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Esame di avvocato: voto numerico e motivazione nella giurisprudenza amministrativa napoletana
Scritto da La redazione iusna.net   

Esame di avvocato: voto numerico e motivazione nella giurisprudenza amministrativa napoletana

di Raffaele Granata

E’ nota la vexata quaestio sulla sufficienza o meno della mera espressione del voto numerico a rappresentare le ragioni di fatto e giuridiche sottese all’adozione di provvedimenti di esclusione in materia concorsuale.
Omettendo il richiamo degli indirizzi giurisprudenziali maturati sul punto, non può non segnalarsi la tendenza, di carattere generale, che ritiene inadeguata la “dequotazione” della motivazione in materia concorsuale ed in relazione agli esami di abilitazione alla porofessione forsense, in particolar modo in sede di giudizio negativo escludente.

Tendenza che, seppur timidamenteo, sembra (il dubitativo si impone, attesa l'impostazione rigettista del TAR Napoli) profilarsi anche in seno al Tribunale napoletano il quale, ripetutamente, ha manifestato un certo “disagio” nell’aderire all’orientamento giurisprudenziale preminente che ritiene sufficiente l’espressione del voto numerico a motivare la esclusione dalla prova orale.
Disagio derivante dalla consapevolezza che proprio tale orientamento (prevalente ma, sempre più, non univoco) “non sembra fornire una sufficiente risposta alle esigenza di tutela degli interessati” (cfr., tra le tante, Tar Campania, Sez. IV, 3 maggio 2006, n. 5481).
E non è mancata, tocca segnalare, occasione per un parziale revirement del Tribunale amministrativo napoletano, anche se relativamente ad una fattispecie peculiare.
Il casus decisus a cui si fa riferimento concerneva la espressione di un voto poi interlineato e sostituito da altro voto, negativo ed escludente.Secondo il TAR Napoli “la motivazione numerica di “23” espressa con riferimento alla valutazione dell’elaborato di diritto civile non sia esaustiva dell’iter logico seguito dalla Commissione, non evincendosi se essa sia frutto di mero errore materiale nell’apposizione del voto […] o di nuova valutazione dell’elaborato stesso, vista anche la grande differenza, in termini sostanziali, tra la valutazione sottesa al voto “30” e quella sottesa al voto “30”” (cfr. Tar Napoli, Sez. IV, 8 febbraio 2006, n. 3013).
Pur con la dovuta equidistanza dalla fattispecie peculiare di cui al giudizio richiamato (seppur di inadeguatezza di voto numerico trattasi) non v’è chi non colga nella pronuncia in esame comunque l’affermazione del principio di ordine generale della necessaria motivazione del voto numerico.

L’obbligo di motivazione esprime in estrema sintesi un principio di civiltà giuridica, assicurando al candidato il diritto di conoscere gli elementi sulla scorta dei quali è stato costruito il voto negativo e, tra questi, in particolare - in uno alla formulazione dettagliata e puntuale dei criteri di valutazione fissati preliminarmente dalla commissione -, elementi e dati che consentano di individuare gli aspetti della prova non valutati positivamente dalla commissione (cfr., per tutte, Cons. Stato, Sez. VI, 2 marzo 2004 n. 974. Più di recente, TAR Toscana, 4 novembre 2005, n. 5557).

Come segnalato in precedenza, la giurisprudenza non ha espresso un posizione unanime in merito al giudizio numerico, sovente attestandosi su posizioni radicalmente opposte.
L'indirizzo tradizionalmente minoritario è stato di recente rielaborato sulla base di argomentazioni più organiche e convincenti per iniziativa, in particolare, del TAR Sicilia - Catania, fermi, in ogni caso, gli arresti giurisprudenziali dello stesso Consiglio di Stato e, segnatamente, le Sezioni Quinta e Sesta che hanno adottato decisioni (30 aprile 2003 n. 2331 e 13 febbraio n 2004 la VI^; 6 ottobre 2003 n. 5899 la V^) espressive di una generale riconsiderazione della problematica di cui trattasi.

Abbandonando il precedente indirizzo giurisprudenziale, infatti, il TAR Catania, Sez. IV, con la sentenza 14 settembre 2006 n. 1446, ha ritenuto insufficiente il voto numerico attribuito al candidato in sede di correzione degli elaborati redatti per la prova scritta all’esame di avvocato atteso che nei casi di valutazione negativa, in ossequio al principio di buon andamento di cui all’art. 97 Costituzione, "la competente Commissione è costretta ad un più attento esame degli elaborati, al fine di giustificare in maniera adeguata e puntuale il proprio operato, suscettibile di essere sottoposto al vaglio dell’Autorità giurisdizionale".
A sostegno del rinnovato indirizzo giurisprudenziale, il Tar Catania assume le seguenti circostanze:
a) con le ordinanze 14 novembre 2005, n. 419 e 27 gennaio 2006 n. 28, la Corte costituzionale, nel dichiarare inammissibili le questioni di legittimità costituzionale rispettivamente dell’art. 3 della L. n. 241/1990 e degli artt. 23, comma 5, 24, comma 1 e 17 bis, comma 2, del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37 e successive modificazioni (in quanto volte ad ottenere l’avallo della Corte ad una certa interpretazione delle disposizioni impugnate, piuttosto che a sottoporre alla stessa un dubbio di legittimità costituzionale), ha tuttavia esplicitamente escluso che “la tesi dell’inesistenza di un obbligo di motivazione per gli esami di abilitazione e in generale per i concorsi costituisca << diritto vivente>>”, suggerendo di fatto ai giudici remittenti di optare per una soluzione ermeneutica conforme ai principi costituzionali di cui artt. 3, 24, 97, 98 e 113 Cost., dei quali era stata denunciata la lesione;
b) l’art. 11, comma 5, del Decreto Leg.vo 24 aprile 2006 n. 166, nel disciplinare le modalità di correzione delle prove scritte del concorso notarile, prescrive testualmente: “Il giudizio di non idoneità è motivato. Nel giudizio di idoneità il punteggio vale motivazione”. La norma richiamata, ancorché riferita al concorso di notaio, deve essere considerata come espressione del principio di trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione, sancito, a livello normativo, dall’art. 3 della Legge n. 241/1990 e, ancora prima, dall’art. 97, comma 1, Costituzione, la cui valenza dev’essere estesa a qualsiasi procedimento concorsuale.
Da un lato, quindi, la Corte Costituzionale ha rimesso al Giudice di merito la interpretazione (costituzionalmente orientata) dell’art. 3 della L. n. 241/90, assumendo, peraltro, che non v’è alcuna norma che affida alla mera valutazione numerica il giudizio negativo degli elaborati di una prova selettiva – a maggior ragione per l’esame per l’abilitazione alla professione di avvocato -; dall’altro, il legislatore (il cui intervento pur invoca il TAR Napoli) in materia contigua a quella di cui trattasi ha testualmente ribadito la necessità della motivazione del giudizio negativo.

In tale direzione muove la giurisprudenza più recente, così come elaborata dai TT.AA.RR di quasi tutta Italia.
Al noto orientamento del TAR Veneto (tra le ultime, sentenza 16 ottobre 2006, n. 3448, in cui si afferma “che la motivazione del giudizio negativo dev’essere tale da consentire di comprendere l’iter logico seguito dalla commissione giudicatrice nel valutare le prove e che l’attribuzione di un punteggio numerico impedisce di ricostruire l’iter logico medesimo in assenza –perlomeno- di segni e/o di sottolineature apportati dalla commissione nel testo dell’elaborato accompagnati, nel testo medesimo, da uno specifico richiamo ai criteri, predeterminati dalla commissione, che si ritengono violati…”) si veda anche TAR Reggio Calabria, 11 ottobre 2006, n. 1677 in cui parimenti viene espresso il convincimento secondo cui “l’obbligo di far luogo alla motivazione delle valutazioni concorsuali è imposto d’altra parte anche dalla necessità di tener fede al principio costituzionale che vuole sempre garantita la possibilità di un sindacato sulla ragionevolezza, sulla coerenza e sulla logicità delle stesse valutazioni concorsuali: controllo difficile da assicurare in presenza del solo punteggio numerico e in assenza, quindi, di una pur sintetica o implicita esternazione delle ragioni che hanno indotto la Commissione alla formulazione di un giudizio di segno negativo. Il candidato deve dunque essere messo in condizione di conoscere gli errori, le inesattezze o le lacune in cui la Commissione ritiene che egli sia incorso, sì da poter valutare la fruibilità di un ricorso giurisdizionale.
Il rispetto dei principi suddetti impone pertanto che al punteggio numerico si accompagnino quanto meno ulteriori elementi sulla scorta dei quali sia consentito ricostruire ab externo la motivazione del giudizio valutativo; se dunque vi è stata in primo luogo una formulazione dettagliata e puntuale dei criteri di valutazione fissati preliminarmente dalla Commissione, la successiva apposizione di note a margine dell’elaborato, o, comunque, l’uso di segni grafici consentono in misura più trasparente di individuare gli aspetti della prova non valutati positivamente dalla Commissione
”.

L’insegnamento che va affermandosi, pertanto, ritiene seccamente non ammissibile – rectius, illegittima in quanto contrastante con i principi costituzionali nonché con l’art. 3 L. n. 241/90 che pure di quei principi è espressione - la “raffigurazione numerica” della motivazione del giudizio negativo nel caso di esame di abilitazione alla professione forense, d’altra parte sempre più inquadrabile nel genus delle procedure concorsuali, da sempre oggetto di un’attenzione particolare sotto il profilo dell’adeguatezza della motivazione a rappresentare le ragioni della esclusione (sembra opportuno richiamare, in merito alla equiparazione dell’esame di abilitazione ad una vera e propria prova concorsuale, Tar Napoli, Sez. IV, 19 luglio 2006, n. 8122 secondo cui: “la nozione di procedura concorsuale utilizzata dal legislatore non si riferisce esclusivamente ai concorsi per l’accesso ad un pubblico impiego, ma deve essere intesa in senso lato, in modo da comprendere tutti i procedimenti aperti alla partecipazione di una pluralità soggetti e caratterizzati da una selezione effettuata da parte di un organo collegiale all’uopo costituito, ossia tutti quei procedimenti nei quali l’instaurazione del contraddittorio con l’Amministrazione risulta incompatibile con le esigenze di celerità della procedura. Ne consegue che la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza non è dovuta nel caso della procedura selettiva per l’abilitazione alla professione di avvocato…”).
E’ possibile concludere, pertanto, che il solo punteggio numerico attribuito alle prove concorsuali non è idoneo a costituire adempimento dell’obbligo di motivazione imposto alla P.A. dall’art. 3 della Legge n. 241/90.

Eppure, chiamato a pronunciarsi in sede cautelare sulle prove scritte della sessione di esami dell'anno 2005, il TAR Napoli continua a mantenere ferma la impostazione tradizionale, ritenendo sufficiente l'espressione del voto numerico a motivare la non ammissione del candidato, "CONSIDERATO che è del tutto pacifica in giurisprudenza la sufficienza del mero voto numerico in tema di esame di abilitazione all’esame di avvocato; CONSIDERATO che la normativa in tema di concorso notarile non è applicabile in via analogica, attesa la profonda diversità strutturale delle procedure..." (cfr. TAR Napoli, Sez. VIII, ordinanza del 04 dicembre 2006, n. 3278, Pres. Speranza )

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 19 dicembre 2006 )