponsione del contributo/finanziamento e nell'obbligo di porre in essere le attività per le quali il finanziamento è stato erogato.

A sua volta l'Ente finanziatore, dopo la deliberazione e liquidazione del contributo, non ha più alcun potere discrezionale, ma solo il potere di controllare l'esatto adempimento degli obblighi del beneficiario.

L'inosservanza di tali obblighi si connota come inadempimento, a cui consegue la revoca del contributo, quale forma di risoluzione unilaterale del rapporto, di natura privatistica e priva di connotati di discrezionalità, non essendo ricollegabile a poteri pubblici di autotutela.

Ne consegue la giurisdizione del giudice ordinario, come ha finora affermato più volte la Corte di Cassazione a sezioni unite (cfr. Cass. Civ. sez.un., 7 luglio 1988, n. 4480), dalle cui statuizioni non c'è motivo di discostarsi nel caso di specie.

Più puntualmente, la posizione del privato, nella fase procedimentale successiva alla emanazione del provvedimento, assume una duplice consistenza, di diritto soggettivo riguardo alla regolamentazione data al rapporto con l'atto, di natura convenzionale, in cui la concessione si è, alla fine del procedimento, tradotta, con l'adesione del privato alle condizioni fissate dalla P.A.; di interesse legittimo in correlazione al potere di autotutela che permane in capo alla P.A.; pertanto, in mancanza di una specifica norma di legge, le clausole, le quali, nell'ambito del rapporto di natura privatistica originato dall'atto convenzionale, collegano all'inadempimento del privato la possibilità della P.A. di annullare o revocare l'erogazione, attuano un meccanismo sanzionatorio assimilabile alla clausola risolutiva espressa disciplinata dall'art. 1456 C.C., con la conseguenza che, in relazione all'esame di esse, la giurisdizione del giudice ordinario non trova limiti nel suo esercizio ai sensi dell'art. 4 L. 20 marzo 1865, n. 2248 all. E (Cass. Civ. SS.UU., 28 maggio 1986, n. 3600).

Quanto alle controversie in tema di restituzione del contributo non utilizzato per le finalità per il quale era stato concesso, la giurisprudenza (Cons. Stato, Sez. IV, 18 maggio 2004, n. 186), prevede che, in tali casi, la relativa controversia appartenga alla giurisdizione ordinaria, in quanto non si ha in tal caso la rimozione di un atto per vizi propri o per una nuova valutazione dell’interesse pubblico bensì la constatazione di un inadempimento, in relazione al quale la posizione di cui si discute è di diritto soggettivo. Per analoghe ragioni, si afferma la giurisdizione del giudice ordinario nelle controversie in tema di revoca per mancato rispetto dei termini di realizzazione dell’opera finanziata (Cons. Stato, Sez. IV, 1° aprile 2004, n. 1822).

In definitiva, può affermarsi che la giurisprudenza, con riferimento alle controversie in tema di contributi pubblici, ha riconosciuto la giurisdizione del giudice ordinario (oltre le controversie - esulanti dal presente giudizio - relative a provvedimenti vincolati di attribuzione del contributo, dove cioè la legge predetermina totalmente le condizioni per la loro attribuzione), quelle in ordine alla revoca degli stessi, derivante da inadempienze del beneficiario.

III. 1) Passando allo specifico, il proprium della presente controversia consiste nel verificare se la P.A. disponesse o meno del diritto potestativo di porre in essere unilateralmente la risoluzione del rapporto in presenza di una situazione di presunta inadempienza imputabile alla controparte.

Trattasi, all’evidenza, di ragioni concernenti la fase di attuazione dell’intervento e l’esatto adempimento da parte del beneficiario del contributo degli obblighi nascenti dalla concessione.

IV 2) Per completezza, va aggiunto che non è dato rinvenire nella specie alcuna ipotesi derogativa dell'ordinario riparto di giurisdizione, non potendosi ravvisare nella fattispecie nessuna ipotesi di giurisdizione esclusiva (ex art. 33 D.L.vo 31 marzo 1998, n. 80) che radichi innanzi al Giudice adito la controversia in materia di diritti proposta.

V. Va pertanto dichiarato il difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo.

VI. Le spese di giudizio possono essere interamente compensate tenuto conto della natura della controversia.

P.Q.M

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania - Sezione III, pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe, dichiara il difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo.

Compensa le spese del presente giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli, nella Camera di Consiglio del 27 settembre 2007.

ANGELO SCAFURI                         Presidente

VINCENZO CERNESE                     Consigliere Estensore 

 

 

 

 
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