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Stranieri - permesso di soggiorno - diniego - pericolosità sociale - condizioni PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR NAPOLI, Sez. IV, 22 febbraio 2006 / 27 marzo 2006, n. 3196 

Pur dovendosi riconoscere all’Amministrazione un’ampia discrezionalità nel valutare i presupposti di pericolosità  per la sicurezza pubblica che possono essere posti a fondamento del  diniego di rinnovo del permesso di soggiorno (Cons. Stato, Sez. IV, 26 luglio 2004, n. 5305),  tuttavia secondo la prevalente giurisprudenza  (Consiglio Stato, Sez. IV, 14 dicembre 2004, n. 7979), anche di questa sezione (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 16 maggio 2005, n. 6178) tale giudizio di pericolosità sociale, da un lato non postula necessariamente l’esistenza di una sentenza irrevocabile di condanna e, dall’altro richiede l’accertamento di una serie di indizi e di fatti da cui si possa ragionevolmente desumere l’inclinazione del soggetto a delinquere, ossia che il comportamento delittuoso rilevato non presenti il carattere della episodicità.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione quarta, con l’intervento dei signori Magistrati:

Eduardo Pugliese                                              Presidente

Renata Emma Ianigro                                         Primo Referendario

Carlo Polidori                                                      Referendario - estensore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 3238/2004, proposto da AFRIYIE Joseph Kwasi, rappresentato e difeso, per mandato a margine del ricorso, dall’avvocato Tommaso Caramanna, con il  quale è elettivamente domiciliato in Napoli, Centro Direzionale, Isola F 10, int. 61

CONTRO

il Ministero dell’Interno - Questura della Provincia di Caserta, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso, dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, presso la quale è ope legis domiciliato alla via Diaz n. 11,

PER L’ANNULLAMENTO

previa sospensione dell’esecuzione, del decreto del 24 novembre 2003, notificato in data 20 dicembre 2003, con il quale il Questore di Caserta ha rigettato la richiesta del ricorrente tesa ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale;

Visto il ricorso ed i documenti allegati

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione resistente;

Visti tutti gli atti di causa;

Relatore il Referendario Carlo Polidori;

Udite alla pubblica udienza del 22 febbraio 2006 le parti presenti come da verbale;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO

Con il provvedimento impugnato, il Questore di Caserta ha rigettato la richiesta del ricorrente tesa ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno evidenziando in motivazione che “il predetto è stato tratto in arresto in custodia cautelare per stupefacenti (art. 73 D.P.R. 309/90) in data 17.02.2003 dai Carabinieri di Modena, deferito in stato di libertà per false attestazioni a p.u., ed in data 04.03.2002 deferito in stato di libertà per falsità in certificati commessa dal privato, dai Carabinieri di Aversa, fotosegnalato con l’alias ove risulta che ha declinato false generalità”,   e che “pertanto è venuta meno l’unica condizione legittimante il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo” .

 Con  atto ritualmente notificato in data 16 febbraio 2004 e depositato in data 17 marzo 2004 il ricorrente contesta la legittimità di tale provvedimento e ne chiede l’annullamento per i seguenti motivi: violazione e falsa applicazione dell’articolo 5 del D.Lgs. n. 286/1998, dell’articolo 12, comma 2, del D.P.R. n. 394/1999, dell’art. 3 della legge n. 241/1990; eccesso di potere per omessa ponderazione dei fatti, difetto di istruttoria e di motivazione e arbitrarietà.

In particolare il ricorrente sostiene che non sussistono i presupposti per il diniego del provvedimento richiesto, perché  egli non è mai stato tratto in arresto dai Carabinieri di Modena e perché nel provvedimento impugnato non è indicato se la denuncia inoltrata dal Carabinieri di Aversa abbia avuto seguito o meno, ed esibisce a supporto di tali affermazioni un certificato del Casellario giudiziale ed un certificato dei carichi pendenti.

Un ulteriore motivo di illegittimità del provvedimento impugnato sarebbe poi costituito dal fatto che il Questore di Caserta non ha tenuto conto dell’integrazione sociale del ricorrente.

Con atto depositato in data 22 marzo 2004 si è costituita in giudizio l’Amministrazione resistente.

Con ordinanza n. 3353/2004 è stata respinta l’istanza di sospensione del provvedimento impugnato.

In data 21 ottobre 2005 il ricorrente ha depositato una memoria difensiva e due certificati rilasciati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena, da cui risulta che nei suoi confronti non è stato avviato alcun procedimento penale.

Con ordinanza istruttoria n. 907/2005 il Collegio ha disposto l’acquisizione di documentati chiarimenti circa l’esito dei procedimenti penali relativi ai reati contestati al ricorrente nella motivazione del provvedimento impugnato. In esecuzione di tale ordinanza la Questura di Caserta, con nota del 3 gennaio 2006, ha comunicato che da accertamenti esperiti presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena effettivamente non risulta alcun procedimento avviato nei  confronti del ricorrente, mentre presso  la Procura della Repubblica presso il Tribunale di S. Maria C.V. pende un procedimento penale per violazione degli articoli 648 e 489 c.p., e che il provvedimento impugnato con il presente ricorso sarebbe stato revocato in autotutela.

Alla pubblica udienza del 22 febbraio 2006 la causa è stata assunta in decisione dal Collegio.

DIRITTO

1.             In via preliminare il Collegio osserva che, pur avendo l’Amministrazione comunicato, con la nota del 3 gennaio 2006, la  volontà del di procedere alla revoca del provvedimento impugnato, il ricorrente ha tuttora interesse alla decisione del presente ricorso perché allo stato tale provvedimento non risulta ancora formalmente revocato.

2.             Nel merito, il ricorso è fondato.

Innanzi tutto la Questura di Caserta, con la nota del 3 gennaio 2006 ha confermato che il ricorrente non è mai stato tratto in arresto dai Carabinieri di Modena e che nei suoi confronti non pende alcun procedimento penale in materia di stupefacenti.

Invece, riguardo all’incidenza del procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di S. Maria C.V. sulla richiesta presentata dal ricorrente, occorre innanzi tutto rammentare che, secondo l’articolo 5, comma 5, del D.Lgs. n. 286/1998 “il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato, quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 22, comma 9, e sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio e che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili”.

I requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno nel territorio italiano sono  indicati dall’articolo 4, comma 3, del D.Lgs. n. 286/1998, il quale prevede, tra l’altro che non è ammesso in Italia lo straniero “che sia considerato una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressone dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone o che risulti condannato, anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per reati previsti dall’articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale ovvero per reati inerenti gli stupefacenti, la libertà sessuale, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e dell’emigrazione clandestina dall’Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite”.

Il primo comma dell’articolo 380 c.p.p. dispone che  “gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto  non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni”.

Il secondo comma dell’articolo 380 c.p.p. aggiunge che “anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all'arresto di chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati o tentati:

a) delitti contro la personalità dello Stato previsti nel titolo I del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;

b) delitto di devastazione e saccheggio previsto dall’articolo 419 del codice penale;

c) delitti contro l'incolumità pubblica previsti nel titolo VI del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni o nel massimo a dieci anni;

d) delitto di riduzione in schiavitù previsto dall’articolo 600, delitto di prostituzione minorile previsto dall’articolo 600-bis, primo comma, delitto di pornografia minorile previsto dall’articolo 600-ter, commi primo e secondo, e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall’articolo 600-quinquies del codice penale;

e) delitto di furto, quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall'articolo 4 della legge 8 agosto 1977 n. 533 o quella prevista dall’articolo 625, primo comma, numero 2), prima ipotesi, del codice penale, salvo che, in quest'ultimo caso, ricorra la circostanza attenuante di cui all’articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;

e-bis) delitti di furto previsti dall’articolo 624-bis del codice penale, salvo che ricorra la circostanza attenuante di cui all’articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;

f) delitto di rapina previsto dall’articolo 628 del codice penale e di estorsione previsto dall’articolo 629 del codice penale;

g) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo escluse quelle previste dall'articolo 2, comma terzo, della legge 18 aprile 1975, n. 110; 

h) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope puniti a norma dell’articolo 73 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che ricorra la circostanza prevista dal comma 5 del medesimo articolo;

i) delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a dieci anni;

l) delitti di promozione, costituzione, direzione e organizzazione delle associazioni segrete previste dall'articolo 1 della legge 25 gennaio 1982 n. 17, delle associazioni di carattere militare previste dall’articolo 1 della legge 17 aprile 1956 n. 561, delle associazioni, dei movimenti o dei gruppi previsti dagli articoli 1 e 2 della legge 20 giugno 1952 n. 645, delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654”.

Alla luce di tale quadro normativo si deve rilevare che il reato di ricettazione (art. 648 c.p.) e quello di uso di atto falso (art. 489 c.p.) non rientrano né tra quelli espressamente indicati nell’articolo 4, comma 3, del D.Lgs. n. 286/1998 e nel secondo comma dell’articolo 380 c.p.p., né tra quelli implicitamente richiamati dal primo comma dell’articolo 380 c.p.p., trattandosi di fattispecie punite con la reclusione in misura inferiore nel minimo a cinque anni.

Inoltre, la semplice denuncia del ricorrente  per tali reati non costituisce, di per sé,  un sufficiente indice della pericolosità sociale del reo. Infatti, pur dovendosi riconoscere all’Amministrazione un’ampia discrezionalità nel valutare i presupposti di pericolosità  per la sicurezza pubblica che possono essere posti a fondamento del  diniego di rinnovo del permesso di soggiorno (Cons. Stato, Sez. IV, 26 luglio 2004, n. 5305),  tuttavia secondo la prevalente giurisprudenza  (Consiglio Stato, Sez. IV, 14 dicembre 2004, n. 7979), anche di questa sezione (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 16 maggio 2005, n. 6178) tale giudizio di pericolosità sociale, da un lato non postula necessariamente l’esistenza di una sentenza irrevocabile di condanna e, dall’altro richiede l’accertamento di una serie di indizi e di fatti da cui si possa ragionevolmente desumere l’inclinazione del soggetto a delinquere, ossia che il comportamento delittuoso rilevato non presenti il carattere della episodicità.

Orbene, nel caso in esame non sono stati evidenziati sufficienti indizi da cui si possa desumere l’inclinazione a delinquere del ricorrente, né la particolare gravità dei reati oggetto del procedimento penale avviato nei suoi confronti  dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di S. Maria C.V..

3.             Stante quanto precede, il collegio ritiene che il ricorso debba essere accolto, con assorbimento delle restanti censure, e che debba, quindi, disporsi l’annullamento del provvedimento impugnato.

                 Le spese di giudizio, quantificate nella misura indicata nel dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale amministrativo regionale per la Campania, Sede di Napoli, Sezione IV, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 3238/2004,  lo accogli e, per l’effetto, annulla il decreto del Questore di Caserta del 20 dicembre  2003.

Condanna l’Ammininistrazione al pagamento delle spese di giudizio, liquidate complessivamente in euro 1.000,00 (mille/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli, nella Camera di consiglio del 22 febbraio 2006.

     Il Presidente                                                                                               L’Estensore

Ultimo aggiornamento ( giovedì 20 aprile 2006 )
 
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