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Cancellazione causa dal ruolo - potere dispositivo - limiti - in materia di diniego di sanatoria PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   
TAR Napoli, Sez. IV, 20 giugno 2007 / 31 luglio 2007, n. 7147 (Pres. Pugliese, est. Pisano) 
 
La richiesta di cancellazione della causa dal ruolo deve trovare il suo fondamento giuridico in gravi ragioni, idonee ad incidere, se non tenute in considerazione, sulle fondamentali esigenze di tutela del diritto di difesa costituzionalmente garantite, atteso che, pur non potendo revocarsi in dubbio che anche il processo amministrativo è regolato dal principio dispositivo, deve pur sempre ricordarsi che in esso non vengono in rilievo esclusivamente interessi privati, ma trovano composizione e soddisfazione anche gli interessi pubblici che vi sono coinvolti (cfr. Consiglio Stato, Sez. IV, 21 maggio 2004, n. 3326).
Vi è inoltre da osservare che, una volta che sia avvenuta l'iscrizione della causa a ruolo, la cancellazione, anche in caso di revoca della domanda di fissazione ad opera dell'unica parte che l'aveva proposta, postula quanto meno la non opposizione di alcune di esse (cfr. Consiglio Stato, Sez. V, 20 ottobre 2004, n. 6799; Consiglio Stato, Sez. IV, 16 ottobre 2000, n. 5482; Consiglio Stato, Sez. V, 23 novembre 1995, n. 1622).
Nel caso di specie, tuttavia, il Collegio ritiene che la cancellazione della causa dal ruolo non rientri nella disponibilità delle parti, atteso che contrariamente a quanto sostenuto da parte ricorrente l’udienza di discussione non è stata fissata “per mero errore, non essendo stata depositata la relativa istanza” bensì d’ufficio ai sensi dell’art.45 DPR 380/01   il quale dispone che “nel caso di ricorso giurisdizionale avverso il diniego del permesso in sanatoria di cui all'articolo 36, l'udienza viene fissata d'ufficio dal presidente del tribunale amministrativo regionale per una data compresa entro il terzo mese dalla presentazione del ricorso”.

In tal caso, ad avviso del Collegio, le stesse ragioni di certezza del diritto e le finalità di interesse pubblico che hanno indotto il legislatore ad indurre una norma che- in deroga al normale principio dispositivo- impone senza alcuna discrezionalità al Presidente la fissazione dell’udienza di trattazione, a prescindere dall’impulso della parte, addirittura entro  il terzo mese dalla presentazione del ricorso, fanno si  che anche in caso di accordo tra le parti non se ne possa disporre la cancellazione,  prevalendo rispetto all’interesse delle parti  l’interesse pubblico alla rapida definizione   della situazione di fatto e di diritto connessa alla realizzazione di un abuso edilizio per cui sia stata proposta istanza di accertamento di conformità.

REPUBBLICA  ITALIANA

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

PER LA CAMPANIA

NAPOLI

QUARTA  SEZIONE

nelle persone dei Signori:

Eduardo Pugliese Presidente

Leonardo Pasanisi Consigliere                          

Ines Simona Immacolata Pisano  Ref. , relatore

 

ha pronunciato la seguente

 

SENTENZA

 

nella Pubblica Udienza del  20 giugno  2007

 

sul ricorso 6291/2006  e sui motivi aggiunti proposti da:

 

MONACO PASQUALE  e LUONGO FRANCESCA

 

rappresentati e difesi da:

 

avv.CAPPIELLO MARIA GABRIELLA

con domicilio eletto in NAPOLI ALLA VIA E.SUAREZ N.2/A

 

 

contro

 

COMUNE DI NAPOLI 

in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Giuseppe Tarallo, Barbara Accattatis Chalons D’Oranges, Antonio Andreottola, Eleonora Carpentieri, Bruno Crimaldi, Annalisa Cuomo, Anna Ivana Furnari, Giacomo Pizza, Anna Pulcini, Bruno Ricci, con i quali è elettivamente domiciliato presso l’Avvocatura comunale in Napoli, Piazza Municipio, Palazzo San Giacomo,:

 

per l'annullamento, previa sospensione dell'esecuzione,

- della disposizione dirigenziale n.1191 del 7.04.2006 con cui il Dirigente della Direzione Centrale VI-Servizio Edilizia Privata ed Antiabusivismo Edilizio del Comune di Napoli ha disposto la demolizione, e in caso di inottemperanza l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale, di opere abusive realizzate in via Vicinale Cupa Arianova 72 consistite nella realizzazione di: tettoia in lamiere miste di 700 mq circa a mt.3,30 di altezza sorretta da muratura perimetrale di recinzione preesistente; tettoia in lamiere zincate di mq.60 circa a mt.4,80 di altezza;   installazione di 30 containers ciascuno di circa mq15,00x 2,50 di h posti al di sotto delle tettoie,

di ogni altro atto antecedente, connesso e consequenziale ivi compresi i verbali di sopralluogo del 9.1.2006 e del 20.4.2006 nonché dell’istruttoria tecnica del 5.4.2006;

e per la condanna al risarcimento dei danni ex art.35 D.lvo 80/98 come modificato dall’art.7 della legge n.205/2000, anche in forma specifica, oltre interessi e rivalutazione monetaria;

 

 

e con i motivi aggiunti:

- della disposizione dirigenziale n.744 del 29.12.2006 con cui il Dirigente della Direzione Centrale VI-Servizio Edilizia Privata ed Antiabusivismo Edilizio del Comune di Napoli ha disposto il diniego della istanza di accertamento in conformità presentata ex art.36 DPR n.380/01 nonché rinnovato l’ordine di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi per la realizzazione delle  opere suddette;

di ogni altro atto antecedente, connesso e consequenziale ivi compresa la relazione del responsabile del procedimento e la proposta di provvedimento del medesimo funzionario del 15.12.2006;

e per la condanna al risarcimento dei danni ex art.35 D.lvo 80/98 come modificato dall’art.7 della legge n.205/2000, anche in forma specifica, oltre interessi e rivalutazione monetaria;

  

Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso e con i motivi aggiunti;

Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del COMUNE DI NAPOLI;

Vista l’istanza di cancellazione della causa dal ruolo proposta dal difensore di parte ricorrente;

Uditi alla pubblica udienza del 20 giugno 2007 -  relatore il Ref. Ines Pisano- l’Avv. L.Pascariello per delega dell’Avv.Cappiello e l’Avv.A.Pulcini  per l’Avvocatura Municipale;

 

RITENUTO che il presente ricorso, essendo di agevole definizione, può essere deciso con "sentenza succintamente motivata”, ai sensi dell’art. 9, comma 1, della legge 21 luglio 2000, n. 205;

Ed invero, ai sensi dell'art. 26 l. 6 dicembre 1971 n. 1034, così come sostituito dall'art. 9 l. 21 luglio 2000 n. 205, il Tar - nel caso in cui ravvisi la manifesta fondatezza ovvero la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza del ricorso- può decidere con sentenza succintamente motivata  anche quando il ricorso venga all'attenzione dello stesso per la decisione nel merito (cfr., ex multis, Consiglio Stato, sez. V, 10 giugno 2005, n. 3058; Consiglio Stato, sez. IV, 5 ottobre 2005, n. 5371; Consiglio Stato sez. IV 3 maggio 2005 n. 2108;T.A.R. Lazio Latina, 1 settembre 2004, n. 689; T.A.R. Lazio, sez. I, 12 maggio 2005, n. 3660; Consiglio Stato, sez. V, 29 gennaio 2004, n. 299; T.A.R. Lazio Latina, 18 dicembre 2003, n. 1290 T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 22 febbraio 2003, n. 1214) senza che il Giudice debba specificamente motivare sul punto;

 

          CONSIDERATO, in via preliminare, che l’istanza di cancellazione della causa dal ruolo deve essere rigettata;

Al riguardo deve osservarsi che la richiesta di cancellazione della causa dal ruolo deve trovare il suo fondamento giuridico in gravi ragioni, idonee ad incidere, se non tenute in considerazione, sulle fondamentali esigenze di tutela del diritto di difesa costituzionalmente garantite, atteso che, pur non potendo revocarsi in dubbio che anche il processo amministrativo è regolato dal principio dispositivo, deve pur sempre ricordarsi che in esso non vengono in rilievo esclusivamente interessi privati, ma trovano composizione e soddisfazione anche gli interessi pubblici che vi sono coinvolti (cfr. Consiglio Stato, Sez. IV, 21 maggio 2004, n. 3326).

Vi è inoltre da osservare che, una volta che sia avvenuta l'iscrizione della causa a ruolo, la cancellazione, anche in caso di revoca della domanda di fissazione ad opera dell'unica parte che l'aveva proposta, postula quanto meno la non opposizione di alcune di esse (cfr. Consiglio Stato, Sez. V, 20 ottobre 2004, n. 6799; Consiglio Stato, Sez. IV, 16 ottobre 2000, n. 5482; Consiglio Stato, Sez. V, 23 novembre 1995, n. 1622).

Nel caso di specie, tuttavia, il Collegio ritiene che la cancellazione della causa dal ruolo non rientri nella disponibilità delle parti, atteso che contrariamente a quanto sostenuto da parte ricorrente l’udienza di discussione non è stata fissata “per mero errore, non essendo stata depositata la relativa istanza” bensì d’ufficio ai sensi dell’art.45 DPR 380/01   il quale dispone che “nel caso di ricorso giurisdizionale avverso il diniego del permesso in sanatoria di cui all'articolo 36, l'udienza viene fissata d'ufficio dal presidente del tribunale amministrativo regionale per una data compresa entro il terzo mese dalla presentazione del ricorso”.

In tal caso, ad avviso del Collegio, le stesse ragioni di certezza del diritto e le finalità di interesse pubblico che hanno indotto il legislatore ad indurre una norma che- in deroga al normale principio dispositivo- impone senza alcuna discrezionalità al Presidente la fissazione dell’udienza di trattazione, a prescindere dall’impulso della parte, addirittura entro  il terzo mese dalla presentazione del ricorso, fanno si  che anche in caso di accordo tra le parti non se ne possa disporre la cancellazione,  prevalendo rispetto all’interesse delle parti  l’interesse pubblico alla rapida definizione   della situazione di fatto e di diritto connessa alla realizzazione di un abuso edilizio per cui sia stata proposta istanza di accertamento di conformità.

 

 RITENUTO che, sempre in via preliminare, va dichiarata l’inammissibilità del ricorso n.6291/2006;

Come risulta dagli atti di causa, infatti, già prima della notifica del ricorso (avvenuta in data 22.00.2006) parte ricorrente aveva proposto (in data 13.09.2006) istanza di accertamento in conformità ai sensi dell’art.36 DPR 380/01 per l’abuso realizzato.

Infatti, secondo l’orientamento giurisprudenziale seguito da questa Sezione (fra le tante, T.A.R. Campania, Sez. IV, 25 maggio 2001, n. 2340, 11 dicembre 2002, n. 7994, 30 giugno 2003, n. 7903), la presentazione dell'istanza di accertamento di conformità ex art. 36 D.P.R. n. 380/2001 anteriormente alla impugnazione dell'ordinanza di demolizione (o del provvedimento di irrogazione delle altre sanzioni per abusi edilizi) produce l'effetto di rendere inammissibile l'impugnazione stessa, per carenza di interesse, in quanto dall’istanza consegue la perdita di efficacia di tale ordinanza ed il riesame dell'abusività dell'opera, sia pure al fine di verificarne la eventuale sanabilità, provocato dall'istanza di sanatoria, comporta la necessaria formazione di un nuovo provvedimento, esplicito od implicito (di accoglimento o di rigetto), che vale comunque a superare il provvedimento sanzionatorio oggetto dell'impugnativa (cfr., altresì, Cons. Stato, sez. V, 21 aprile 1997, n. 3563; sez. IV, 11 dicembre 1997, n. 1377; C.G.A. 27 maggio 1997, n. 187; T.A.R. Sicilia, sez. II, 5 ottobre 2001, n. 1392; T.A.R. Toscana, sez. III, 18 dicembre 2001, n. 2024; T.A.R. Puglia, Bari, sez. II, 11 gennaio 2002, n. 154; T.A.R. Campania, Sez. III, 2 marzo 2004, n. 2579). Pertanto, il ricorso giurisdizionale avverso un provvedimento sanzionatorio proposto successivamente all'istanza di accertamento in conformità  è inammissibile per carenza di interesse, “spostandosi” l'interesse del responsabile dell'abuso edilizio dall'annullamento del provvedimento sanzionatorio già adottato, all'eventuale annullamento del provvedimento (esplicito o implicito) di rigetto (T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. II, 16 marzo 1991, n. 67, Palermo, Sez. II, 27 marzo 2002, n. 826; T.A.R. Campania, Sez. IV, 24 settembre 2002, n. 5559), in seguito al quale l’Amministrazione è tenuta ad emanare una nuova misura sanzionatoria (in tal senso, T.A.R. Lazio, sez. II, 17 gennaio 2001, n. 230; T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. I, 12 dicembre 2001, n. 2424; T.A.R. Campania, sez. IV, 26 luglio 2002, n. 4399).

  

      RITENUTO,  quanto ai motivi aggiunti, che :

- i ricorrenti hanno impugnato la disposizione dirigenziale n.744 del 29.12.2006 con cui il Dirigente della Direzione Centrale VI-Servizio Edilizia Privata ed Antiabusivismo Edilizio del Comune di Napoli ha diniegato l’istanza di accertamento in conformità richiesta dai ricorrenti ai sensi dell’art.36 DPR n.380/01 nonché rinnovato l’ordine di demolizione in merito alla realizzazione di opere abusive, consistite nella realizzazione di una tettoia in lamiere miste di 700 mq circa a mt.3,30 di altezza, sorretta da muratura perimetrale di recinzione preesistente; di una tettoia in lamiere zincate di mq.60 circa a mt.4,80 di altezza;   nella installazione di 30 containers ciascuno di circa mq15,00x 2,50 di h posti al di sotto delle tettoie;

- che l’area interessata dall’intervento in questione è individuata quale zona B – sottozona Bb – agglomerati urbani di recente formazione, dalla variante generale al Prg approvata con DPGRC n. 323 dell’11 giugno 2004, disciplinata dagli artt.31  e  33, a mente dei  quali nella zona in questione sono consentiti esclusivamente interventi di conservazione dei volumi legittimi esistenti e non la realizzazioni di nuovi volumi, coem nel caso in esame;

       RILEVATO che il provvedimento di diniego di accertamento in conformità e di rinnovo dell’ordine di demolizione impugnato con i motivi aggiunti è stato adottato sulla base della relazione istruttoria del responsabile del procedimento del 15.12.2006, dalla quale si evinceva che l’intervento edilizio de quo non è sanabile, in relazione al disposto dei citati artt. 31 e 33  della variante, i ricorrenti hanno in sostanza realizzato un capannone deposito con copertura in lamiere grecate, con conseguente non consentito aumento di volumetria; 

        VISTA la “premessa” al primo dei motivi aggiunti proposti avverso la disposizione n.744 del 29.12.2006, con cui parte ricorrente, senza contestare che dette tettoie abbiano determinato la realizzazione di un nuovo capannone e conseguente aumento di volumetria, ha affermato, genericamente e senza distinguere tra le varie tipologie di tettoie ed i containers installati, che l’intervento in questione costituisce opera precaria destinata ad assolvere esigenze contingenti e limitate nel tempo e comunque realizzabili con D.I.A. è infondata, oltre che non provata in punto di fatto;

      RITENUTO inammissibile il predetto primo motivo del ricorso dei motivi aggiunti- con cui si contesta la violazione dell’art.3 del T.U. dell’edilizia n.380/01 per gli interventi di ristrutturazione edilizia consistenti nella demolizione e successiva ricostruzione con pari ingombro volumetrico-  in quanto avulso da ogni riferimento fattuale oltre che contrastante con la premessa suddetta, ove gli interventi in questione sono individuati come strutture precarie; ed invero, nel processo amministrativo è inammissibile la censura dedotta a fronte della inottemperanza all'onere processuale di dare esauriente e precisa indicazione dei motivi su cui la pretesa è fondata, inclusa la specificazione delle circostanze di fatto da cui la reale consistenza della stessa possa desumersi, che ha lo scopo non solo di consentire alla parte intimata di poter svolgere adeguatamente le proprie difese, ma anche di permettere al giudice di comprendere quali effettivamente siano le ragioni che si intendono far valere (T.A.R. Liguria Genova, sez. II, 10 giugno 2005 , n. 884);

        RITENUTO pertanto che legittimamente l’Amministrazione intimata ha respinto la domanda di accertamento di conformità ex art. 36 D.P.R. n. 380/2001 e rinnovato l’ordine di demolizione in adesione alla relazione istruttoria del responsabile del procedimento, essendo sufficiente a fondare il provvedimento la considerazione che l’area oggetto dell’intervento è classificata come zona B, sottozona Bb, dalla variante generale al PRG, in cui sono consentiti esclusivamente interventi di conservazione dei volumi legittimi esistenti e non la realizzazioni di nuovi volumi, come nel caso in esame;

         RITENUTO, comunque, per completezza di esame delle singole censure articolate con i motivi di ricorso, che:

- appare del tutto generica l’affermazione che la corrispondenza dell’opera realizzata a quanto previsto dagli artt.31 e 33 della variante generale al  P.R.G –ovvero, che si tratti di intervento conservativo di volume preesistente- possa desumersi dall’annotazione dei vigili urbani nel verbale di contestazione dell’infrazione in questione circa la constatazione della preesistenza di “muratura perimetrale di recinzione” ;

-  il lamentato difetto di motivazione non ricorre in quanto il provvedimento impugnato, non solo riporta l’iter procedimentale percorso e  la compiuta istruttoria ma esplicita altresì, compiutamente ed analiticamente, le ragioni ostative al rilascio della richiesta sanatoria e le motivazioni sottese al rinnovo dell’ordine di demolizione, in relazione  alla normativa di riferimento in materia edilizia ed urbanistica; va rilevato,poi, che il provvedimento che ordina la demolizione di manufatti abusivi è atto dovuto in presenza di opere realizzate senza alcun titolo abilitativo e quindi abusivamente (fra le tante, C.d.S., VI, 28 giugno 2004, n. 4743) e dunque non abbisogna di congrua motivazione in ordine  alla valutazione della possibilità di procedere al ripristino o meno dello stato dei luoghi, essendo la possibilità di disporre la sanzione pecuniaria in luogo di quella demolitoria ipotesi del tutto residuale e non riferibile alla fattispecie in esame;

- il provvedimento di rigetto dell'istanza di concessione edilizia in sanatoria non deve essere preceduto dall'avviso dell'inizio del procedimento, essendo questo iniziato ad istanza dell’interessato (T.A.R. Campania, sez. IV, 24 luglio 2001, n. 3540; 19 marzo 2002, n. 1433, 17 giugno 2002, n. 3611; 20 febbraio 2003, n. 1021, 20 ottobre 2003, n. 12924) il quale è necessariamente a conoscenza dell’inizio del procedimento avendo egli posto in essere l’atto propulsivo del medesimo, e dunque la mancata comunicazione dell’avvio non inficia la validità dell’atto adottato in esito al procedimento stesso; ciò non di meno, nel caso di specie, osserva il Collegio che l’interessato risulta essere stato informato della pendenza del procedimento de quo, avendo l’Amministrazione intimata compiutamente e tempestivamente adempiuto, con nota indirizzata al ricorrente, prot. n.4037 del 9.11.2006,   all’obbligo di comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza pendente, ai sensi dell’art. 10-bis della legge n. 241/90 (inserito dalla legge n. 15/05);

- le considerazioni esposte con il quarto ed ultimo motivo dei motivi aggiunti, inerenti alla presunta possibilità di invocare un principio generale di “edificabilità di fatto”, avulso da qualsiasi prescrizione in materia, e ad avviso della ricorrente desumibile dall’art.5–bis D.L.333/92, contrastano con i principi e l’intera legislazione in materia urbanista ed edilizia;

         RITENUTO dunque, alla luce delle considerazioni che precedono, che i motivi aggiunti proposti non meritano complessivamente adesione e che il ricorso, risultando infondato nella sua interezza, deve essere rigettato, con compensazione tra le parti delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania - Sez. IV, definitivamente pronunciando sul ricorso n.6291/06 e sui motivi aggiunti proposti da MONACO PASQUALE E LUONGO FRANCESCA, dichiara inammissibile il ricorso e respinge i motivi aggiunti.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli, nella Camera di consiglio del  20.6.2007.

             Il Presidente                                                  L’Estensore

 
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