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Acquisizione al patrimonio comunale - proprietario dell'area diverso dal titolare dell'abuso PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR NAPOLI, Sez. IV, 22 febbraio 2006 / 27 marzo 2006, n. 3211

Per giurisprudenza oramai costante, l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale (che consegue alla inottemperanza all'ordine di demolizione) non può operare nei confronti del proprietario dell'area rimasto del tutto estraneo alla commissione dell'abuso quando lo stesso non sia rimasto inattivo ma si sia invece adoperato per l'eliminazione dell'abuso con i mezzi offertigli dall'ordinamento, appena venuto a conoscenza della sua esistenza (fra le più recenti: TAR Lazio, Sez. II, n. 1132 del 5 febbraio 2004).

Si veda anche: TAR Napoli, Sez. VI, 05 giugno 2006 / 05 luglio 2006, n. 7301 (Pres. Perrelli, est. Abbruzzese) 

 

R E P U B B L I C A   I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA CAMPANIA - NAPOLI, SEZIONE 4^ -,

composto dai signori magistrati:

                        Eduardo Pugliese                                 Presidente

                        Dante D'Alessio                                  Consigliere est.

                        Rosa Perna                                         Referendario

ha pronunciato la seguente

S E NT E N Z A

sul ricorso n. 1367 del 1997 R.G., proposto da CIRRI RESCIGNO Luisa, rappresentata e difesa dagli avvocati Felice Laudadio e Ferdinando Scotto, con domicilio eletto in Napoli, via Generale Orsini n. 46,

contro

il Comune di Napoli, in persona del Sindaco p.t.,;

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Municipale, con domicilio eletto in NAPOLI, Palazzo San Giacomo,

per l'annullamento

            del provvedimento n. 2186/UOA, notificato il 2 dicembre 1996, con il quale il Sindaco del Comune di Napoli, dichiarata l’inottemperanza all’ingiunzione a demolire n. 2694/UOA del 29.10.1993, ha disposto l’acquisizione gratuita al patrimonio del Comune delle opere abusive realizzate in Via Vicinale Maranda, 2 angolo Via Argine, dell’area di sedime di mq. 960 circa nonché di una ulteriore area di mq. 8540 corrispondente ad altre nove volte l’area di sedime.

            Visto il ricorso ed i relativi allegati;

            Vista la costituzione in giudizio del Comune di Napoli;

            Visti gli atti tutti di causa;

            Relatore nella Pubblica Udienza del 22 febbraio 2006 il Consigliere Dante D'Alessio;

            Udite le parti come da verbale;

            Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

            1.- Con ricorso notificato il 31 gennaio 1997 e depositato il successivo 14 febbraio, la signora Cirri Rescigno, proprietaria di un fondo sito in Napoli Via Vicinale Maranda, ha impugnato il provvedimento n. 2186/UOA, notificato il 2 dicembre 1996, con il quale il Sindaco del Comune di Napoli, dichiarata l’inottemperanza all’ingiunzione a demolire n.2694/UOA del 29.10.1993, ha disposto l’acquisizione gratuita al patrimonio del Comune delle opere abusive realizzate, dell’area di sedime di mq. 960 circa nonché di una ulteriore area di mq. 8540 corrispondente ad altre nove volte l’area di sedime e ne ha chiesto l’annullamento perché illegittimo sotto diversi profili.

            2.- Con il secondo motivo del gravame la ricorrente sostiene che le opere abusive che hanno determinato l’adozione del provvedimento impugnato sono state realizzate dal sig. Veneruso Ciro, che conduceva in affitto l’area, e che lei non può essere ritenuta responsabile né degli abusi né della mancata esecuzione dell’ordine di demolizione degli stessi avendo tempestivamente informato i Vigili Urbani della commissione degli illeciti edilizi ed essendosi costituita parte civile nel giudizio pendete davanti alla Pretura di Barra.

            3.- Al riguardo si deve ricordare che, per giurisprudenza oramai costante, l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale (che consegue alla inottemperanza all'ordine di demolizione) non può operare nei confronti del proprietario dell'area rimasto del tutto estraneo alla commissione dell'abuso quando lo stesso non sia rimasto inattivo ma si sia invece adoperato per l'eliminazione dell'abuso con i mezzi offertigli dall'ordinamento, appena venuto a conoscenza della sua esistenza (fra le più recenti: TAR Lazio, Sez. II, n. 1132 del 5 febbraio 2004).

            Si deve in proposito ricordare la sentenza n. 345 del 15 luglio 1991 con la quale la Corte Costituzionale ha ritenuto non fondata, con riferimento agli artt. 3 e 42 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 3 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (che disciplinava prima del T.U. dell’edilizia la sanzione in questione), che prevedeva, in caso di inottemperanza all’ordinanza-ingiunzione di demolizione del manufatto abusivo, l’acquisizione gratuita al Comune dell’opera, dell’area di sedime e di quella necessaria alla realizzazione di opere analoghe a quella abusiva.

            Secondo la Corte la gratuita acquisizione al patrimonio indisponibile del Comune dell’area sulla quale insiste la costruzione abusiva rappresenta la reazione dell’ordinamento al duplice illecito posto in essere da chi dapprima esegue un’opera abusiva e poi non adempie all’obbligo di demolirla, in conformità della regola secondo cui <l’ordinamento reagisce, oltre che sulle cose costituenti il prodotto dell’illecito, anche su quelle strumentalmente utilizzate per commetterlo>. Per cui “l’acquisizione gratuita dell’area non è una misura strumentale, per consentire al Comune di eseguire la demolizione, né una sanzione accessoria di questa, ma costituisce una sanzione autonoma che consegue all’inottemperanza all’ingiunzione abilitando l’amministrazione ad una scelta fra la demolizione d’ufficio e la conservazione del bene, definitivamente già acquisito, in presenza di <prevalenti interessi pubblici>”

            Da ciò discende, secondo la Corte, che “essendo l’acquisizione gratuita una sanzione prevista per il caso dell’inottemperanza all’ingiunzione di demolire, essa si riferisce esclusivamente al responsabile dell’abuso, non potendo di certo operare (come avviene talvolta per la confisca, quando questa costituisce misura accessoria di altra sanzione o misura strumentale diretta ad impedire l’ulteriore produzione dell’illecito o l’utilizzazione dei proventi di questo) nella sfera di altri soggetti e, in particolare, nei confronti del proprietario dell’area quando risulti, in modo inequivocabile, la sua completa estraneità al compimento dell’opera abusiva o che, essendone egli venuto a conoscenza, si sia adoperato per impedirlo con gli strumenti offertigli dall’ordinamento.”

            Escluso, pertanto, che, in tali casi, il proprietario estraneo all’abuso possa subire la perdita della proprietà, la norma in questione, “pur perdendo la maggior forza intimidatrice insita nell’ulteriore comminatoria della sanzione consistente nell’acquisizione gratuita dell’area in caso di inottemperanza all’ingiunzione”, consente la sola demolizione del manufatto abusivo, fermo restando che l’area di proprietà del terzo estraneo all’abuso, continua ad appartenere al suo proprietario anche dopo l’esecuzione d’ufficio della demolizione.

            4.- Applicando tali principi al caso di specie la censura si rileva fondata, considerato che non si evince dagli atti di causa un coinvolgimento dei proprietari dell’area nella realizzazione degli abusi contestati dal Comune ma anzi si rilevano una serie di atti indirizzati anche alle forze dell’ordine che denunciavano la realizzazione di tali opere senza l’autorizzazione dei proprietari (esposto al Commissariato di P.S. di Ponticelli in data 20 agosto 1993 e successiva comunicazione alle autorità in data 26 agosto 1993) nonché diffide ed azioni avviate nei confronti dei signori Veneruso Pasquale e Veneruso Ciro esecutori delle opere abusive.

            5.- Il ricorso deve essere quindi accolto, con l’assorbimento delle altre censure sollevate e, in conseguenza, va disposto l’annullamento, per quanto di ragione, del provvedimento sindacale impugnato.

            Sussistono sufficienti ragioni per disporre la compensazione integrale fra le parti delle spese e competenze di giudizio.

P.Q.M.

            Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Napoli sez. IV^, accoglie il ricorso in epigrafe n. 1367 del 1997 R.G., proposto da CIRRI RESCIGNO Luisa e, per l’effetto, annulla il provvedimento del Sindaco del Comune di Napoli di acquisizione n. 2186/UOA, notificato il 2 dicembre 1996.

            Spese compensate.

            Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

            Così deciso in Napoli, nella Camera di consiglio del 22 febbraio 2006.

            La presente sentenza è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Il Presidente

Il Consigliere estensore

Il Segretario

Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 luglio 2006 )
 
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