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Assoggettamento ad uso pubblico di strada privata - condizioni PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. II, 06 luglio 2006 / 19 ottobre 2006, n. 8671 (Pres. Onorato, est. Pappalardo) 

Per poter considerare assoggettata ad uso pubblico un strada privata è necessario che la stessa sia oggettivamente idonea all’attuazione di un pubblico interesse consistente nella necessità di uso per le esigenze della circolazione o per raggiungere edifici di interesse collettivo (chiese, edifici pubblici).
Deve quindi essere verificato:
--il requisito del passaggio esercitato da una collettività di persone qualificate dall’appartenenza ad un gruppo territoriale
--la concreta idoneità della strada a soddisfare, anche per il collegamento con la via pubblica, esigenze di generale interesse
--un titolo valido a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico, che può identificarsi nella protrazione dell’uso stesso da tempo immemorabile (v. da ultimo Cons. di Stato, IV, n. 1155/2001; V, n. 5692/2000; n. 1250/1998; n. 29/1997; T.A.R. Toscana, Sez. III; n. 1385/2003; TAR Sicilia Catania, n. 2124/1996; Cass. civ. II, n. 7718/1991);
Non è pertanto configurabile l’assoggettamento di una via vicinale a servitù di passaggio ad uso pubblico in relazione ad un transito sporadico ed occasionale e neppure per il fatto che essa è adibita al transito di persone diverse dai proprietari o potrebbe servire da collegamento con una via pubblica.
In relazione al terzo requisito, ossia al titolo idoneo a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico, osserva la giurisprudenza che la prova della servitù di uso pubblico di una strada il cui sedime non appartenga ad un Ente pubblico non può essere desunta da un mero uso pubblico ma richiede un atto pubblico o privato (provvedimento amministrativo, convenzione fra proprietario ed amministrazione, testamento) o l’intervento della usucapione ventennale, fermo restando che relativamente a quest’ultimo titolo di acquisto del diritto va preliminarmente accertata la riconosciuta idoneità della strada a soddisfare esigenze di carattere pubblico. (cfr.  C.d.S., Sez. V, 1 dicembre 2003, n. 7831; T.A.R. Toscana, sez. III, 19 luglio 2004, n. 2637;  In termini, cfr. anche T.A.R. Lazio, sez. II, 29 marzo 2004, n. 2922, secondo cui <<in mancanza di espressa classificazione di una strada privata nell'elenco delle strade vicinali, l'esercizio del potere di autotutela è condizionato al preventivo rigoroso accertamento dell'uso pubblico della strada, il quale deve essere condotto non già sulla base delle risultanze catastali, ma mediante un approfondito esame della condizione effettiva in cui il bene si trova>>).

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Napoli Sezione II, composto dai Signori:

1) Dott. Antonio Onorato             Presidente

2) Dott. Anna Pappalardo            Consigliere rel.

3) dott. Pierluigi Russo                I  Referendario 

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Sul ricorso RG n. 2788/2005  proposto da:

BELLIGERANTE Francesco, rapp.to e difeso dall’avv. R. Montefusco e C. Micera presso cui elett.te dom. in Napoli via M. A. Severino n. 30

                                                    CONTRO

COMUNE DI    Melito di Napoli,  in persona del  Sindaco p.t. n.c.

                                                 per l’annullamento

- della nota prot. 552 del 25.3.2005 notificata il 29.3.2005, avente ad oggetto avvio del procedimento per l’esecuzione in danno di rimozione di paletti su sede stradale e notifica del preventivo spesa;

- della nota prot. 6197 del 7.4.2005 che in rettifica della precedente anticipa l’esecuzione in danno al 13.4.2005

 -Del provvedimento prot. 6918 del 18.4.2005 notificato il 19.4.2005 a firma del responsabile Settore urbanistica che rigettava la istanza presentata ex art. 36, diffidandolo a provvedere alla rimozione entro 15 giorni,

ed ogni altro atto preordinato, ivi compreso quello con il quale detta via dei Ciliegi sarebbe stata dichiarata strada privata aperta al pubblico traffico.

Visto il ricorso ed i relativi atti allegati;

Visti gli atti tutti di causa;

Relatore alla pubblica udienza del 6 luglio 2006 il Consigliere Anna Pappalardo;

Uditi gli avvocati di cui al verbale di udienza;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue;

                                                       FATTO

Con ricorso notificato il 9.4.2005 il Belligerante esponeva:

-          che con istanza del 17.5.2004 aveva presentato una denuncia inizio attività per apporre dei paletti in ghisa a delimitazione di posti auto su strada privata; e che decorsi i prescritti 30 gg. , senza che avesse ricevuto diffida alcuna, eseguiva i lavori apponendo otto paletti;

-          che con ordinanza del 30 luglio 2004 n. 45 il Comune gli intimava la rimozione dei paletti, provvedimento impugnato con ricorso RG 12137/2004;

-          che il 17.3.2005 presentava istanza di accertamento di conformità per i lavori in oggetto, allegando alala stessa un attestato del responsabile settore lavori pubblici del Comune di Melito in data 16.3.2005 che certificava come la strada in oggetto ( denominata via dei Ciliegi) è strada privata;

-          di avere appreso che con sentenza di questo TAR n. 804 del 4.2.2005 su ricorso di tale Tarantino e più veniva ordinato all’amministrazione comunale di eseguire l’ordine di rimozione paletti;

-          di avere proposto appello in data 24.3.2005 avverso detta sentenza, atteso che il ricorso avverso il silenzio dell’amministrazione era stato notificato al solo Comune e non anche ad esso controinteressato, ricorso a valere anche quale opposizione di terzo;

-          che il Comune, pretermettendo la denuncia di inizio attività ed il suo perfezionamento, e non pronunciandosi sulla istanza ex art. 36 DPR 380/2001, ignorando altresì la pendenza dell’appello in Consiglio di Stato avverso la citata sentenza, gli comunicava l’avvio del procedimento di demolizione in danno dei paletti;

Tanto premesso, lamentava:

1) Violazione art. 22 e ss. DPR 380/2001 ed eccesso di potere per difetto di istruttoria, e travisamento in quanto l’amministrazione non avrebbe adeguatamente accertato la proprietà privata della strada sulla quale erano stati apposti i paletti; i lavori erano riferibili ad opere sicuramente effettuabili e seguito di DIA, come consentito dal regolamento edilizio e dal programma di fabbricazione;il Comune aveva inoltre ignorato che avverso l’ordine di demolizione dei paletti era stata proposta impugnativa con ricorso RG 12137/2004, ed in ogni caso la natura delle opere comportava l’ irrogazione di una sanzione meramente pecuniaria e non demolitioria;

2) Violazione art. 22 e 36  DPR 380/01 ed eccesso di potere sotto vari profili, non avendo l’amministrazione provveduto a pronunciarsi sulla istanza di accertamento di conformità presentata ex art 36 DPR 380/2001; tanto più che nella DIA era stato precisato che con gli otto paletti si andava ad occupare solo la spazio antistante la proprietà di esso richiedente;

Con motivi aggiunti notificati in data 29.4.2005 il Belligerante insorgeva avverso il successivo provvedimento che rigettava la istanza presentata ex art. 36, diffidandolo a provvedere alla rimozione entro 15 giorni, ed ogni altro atto preordinato, ivi compreso quello con il quale detta via dei Ciliegi sarebbe stata dichiarata strada privata aperta al pubblico traffico.

Instauratosi ritualmente il contraddittorio, non si costituiva in giudizio il Comune intimato .

In data 8 giugno 2006 il ricorrente ha depositato sentenza del Consiglio di Stato  sez. IV n. 4231/2005 che ha annullato la sentenza di questa Sezione n. 804/2005, per difetto di contraddittorio, non essendo stato integrato il contraddittorio nei confronti del Belligerante, direttamente interessato .

Alla pubblica udienza del 6 luglio  2006  il ricorso è stato ritenuto in decisione.

Diritto

Il ricorso è fondato e va accolto.

Può ritenersi accertato, anche alla luce della certificazione del responsabile settore lavori pubblici del 16.3.2005 allegata alla istanza ex art. 36 DPR 380/2001, che la strada in oggetto, denominata via dei Ciliegi, non  è strada soggetta a  pubblico transito, ed è strada cieca; i provvedimenti impugnati si basano su diverso e contraddittorio presupposto. Invero, dapprima l’amministrazione ha contestato al belligerante la mera mancanza di  titolo edilizio, e successivamente l’UTC ha affermato che si tratta di strada di proprietà comune a tutti i frontisti, per cui non si potrebbe comprimere il loro eguale diritto alla fruizione della strada mediante la apposizione di paletti.

Occorre premettere che nella presente controversia sono coinvolti due profili:

a)         un problema di proprietà della strada

b)         un problema di tutela del pubblico transito, se ed ove esistente.

In relazione alla proprietà della strada l’accertamento della stessa diventa irrilevante ove si accertata l’esistente di un diritto di pubblico transito da parte della collettività.

La tesi dell’amministrazione secondo cui dovrebbe tutelarsi un diritto altrui di passaggio, peraltro neppure espressamente qualificato come servitù di uso pubblico, non appare idonea a sorreggere gli atti impugnati,  per le caratteristiche della strada, e per le modalità con cui i paletti sono stati apposti. Sotto tale ultimo profilo, va peraltro rilevato ( secondo quanto risulta dalla relazione tecnica allegata alla DIA e non oggetto di contestazione specifica da parte dell’amministrazione intimata) che i paletti non sono stati installati su suolo pubblico, né su suolo privato in modo tale da impedire il transito di autoveicoli, ma solo sulla parte della strada antistante la proprietà del Belligerante, per cui la loro presenza impedisce solo la sosta dinanzi al tratto interessato.

Sotto un diverso profilo, va rilevato che non si ravvisano gli estremi per l’esercizio della potestà comunale a tutela di servitù pubblica, o di pubblico transito; invero, dagli elementi acquisiti agli atti di causa, risulta che la strada non è aperta al pubblico transito, non svolge funzione di collegamento con altre strade, e non risulta vi sia alcun provvedimento di classificazione della strada stessa; stante la sua natura di strada cieca, non vi sono elementi di segno contrario alla asserzione di parte ricorrente che sulla stessa transitano solo i residenti

L’avvio del procedimento di esecuzione in danno della demolizione dei paletti ( primo provvedimento impugnato nel presente ricorso) fa riferimento sia alla necessità di adeguarsi alla  sentenza 804/2005 di questa Sezione, sia al preesistente ordine di demolizione , alla diffida a demolire ed alla inottemperanza allo stesso.

Pertanto, non è sufficiente a fondare l’illegittimità dell’atto stesso l’avvenuto annullamento della sentenza di primo grado ad opera del Consiglio di Stato, atteso che il provvedimento si  regge anche su di un motivo autonomo, ed alla stregua di questo motivo ne va valutata la legittimità.

In un primo momento l’amministrazione ha motivato la demolizione con l’assenza di titolo edilizio, titolo che il ricorrente ha documentato esistere, trattandosi della denuncia di inizio attività  presentata nel maggio 2004.

All’ordine di demolizione parte ricorrente ha fatto seguire la presentazione di istanza di accertamento di conformità, in relazione alla quale il responsabile urbanistica ha emesso un provvedimento di diniego, questa volta motivato non per motivi edilizi, ma per la tutela del diritto degli altri proprietari frontisti al transito sulla stessa strada ( diniego impugnato con i motivi aggiunti).

Tuttavia non risulta provato agli atti di causa che la strada in questione sia aperta al pubblico traffico, non sussistendo gli indici rivelatori della esistenza di una servitù di passaggio iure publico, e di un uso pubblico ab immemorabile della strada stessa: né attraverso un provvedimento di classificazione della strada, né attraverso gli indici di fatto quali la apposizione di segnaletica stradale, di illuminazione pubblica, numerazione civica, manutenzione stradale, ecc.

Invero, qualora si controverta della natura pubblica o meno di una strada, occorre rilevare che la giurisprudenza ha individuato una serie di indici rivelatori anche in assenza dell'inserimento di una strada nell'elenco di quelle comunali, indici che possono così individuarsi:

a) l'uso pubblico, ossia da parte di un numero indeterminato di persone che avviene di fatto da parte di tutti gli utenti della strada;

b) la ubicazione della strada all'interno dei luoghi abitati;

c) la inclusione nella toponomastica del Comune ;

d) la apposizione della numerazione civica;

e)la apposizione di segnaletica stradale;

f)  la presenza di aree destinate a parcheggio ;

g) il comportamento della P.A. nel settore dell'urbanistica e dell'edilizia quali la illuminazione pubblica ,e  la effettuazione di manutenzione della sede stradale;

h) la funzione di raccordo con altre strade e sbocco su pubbliche vie, ed il carattere di parte integrante della sede viaria stradale.- cfr. Cassazione civile sez. II 7 aprile 2000 n. 4345; Cassazione civile sez. II, 28.11.1988 n. 6412; TAR Lazio sez. II 19.3.1990 n. 729; TAR Puglia sez. II Bari 27.2.1998 n. 217; TAR Campania- Napoli sez. I 18.9.2001 n. 4221.

Per poter considerare assoggettata ad uso pubblico un strada privata è necessario che la stessa sia oggettivamente idonea all’attuazione di un pubblico interesse consistente nella necessità di uso per le esigenze della circolazione o per raggiungere edifici di interesse collettivo (chiese, edifici pubblici).

Deve quindi essere verificato:

--il requisito del passaggio esercitato da una collettività di persone qualificate dall’appartenenza ad un gruppo territoriale

--la concreta idoneità della strada a soddisfare, anche per il collegamento con la via pubblica, esigenze di generale interesse

--un titolo valido a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico, che può identificarsi nella protrazione dell’uso stesso da tempo immemorabile (v. da ultimo Cons. di Stato, IV, n. 1155/2001; V, n. 5692/2000; n. 1250/1998; n. 29/1997; T.A.R. Toscana, Sez. III; n. 1385/2003; TAR Sicilia Catania, n. 2124/1996; Cass. civ. II, n. 7718/1991);

Non è pertanto configurabile l’assoggettamento di una via vicinale a servitù di passaggio ad uso pubblico in relazione ad un transito sporadico ed occasionale e neppure per il fatto che essa è adibita al transito di persone diverse dai proprietari o potrebbe servire da collegamento con una via pubblica.

In relazione al terzo requisito, ossia al titolo idoneo a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico, osserva la giurisprudenza che la prova della servitù di uso pubblico di una strada il cui sedime non appartenga ad un Ente pubblico non può essere desunta da un mero uso pubblico ma richiede un atto pubblico o privato (provvedimento amministrativo, convenzione fra proprietario ed amministrazione, testamento) o l’intervento della usucapione ventennale, fermo restando che relativamente a quest’ultimo titolo di acquisto del diritto va preliminarmente accertata la riconosciuta idoneità della strada a soddisfare esigenze di carattere pubblico. (cfr.  C.d.S., Sez. V, 1 dicembre 2003, n. 7831; T.A.R. Toscana, sez. III, 19 luglio 2004, n. 2637;  In termini, cfr. anche T.A.R. Lazio, sez. II, 29 marzo 2004, n. 2922, secondo cui <<in mancanza di espressa classificazione di una strada privata nell'elenco delle strade vicinali, l'esercizio del potere di autotutela è condizionato al preventivo rigoroso accertamento dell'uso pubblico della strada, il quale deve essere condotto non già sulla base delle risultanze catastali, ma mediante un approfondito esame della condizione effettiva in cui il bene si trova>>).

Gli elementi indicati non ricorrono nel caso in esame, in cui l’amministrazione non ha provato, né prima dell’emanazione degli atti impugnati, né successivamente nel presente giudizio, la sussistenza dell’uso pubblico della strada nei sensi sopra specificati.

Anche in riferimento alla pretesa tutela del diritto di passaggio dei proprietari confinanti, a prescindere dalla considerazione che si tratterebbe di diversa tutela di un diritto particolare di alcuni cittadini e non più collettivo, va rilevato che l’amministrazione non ha controdedotto specificamente alle attestazioni contenute nella relazione tecnica allegata alla DIA, la quale afferma che la apposizione degli otto paletti viene eseguita ad una distanza di mt. 2 dal ciglio stradale, e che dell’intero asse stradale che misura mt. 8 si andava ad occupare solo lo spazio antistante l’immobile di proprietà del richiedente; e che anche con auto in sosta dal lato apposto, la carreggiata è di ampiezza tale da consentire comodamente il flusso delle auto in ambedue i sensi di marcia.

La domanda va pertanto accolta, con annullamento degli atti impugnati.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

                                                   P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Napoli sezione II; definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe,così provvede:

accoglie la domanda e per l’effetto :

a)         annulla la nota prot. 552 del 25.3.2005 notificata il 29.3.2005, avente ad oggetto avvio del procedimento per l’esecuzione in danno di rimozione di paletti su sede stradale e notifica del preventivo spesa;la nota prot. 6197 del 7.4.2005 che in rettifica della precedente anticipa l’esecuzione in danno al 13.4.2005 , nonchè il provvedimento prot. 6918 del 18.4.2005 notificato il 19.4.2005 a firma del responsabile Settore urbanistica che rigetta la istanza presentata ex art. 36, diffidando il Belligerante a provvedere alla rimozione entro 15 giorni,

b)         condanna il Comune di Melito alla rifusione in favore del ricorrente delle spese processuali, liquidate in complessivi Euro 2000,00

c)         ordina che la presente sentenza sia eseguita dalla autorità amministrativa.

Così deciso, in Napoli, nella Camera di Consiglio del 6 luglio 2006.

Dott. Antonio Onorato      Presidente

Dott. Anna Pappalardo     Consigliere rel.

 
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