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Permesso di costruire - natura del silenzio della P.A. - conseguenze PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. II, 15 giugno 2006 / 20 luglio 2006, n. 7623 (Pres. Onorato, est. Pannone) 

Ai sensi dell’a. 20, c. 9, del T.U. Edilizia, “decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto”.
Rileva quindi il collegio come la suddetta norma, secondo l’interpretazione prevalente, formatasi sulla disciplina previgente (DL 5 ottobre 1993, n. 398, a. 4, convertito in L. 4 dicembre 1993, n. 493) preveda un caso di silenzio significativo, nella forma del silenzio-rigetto o rifiuto, conseguente al decorso del temine di legge, senza che il comune si sia pronunciato sull’istanza di permesso di costruire, e che la facoltà di richiedere l’intervento sostitutivo regionale, di cui oggi all’a. 21 del DPR 380/2001, non è incompatibile con l’impugnazione giurisdizionale del silenzio-rifiuto (TAR Lazio II, 16 gennaio 1998, n. 74).
Ciò in quanto tale norma deve essere coordinata con la legge 241/1990, che ha introdotto il principio che obbliga la pubblica amministrazione a rispondere in modo espresso, e motivato, alle richieste formulate dai privati.
Si ritiene a tale riguardo che l’affermazione di tale principio, di portata generale, sia in contrasto con norme che, come quella indicata, prevedono meccanismi di silenzio significativo, che debbono reputarsi incompatibili con gli obblighi di trasparenza, chiarezza e leale collaborazione tra p.a. e privato.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA CAMPANIA

SEZIONE SECONDA

composto dai magistrati:

dottor Antonio Onorato                       Presidente

dottor Andrea              Pannone                      Consigliere Relatore

dottor Umberto            Maiello            Primo Referendaio

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 7185/2005 registro generale, proposto dalla s.a.s. Edil Tufano, in persona del legale rappresentante pro – tempore, Gaetano Tufano rappresentata e difesa dall’avvocato Pier Giacinto Di Fiore ed elettivamente domiciliata pres-so lo studio dell’avvocato Antonio Esposito in Napoli alla via A. Ruiz n. 107

CONTRO

il Comune di ACERRA (NA), in persona del Sindaco p.t., non c. in giudizio

PER L’ANNULLAMENTO

del silenzio – rifiuto serbato dall’amministrazione comunale di Acerra sull’i¬stanza di concessione edilizia depositata in data 5 novembre 2003, n. 25305.

Visto il ricorso, notificato il 30 settembre 2005 e depositato il 21 ottobre 2005.

Vista la domanda di fissazione d’udienza n. 7079 del 21 ottobre 2005.

Viste le memorie prodotte dalle parti e gli atti della causa.

Data per letta, alla c. di c. del 18/05/2005, la relazione del dott. A. Pannone.

Uditi gli avvocati indicati nel verbale di camera di consiglio.

Visto l’a. 21 BIS della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 secondo il quale “i ri-corsi avverso il silenzio dell’amministrazione sono decisi in camera di consi-glio, con sentenza succintamente motivata”.

FATTO

Si assume in atto introduttivo di giudizio che la ricorrente, in data 5 novembre 2003, protocollo n. 25305, depositava presso l’amministrazione comunale ri-chiesta di permesso di costruire per la realizzazione di villette su un fondo di sua proprietà, ubicato nel Comune di Acerra, alla via Nuzzo.

In data 22 settembre 2004, con atto n. 21556, il Comune di Acerra, attraverso l’UTC chiedeva alla ricorrente il pagamento del contributo per il rilascio della concessione edilizia, per le spese di urbanizzazione primaria e secondaria.

Nel previsto termine di sei mesi, in data 17 marzo 2005, la ricorrente versava la prima rata di € 6323,12 ed in data 25 marzo 2005 stipulava la prevista polizza fideiussoria n. 57551127 con l’Aurora Assicurazioni, come richiesto dal Comu-ne di Acerra con atto del 17 settembre 2004, n. 21556.

Il responsabile dell’UTC del Comune di Acerra non si è pronunciato sull’istan¬za del 5/11/2003 – dal 17/03/2005, data di pagamento del contributo per il rila-scio della concessione, entro il termine ex a. 20, c. 7 e 9, del DPR 380/2001.

Con il ricorso in trattazione l’interessata ha dedotto i seguenti motivi così epi-grafati: I) Violazione degli a. 1, 2, 3 della legge 7/8/1990, n. 241. Violazione del giusto procedimento. Difetto di istruttoria. Ingiustizia manifesta. II) Viola-zione e falsa applicazione della L. 241/1990 e dell’a. 6 giugno 2001, n. 380.

Con ordinanza del 12 gennaio 2006, n. 48 la Seconda Sezione del TAR Campa-nia disponeva l’acquisizione al fascicolo di causa di una relazione nella quale fossero evidenziate le ragioni del mancato rilascio della richiesta concessione edilizia soprattutto a seguito dell’emanazione della nota del 17 settembre 2004, n. 21556, a firma del dirigente dell’UTC del Comune di Acerra nella quale si indicavano gli importi da versare sia per spese di urbanizzazione primaria e se-condaria che per costo di costruzione.

Parte ricorrente ha depositato nella camera di consiglio del 18/05/2006 copia della predetta ordinanza, notificata all’amministrazione resistente il 24/03/2006.

Il Comune di Acerra non ha fornito alcun chiarimento in merito.

Nella c. di c. del 18 maggio 2006 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è fondato e va pertanto accolto, nei sensi di seguito precisati, anche alla luce dell’a. 116, secondo comma, del c.p.c. potendosi trarre argomenti di prova dal comportamento omissivo dell’amministrazione.

La legge 241/1990 impone all’amministrazione l’obbligo di fornire riscontro esplicito e motivato, riguardo ad ogni istanza proposta dal cittadino che non ap-paia manifestamente infondata; e che nella specie il comune è invece rimasto inerte, in violazione delle norme della citata legge generale sul procedimento amministrativo, non fornendo alcun riscontro all’istanza di parte ricorrente.

Ai sensi dell’a. 20, c. 9, del T.U. Edilizia, “decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di co-struire si intende formato il silenzio-rifiuto”.

Rileva quindi il collegio come la suddetta norma, secondo l’interpretazione prevalente, formatasi sulla disciplina previgente (DL 5 ottobre 1993, n. 398, a. 4, convertito in L. 4 dicembre 1993, n. 493) preveda un caso di silenzio signifi-cativo, nella forma del silenzio-rigetto o rifiuto, conseguente al decorso del te-mine di legge, senza che il comune si sia pronunciato sull’istanza di permesso di costruire, e che la facoltà di richiedere l’intervento sostitutivo regionale, di cui oggi all’a. 21 del DPR 380/2001, non è incompatibile con l’impugnazione giurisdizionale del silenzio-rifiuto (TAR Lazio II, 16 gennaio 1998, n. 74).

Ciò in quanto tale norma deve essere coordinata con la legge 241/1990, che ha introdotto il principio che obbliga la pubblica amministrazione a rispondere in modo espresso, e motivato, alle richieste formulate dai privati.

Si ritiene a tale riguardo che l’affermazione di tale principio, di portata genera-le, sia in contrasto con norme che, come quella indicata, prevedono meccanismi di silenzio significativo, che debbono reputarsi incompatibili con gli obblighi di trasparenza, chiarezza e leale collaborazione tra p.a. e privato.

Ne consegue che le norme sopra indicate devono essere interpretate nel senso che, anche quando la legge preveda un meccanismo siffatto, il privato può sem-pre pretendere che la p.a. si pronunci in modo espresso sulla sua istanza, espli-citando le ragioni anche dell’eventuale rigetto, si da consentire la piena tutela, anche giurisdizionale, delle situazioni soggettive riconosciute dall’ordinamento.

“Anche ove si sia formato il silenzio rifiuto sull’istanza volta al rilascio del per-messo per costruire di cui all’a. 20 d.P.R. n. 380 del 2001, l’interessato può comunque proporre ricorso ex a. 21 bis l. 6 dicembre 1971 n. 1034 al fine di ot-tenere un atto esplicito dell’amministrazione, la quale non perde il potere di provvedere comunque sulla predetta istanza, come del resto si desume dal suc-cessivo a. 21 che prevede la possibilità dell’intervento sostitutivo regionale” (TAR Lazio Latina, 27 giugno 2005, n. 566).

L’affermazione di tali principi, derivati dalla legge generale sul procedimento, comporta altresì che i termini assegnati all’amministrazione per l’adozione del provvedimento richiesto non siano più quelli indicati dall’a. 20 del DPR 6 giu-gno 2001, n. 380, ma quelli previsti dai commi 3 e 4 dell’a. 2 della legge 8 ago-sto 1990, n. 241, nel testo introdotto dal decreto legge 14 marzo 2005, n. 35 convertito in legge 14 maggio 2005, n. 80.

Pertanto il Comune di Acerra dovrà adottare pronuncia esplicita (anche di carat-tere negativo) sull’istanza prodotta dal ricorrente, nel termine complessivo di giorni 180 (centottanta), a decorrere dalla data di notificazione a cura di parte della presente sentenza.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione Seconda, de-finitivamente pronunciando sul ricorso meglio specificato in epigrafe, l’acco¬glie, nei sensi di cui in motivazione, e per l’effetto dichiara l’obbligo del Co-mune di Acerra (Napoli), in persona del sindaco p.t. e di qualunque altro legale rappresentante p.t., di adottare una pronuncia esplicita (anche di carattere nega-tivo) sull’istanza prodotta dal ricorrente, nel termine di giorni 180 (centottanta), a decorrere dalla data di notificazione a cura di parte della presente sentenza.

Condanna il Comune di Acerra, in persona del legale rappresentante pro tempo-re, al pagamento in favore di parte ricorrente della somma di € 2000,00 (duemi-la/00) per spese, competenze ed onorari di giudizio.

Così deciso in Napoli nelle c. di c. del 18/05/2006 e del 15/06/2006.

dott. Antonio    Onorato           Presidente

dott. Andrea    Pannone           Consigliere Estensore

 
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