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Istanza di accertamento di conformità - inerzia della P.A. - silenzio rigetto PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione iusna.net   

TAR Napoli, Sez. III, 27 aprile 2006 / 16 maggio 2006, n. 4374 (Pres. De Leo, est. Storto)

L’art. 13 della l. 47/1985, ora trasfuso nell’art. 36 del D.P.R. n. 380 del  2001, espressamente prevede un’ipotesi di silenzio diniego, ovvero di silenzio che la norma costruisce come fattispecie legale tipica avente valore di provvedimento a contenuto negativo, reiettivo dell’istanza (v. Tar Lazio, sez. II, 1° luglio 1993, n. 768). Infatti, l’art. 13 della l. 47/1985 letteralmente recita: “sulla richiesta di concessione o di autorizzazione in sanatoria il sindaco si pronuncia entro sessanta giorni, trascorsi i quali la richiesta si intende respinta”. Allo stesso modo, l’art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001, se da un lato espressamente  richiede che l’amministrazione si pronunci con “adeguata motivazione”, tuttavia prevede comunque che con l’inutile decorso di sessanta giorni la richiesta debba intendersi “rifiutata”.
Parte della giurisprudenza, anche di questo tribunale, è di contrario avviso e ritiene che l’inutile decorso dei sessanta giorni non faccia venir meno il legittimo interesse dell’istante ad ottenere dal Comune una pronuncia espressa che contenga l’enunciazione esplicita delle ragioni del diniego né faccia venir meno l’obbligo dell’amministrazione medesima di pronunciarsi al riguardo. L’azione promossa contro il silenzio, pertanto, tenderebbe – secondo questa interpretazione - non già alla caducazione del diniego tacito, bensì all’accertamento dell’illegittimità del comportamento omissivo tenuto dalla amministrazione, quale conseguenza della violazione dell’obbligo di pronunciarsi sull’accoglibilità o meno della domanda di sanatoria.
Questa tesi interpretativa, per quanto motivata dalla condivisibile volontà di assicurare comunque al cittadino un’adeguata motivazione del provvedimento reiettivo dell’istanza di concessione in sanatoria, non può tuttavia essere condivisa, ponendosi essa in chiaro contrasto con la lettera della legge che esplicitamente include nel novero dei c.d. silenzi significativi quello di cui all’art. 13 l. 47/1985. Né a diverse conclusioni può giungersi esaminando la formulazione, solo parzialmente diversa, dell’art. 36 del D.P.R. 380 del 2001. Infatti, quest’ultima norma ha chiaramente voluto sottolineare la necessità di un’adeguata motivazione del provvedimento sulla richiesta di permesso in sanatoria, ma ha comunque fatto salvo l’istituto del silenzio diniego. D’altro canto, che si tratti di un silenzio diniego e non di un silenzio inadempimento è reso evidente dal fatto che non è richiesta per la formazione del silenzio impugnabile l’atto di diffida, ma è sufficiente il decorso inutile dei sessanta giorni dall’istanza (cfr. in tal senso già questa Sezione sent. n. 18225 del 2005).
Per queste ragioni, dopo che la causa era stata incardinata come ricorso ex art. 21-bis della legge n. 1034 del 1971, è stata ordinata la sua rimessione sul ruolo ordinario, per l’esame dell’impugnazione del diniego tacito di concessione edilizia in sanatoria, proposta in subordine dalla parte ricorrente.

Contra: TAR Napoli, Sez. IV, 05 aprile 2006 / 12 maggio 2006, n. 4182 (Pres. est. D'Alessio)

Conforme: TAR Napoli, Sez. II, 06 giugno 2006 / 23 giugno 2006, n. 7165 (Pres. Onorato, est. Maiello) 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, terza Sezione di Napoli, composto dai Signori:

Dott. Giovanni de Leo                         Presidente

Dott. Vincenzo Cernese                       Giudice

Dott. Alfredo Storto                            Giudice rel.

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 11700 del r.g. dell'anno 2003 proposto da:

Gennaro AMMENDOLA, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine del ricorso introduttivo, dall’Avv.to Pasquale Fabbrocini, presso il quale elettivamente domicilia in Terzigno, alla via Diaz, n. 80

CONTRO

COMUNE di TERZIGNO, in persona del legale rapp.te p.t.,

PER L’ANNULLAMENTO

del comportamento omissivo, del silenzio-inadempimento ed in subordine del silenzio-rifiuto, ed ancora più gradatamente del silenzio-rigetto serbato dal Comune di Terzigno sulla richiesta di concessione edilizia in sanatoria presentata dal ricorrente in data 1.7.2003, prot. 9700 come risulta da richiesta al Comune dell’1.7.2003;

E PER LA DECLARATORIA

dell’obbligo del Comune di Terzigno di pronunciarsi esplicitamente sull’istanza di sanatoria de qua rilasciando al ricorrente la concessione edilizia in sanatoria.

VISTO il ricorso, con i relativi allegati;

VISTI gli atti tutti di causa;

Alla pubblica udienza del 27 aprile 2006, relatore il dott. Alfredo Storto e presenti gli avvocati di cui al relativo verbale;

RITENUTO e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

Col ricorso indicato in epigrafe, Gennaro Ammendola ha impugnato il silenzio serbato dal Comune di Terzigno sulla sua richiesta di concessione edilizia in sanatoria – ex art. 13 l. n. 47/85 - relativa alla realizzazione, previo abbattimento parziale di un preesistente fabbricato, di un nuovo fabbricato sito alla via Verdi di quel Comune.

Il ricorso si fonda sui seguenti motivi:

a)         Violazione di legge e specificamente dell’art. 13 l. n. 47 del 1985, sotto il profilo della mancata pronuncia sulla istanza di sanatoria, in quanto l’Autorità sindacale avrebbe l’obbligo di pronunciarsi esplicitamente sulla domanda di concessione in sanatoria;

b)         Eccesso di potere per difetto di motivazione, in quanto il comportamento omissivo della P.A. richiede obbligatoriamente una motivazione espressa;

c)         Violazione di legge e specificamente dell’art. 3 l. 241/90 e comunque eccesso di potere per difetto o carenza di motivazione, atteso che ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato;

d)         Violazione di legge, falsa applicazione della stessa ed eccesso di potere, in quanto nella specie la concessione edilizia in sanatoria andava rilasciata stante la completa urbanizzazione ed edificazione della zona interessata e la preesistenza di un fabbricato.

Non si è costituito in giudizio il Comune di Terzigno.

All’esito della Camera di consiglio dell’11.12.2003, fissata per la trattazione del ricorso per silenzio-inadepimento, questo Tribunale, rilevato che questo non poteva essere trattato con il rito di cui all’art. 21-bis l. 1034/1971, disponeva la rimessione sul ruolo per la trattazione in pubblica udienza.

Alla pubblica udienza del 27 aprile 2006 la causa è stata posta in decisione.

DIRITTO

Va in primo luogo considerato che il silenzio tenuto sulla istanza di concessione edilizia in sanatoria non è qualificabile come silenzio inadempimento o silenzio rifiuto, giacché l’ordinamento ha previsto espressamente quale sia la conseguenza giuridica dell’inutile decorso del termine per provvedere.

L’art. 13 della l. 47/1985, ora trasfuso nell’art. 36 del D.P.R. n. 380 del  2001, espressamente prevede un’ipotesi di silenzio diniego, ovvero di silenzio che la norma costruisce come fattispecie legale tipica avente valore di provvedimento a contenuto negativo, reiettivo dell’istanza (v. Tar Lazio, sez. II, 1° luglio 1993, n. 768). Infatti, l’art. 13 della l. 47/1985 letteralmente recita: “sulla richiesta di concessione o di autorizzazione in sanatoria il sindaco si pronuncia entro sessanta giorni, trascorsi i quali la richiesta si intende respinta”. Allo stesso modo, l’art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001, se da un lato espressamente  richiede che l’amministrazione si pronunci con “adeguata motivazione”, tuttavia prevede comunque che con l’inutile decorso di sessanta giorni la richiesta debba intendersi “rifiutata”.

Parte della giurisprudenza, anche di questo tribunale, è di contrario avviso e ritiene che l’inutile decorso dei sessanta giorni non faccia venir meno il legittimo interesse dell’istante ad ottenere dal Comune una pronuncia espressa che contenga l’enunciazione esplicita delle ragioni del diniego né faccia venir meno l’obbligo dell’amministrazione medesima di pronunciarsi al riguardo. L’azione promossa contro il silenzio, pertanto, tenderebbe – secondo questa interpretazione - non già alla caducazione del diniego tacito, bensì all’accertamento dell’illegittimità del comportamento omissivo tenuto dalla amministrazione, quale conseguenza della violazione dell’obbligo di pronunciarsi sull’accoglibilità o meno della domanda di sanatoria.

Questa tesi interpretativa, per quanto motivata dalla condivisibile volontà di assicurare comunque al cittadino un’adeguata motivazione del provvedimento reiettivo dell’istanza di concessione in sanatoria, non può tuttavia essere condivisa, ponendosi essa in chiaro contrasto con la lettera della legge che esplicitamente include nel novero dei c.d. silenzi significativi quello di cui all’art. 13 l. 47/1985. Né a diverse conclusioni può giungersi esaminando la formulazione, solo parzialmente diversa, dell’art. 36 del D.P.R. 380 del 2001. Infatti, quest’ultima norma ha chiaramente voluto sottolineare la necessità di un’adeguata motivazione del provvedimento sulla richiesta di permesso in sanatoria, ma ha comunque fatto salvo l’istituto del silenzio diniego. D’altro canto, che si tratti di un silenzio diniego e non di un silenzio inadempimento è reso evidente dal fatto che non è richiesta per la formazione del silenzio impugnabile l’atto di diffida, ma è sufficiente il decorso inutile dei sessanta giorni dall’istanza (cfr. in tal senso già questa Sezione sent. n. 18225 del 2005).

Per queste ragioni, dopo che la causa era stata incardinata come ricorso ex art. 21-bis della legge n. 1034 del 1971, è stata ordinata la sua rimessione sul ruolo ordinario, per l’esame dell’impugnazione del diniego tacito di concessione edilizia in sanatoria, proposta in subordine dalla parte ricorrente.

In questo quadro, appare evidente che non possano trovare accoglimento le censure, contenute nel ricorso, volte a contestare la violazione dell’obbligo di provvedere.

Il ricorso, pur risentendo della originaria impostazione difensiva, essendo incentrato sulla violazione dell’obbligo di provvedere, contiene tuttavia anche una espressa censura di difetto di motivazione.

Ritiene il collegio che il silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza di accertamento di conformità urbanistica di cui all'art. 13 l. 28 febbraio 1985, n. 47 (ora, art. 36 d.P.R. n. 380 del 2001), ha natura di atto tacito di reiezione dell'istanza (e quindi di silenzio - significativo e non di silenzio - rifiuto). Ne consegue che tale provvedimento, in quanto tacito, è già di per sé privo di motivazione ed è impugnabile non per difetto di motivazione, bensì per il suo contenuto di rigetto. (T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 13 luglio 2004, n. 10128).

La censura di difetto di motivazione dunque deve essere respinta.

Da ultimo, il ricorrente ha dedotto che la concessione in sanatoria avrebbe dovuto esser rilasciata in quanto la zona in questione sarebbe completamente urbanizzata ed edificata (e provvista di strade, rete idrica, elettrica e telefonica) ed inoltre in quanto sull’area già preesisteva un fabbricato.

A tal proposito occorre considerare che l’art. 36 d.P.R. n. 380/2001 consente al responsabile dell’abuso o comunque al proprietario dell’immobile di «ottenere il permesso in sanatoria se l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione  della domanda».

Osserva il Collegio che il ricorrente non ha tuttavia pienamente assolto all’onere di allegazione e probatorio derivante da questa norma, omettendo di indicare l’anno di costruzione del fabbricato preesistente, nonché la qualificazione dell’area attribuita dallo strumento urbanistico e, comunque, non fornendo alcuna prova del grado di urbanizzazione del territorio (ai fini dell’eventuale rilascio della concessione a prescindere dall’adozione di un piano attuativo) e della conformità dell’opera alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente nell’intero periodo considerato dall’art. 36 cit.

In conclusione, il ricorso va respinto.

Nulla per spese tenuto conto della mancata costituzione in giudizio dell’amministrazione comunale.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Terza Sezione di Napoli,  definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe (R.G. n. 11700/2003), lo respinge.

Nulla per le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così è deciso in Napoli, nella camera di consiglio del 27 aprile 2006.

Dott. Giovanni de Leo Presidente

Dott. Alfredo Storto                Giudice estensore

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 28 giugno 2006 )
 
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