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Ordinanza di sgombero - immobile del patrimonio disponibile del Comune - illegittimità PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. VII, 06 dicembre 2006 / 05 gennaio 2007, n. 67 (Pres. Guerriero, est. Pasanisi) 

Quanto all’ordinanza di sgombero impugnata con l’atto introduttivo del giudizio, se ne deve rilevare la palese illegittimità per la dedotta violazione delle norme e dei principi in materia di autotutela amministrativa, di cui al terzo motivo di ricorso; ai sensi dell'articolo 823, comma secondo, codice civile, il potere di autotutela spetta infatti all'autorità amministrativa, in alternativa ai mezzi ordinari a difesa della proprietà e del possesso, in relazione ai beni demaniali (ed ai beni patrimoniali indisponibili, assimilati ai primi); non compete, invece, in ordine ai beni che fanno parte del patrimonio disponibile dell'ente pubblico (cfr. Tar Valle d’Aosta, 17 marzo 2005, n. 34); nella fattispecie in esame è indubitabile che l'immobile in questione faccia parte del patrimonio disponibile del Comune di Napoli, come pacificamente riconosciuto dalla stessa amministrazione del provvedimento impugnato; è pertanto evidente che l'amministrazione avrebbe dovuto agire, a tutela dei propri diritti, esclusivamente in base alle norme di diritto privato.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania,  Sez. VII, composto dai Signori:

Dott.  Francesco Guerriero                                             - Presidente

Dott.  Leonardo  Pasanisi                                    - Consigliere rel.

Dott.  Guglielmo Passarelli Di Napoli                        - Referendario

ha pronunciato, ai sensi degli artt. 21, co. 10^, e 26, comma 5^, l. 6 dicembre 1971 n. 1034,  la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 6239/2006 Reg. Gen., proposto da

Potenza Gerardo

rappresentato e difeso dagli avvocati Donato Lettieri, Armando Profili e Francesco Musella, con i quali elettivamente domicilia in Napoli, alla via Monte di Dio n. 4, presso lo studio dell’avvocato Ida Di Vicino;

contro

Il Comune di Napoli, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Giuseppe Tarallo, Barbara Accattatis Chalons D’Oranges, Antonio Andreottola, Eleonora Carpentieri, Bruno Crimaldi, Annalisa Cuomo, Anna Ivana Furnari, Giacomo Pizza, Anna Pulcini, Bruno Ricci e Gabriele Romano, con i quali elettivamente domicilia in Napoli, Piazza Municipio, Palazzo San Giacomo, presso l’Avvocatura Municipale;

per l’annullamento, previa sospensione:

<<dell'ordinanza sindacale del Comune di Napoli Direzione Centrale III - Patrimonio e Logistica Servizio Assegnazione Immobili n. 1301 del 01.08.2008 [rectius: 2006], protocollo 49, notificata in data 10 agosto 2006, recante ordine di diffida e sgombero dei locali facenti parte del patrimonio disponibile, occupati dal ricorrente, ad horas e comunque entro e non oltre il termine di sette giorni dalla notifica dell'ordinanza, preavvertendo il ricorrente che in mancanza di spontaneo rilascio si procederà alla esecuzione coatta entro il termine indicato da successiva comunicazione e di ogni altro atto e o provvedimento preordinato, connesso e conseguente ivi compresa la delibera di Giunta Comunale n. 4953 del 29 ottobre 1997 richiamata nel provvedimento, di cui si ignorano estremi e contenuti>>.

Nonché, in sede di motivi aggiunti notificati il 20 novembre 2006 e depositati il 28 novembre 2006,

per l'annullamento, previa sospensione:

<<a) del diniego di richiesta di sanatoria presentata ai sensi della legge regionale n. 18 del 1997 e s.m.i. per la regolarizzazione del rapporto di locazione relativo all'alloggio occupato dall'istante e di proprietà del Comune di Napoli sito in Napoli al vico Storto Pallonetto Santa Lucia n. 4, sc. 0U, p. 03, int. 03, reso dal Comune di Napoli, servizio assegnazione immobili, con comunicazione protocollo n. 8715 del 16 ottobre 2006 successivamente conosciuta;

b) della disposizione dirigenziale n. 870 del 10 dicembre 2004, mai conosciuta in precedenza, se e per quanto lesiva degli interessi e diritti del ricorrente;

c) della delibera di giunta comunale n. 3447 del 5 settembre 2000, mai conosciuta in precedenza, se e per quanto lesiva degli interessi e diritti del ricorrente;

d) di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale se e in quanto lesivo degli interessi e diritti del ricorrente e non ancora conosciuto, con riserva espressa di esperire ulteriori motivi aggiunti>>.

VISTI il ricorso, i motivi aggiunti ed i relativi allegati;

VISTO l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Napoli;

VISTI gli atti tutti di causa;

VISTI gli artt. 21, comma 10^, e 26 comma 5^, della legge n. 1034/71;

SENTITI sul punto, alla camera di consiglio del 6 dicembre 2006, gli avvocati di cui al relativo verbale;

SENTITO altresì il relatore consigliere dr. Leonardo Pasanisi;

PREMESSO che nella fattispecie in esame ricorrono i presupposti di cui agli articoli 21, comma 10^, e 26 comma 5^, della legge n. 1034/71 e successive modifiche e integrazioni, per l’immediata decisione nel merito del ricorso;

RILEVATO che:

-          con il ricorso introduttivo, il signor Potenza Gerardo ha impugnato innanzi a questo Tribunale l'ordinanza sindacale in epigrafe indicata, protocollo n. 49 del 24 luglio 2006, progr. n. 1301 dell’1/8/06, con la quale gli era stato ordinato di <<lasciare libero e vuoto da persone e cose l'alloggio facente parte del Patrimonio disponibile del Comune di Napoli sito in Napoli - San Ferdinando - al Vico Storto Pallonetto Santa Lucia n. 4, scala unica, piano 3°, int. 3>>;

-          l'ordine di rilascio risulta emanato in quanto il signor Potenza Gerardo occuperebbe <<senza titolo legittimante>> l'alloggio in questione ed inoltre in quanto <<lo stesso non può accedere alla regolarizzazione del rapporto locativo, ai sensi della deliberazione di Giunta Comunale n. 4953 del 29 ottobre 1997 che richiede la residenza in maniera consecutiva e stabile da epoca non successiva al 31 dicembre 1994>>;

-          il ricorrente ha dedotto l’illegittimità dell’ordinanza impugnata con sette motivi di ricorso, incentrati sui vizi di violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili;

-          il Comune intimato si è costituito in giudizio contestando la fondatezza del ricorso, di cui ha chiesto la reiezione;

-          con atto contenente motivi aggiunti, notificato in data 20 novembre 2006 e depositato il successivo giorno 28, il signor Potenza Gerardo ha impugnato il provvedimento n. 8715 del 16 ottobre 2006, recante diniego di sanatoria per la regolarizzazione del rapporto di locazione relativo all'alloggio in questione, nonché la disposizione dirigenziale n. 870 del 10 dicembre 2004 e la delibera di Giunta Comunale n. 3447 del 5 settembre 2000 (atti, questi ultimi, depositati in giudizio dal Comune in sede di costituzione e concernenti i criteri per l'assegnazione degli alloggi del patrimonio disponibile);

-          il diniego impugnato risulta fondato sulla circostanza che la residenza dell'interessato nel suddetto cespite risalirebbe al 29 luglio 2003, <<mentre la delibera di Giunta Comunale n. 4953 del 29 ottobre 1997, tra i vari criteri, prevede l'occupazione abusiva da data antecedente al 31 dicembre 1994>>;

-          il ricorrente ha dedotto l’illegittimità del diniego di sanatoria con due distinti motivi: 1) nullità, per mancanza dei requisiti tipici dell'atto amministrativo; 2) violazione di legge, sia perché sarebbero mancate le comunicazioni di cui agli artt. 7 e 10/bis della legge n. 241 del 1990, sia perché sussisterebbero comunque, nella specie, i presupposti per la regolarizzazione del rapporto locativo, dal momento che egli risiederebbe di fatto, in modo continuativo, nell'immobile in questione sin dal 1992;

 

-          Il Comune di Napoli ha contestato, con ulteriore memoria, la fondatezza anche dei motivi aggiunti;

RITENUTO che:

-          il ricorso ed i motivi aggiunti sono fondati e devono essere accolti;

-          quanto all’ordinanza di sgombero impugnata con l’atto introduttivo del giudizio, se ne deve rilevare la palese illegittimità per la dedotta violazione delle norme e dei principi in materia di autotutela amministrativa, di cui al terzo motivo di ricorso; ai sensi dell'articolo 823, comma secondo, codice civile, il potere di autotutela spetta infatti all'autorità amministrativa, in alternativa ai mezzi ordinari a difesa della proprietà e del possesso, in relazione ai beni demaniali (ed ai beni patrimoniali indisponibili, assimilati ai primi); non compete, invece, in ordine ai beni che fanno parte del patrimonio disponibile dell'ente pubblico (cfr. Tar Valle d’Aosta, 17 marzo 2005, n. 34); nella fattispecie in esame è indubitabile che l'immobile in questione faccia parte del patrimonio disponibile del Comune di Napoli, come pacificamente riconosciuto dalla stessa amministrazione del provvedimento impugnato; è pertanto evidente che l'amministrazione avrebbe dovuto agire, a tutela dei propri diritti, esclusivamente in base alle norme di diritto privato;

-          quanto al diniego di sanatoria (oggetto dei motivi aggiunti), se ne deve rilevare l'illegittimità per violazione della norma di cui all'articolo 10/bis della legge n. 241 del 1990, sicuramente applicabile alla fattispecie in esame; l'odierno ricorrente avrebbe potuto infatti interloquire con la pubblica amministrazione in relazione al punto centrale della questione, presentando a sostegno delle proprie affermazioni argomenti probatori (così come ha fatto nella presente sede giurisdizionale: cfr. dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà a firma di Pipolo Patrizia e Pipolo Pina depositate in giudizio in data 6 dicembre 2006, dalle quali risulterebbe che l’interessato abitasse nell’immobile in questione sin dall’anno 1992);

-          RITENUTO pertanto che:

-          assorbito ogni altro motivo, il ricorso ed i motivi aggiunti in esame – nei limiti che precedono - sono fondati e devono essere accolti, con conseguente annullamento dell'ordinanza sindacale protocollo n. 49 del 24 luglio 2006, progr. n. 1301 dell’1/8/06, nonché provvedimento n. 8715 del 16 ottobre 2006, recante diniego di sanatoria;

-          il Comune soccombente deve essere condannato al pagamento delle spese di giudizio (liquidate come da dispositivo);

P.Q.M.

Accoglie, nei limiti di cui in motivazione, il ricorso in esame (n. 6239/2006 R.G.) e per l'effetto annulla l'ordinanza n. 49 del 24 luglio 2006, progr. n. 1301 dell’1/8/06, nonché il provvedimento n. 8715 del 16 ottobre 2006;

Condanna il Comune di Napoli al pagamento, in favore del ricorrente, delle spese, delle competenze e degli onorari di giudizio, complessivamente liquidate nella somma di euro 1.000,00 (mille).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.

Così deciso in Napoli, nella Camera di Consiglio del giorno 6 dicembre 2006.

          Il Presidente                                                                      Il Consigliere est.

(dott. Francesco Guerriero)                                      (dott. Leonardo Pasanisi)

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 10 gennaio 2007 )
 
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